Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione
Alessandria

Dall'evasione del detenuto alla scelta di chi può lavorare all'esterno. Di chi è la responsabilità?

"Tutto l’impossibile tocca a noi poliziotti penitenziari, i 'supereroi' delle colpe. Ma siamo stanchi. E sull'evasione del detenuto non è emersa all'attenzione dei media tutta la verità"
LETTERE AL DIRETTORE - Ecco la versione di alcuni agenti della Polizia Penitenziaria in merito alla recente evasione di un detenuto dalla Casa di Reclusione di San Michele e sulla gestione dei progetti di lavoro esterno. 
E’ evaso un detenuto: “certamente”, tutti dicono, “i secondini non hanno fatto il loro dovere”. 

Certamente. Esattamente come quando avviene un suicidio, quando avviene una rissa, come quando succede qualcosa di brutto, grave, violento, qualcosa che stona con i rassicuranti proclami della rieducazione e del reinserimento sociale.
I poliziotti penitenziari sono i “supereroi” delle colpe, quelli cui ogni bruttura è scaricata.
I poliziotti penitenziari sono quelli ai quali viene affidato ogni compito impossibile che gli altri, competenti professionisti, non sanno come gestire.
C’è qualcuno profondamente depresso che vuole togliersi la vita? Lo psichiatra lo certifica, l’educatore ne prende atto, il direttore fa le sue raccomandazioni e poi, il risultato finale, quello vero, è che gli si mette alle calcagna un poliziotto che lo deve guardare con molta attenzione perché qualunque cosa accada sarà colpa sua.
Il carcere deve dimostrare che fa reinserimento sociale, gli educatori e il direttore scrivono bellissimi progetti pieni di umanità e di generosità, si scelgono dei detenuti, se succede qualcosa ci sarà sempre qualche poliziotto che non li ha controllati a dovere.

Si deve far funzionare il carcere, servono detenuti per fare le pulizie perché l’amministrazione non ha i soldi per pagare un’impresa: si scelgono dei detenuti. Uno evade lasciando senza difficoltà una struttura che non ha notoriamente nessuna barriera fisica di sicurezza. Di chi è la colpa? Adesso non ci stiamo a dire che è di qualche poliziotto. Che la struttura è inadeguata lo sanno tutti da Roma in giù e in su; che i poliziotti a San Michele sono troppo pochi lo sanno tutti gli stessi più un sacco di altre persone che contano anche perché i poliziotti per dire a tutte queste persone importanti che non riuscivano a garantire la sicurezza hanno fatto per quasi due mesi lo “sciopero della fame”. Che però il detenuto evaso aveva nel suo curriculum già un’evasione e una tentata evasione chi lo doveva sapere? Chi seleziona i detenuti meritevoli e li propone al direttore per farli lavorare? Chi li dovrebbe osservare e conoscere? Chi si deve studiare il fascicolo per comprendere con chi si ha veramente a che fare, quanta vera volontà di riscatto hanno maturato negli anni di detenzione? Come si fa a proporre per lavorare all’esterno un detenuto che proviene da un altro istituto (Alba) che nessuno conosce al di fuori della polizia penitenziaria che lo gestisce nella sezione detentiva, che non ha partecipato a nessun’offerta trattamentale della Casa di Reclusione di San Michele? Chi dovrebbe fermarsi almeno a riflettere se il Magistrato di Sorveglianza non approva il progetto di trattamento esterno ravvisando nella storia del detenuto un elevato pericolo di fuga a causa dei precedenti? Tiriamole fuori tutte le responsabilità e le colpe di una evasione già purtroppo scritta nella storia del reclusorio di San Michele. Nell’ultimo anno della gestione della Casa di Reclusione di San Michele, aprendo tutte le “frontiere della sicurezza” ci sono stati: la morte di un detenuto, droga a fiumi, un suicidio, una tentata evasione, aggressioni ad agenti di polizia penitenziaria addirittura strappandogli le chiavi dalle mani, un aumento spropositato di eventi critici, circa una ventina di telefoni cellulari trovati dai poliziotti. Il tutto, ovviamente, dimostrato e all’attenzione dell’opinione pubblica, altro non fa che far fare brutta figura alla polizia penitenziaria davanti alla cittadinanza tanto da essere definiti in un commento su una pagina web di un quotidiano “BUFFONIIIIIIIIIII ! State facendo ridere tutti ... Se 100 agenti suddivisi in 3 turni non sono capaci a controllare 200 o 300 detenuti allora vuol dire che non hanno capacità”. Oggetto quest’ultimo di denuncia querela da parte di un appartenente al corpo.
Tutti questi fatti, nel periodo delle feste natalizie hanno portato gli operatori della sicurezza, la polizia penitenziaria, a fare la ormai famosa protesta silente astenendosi dalla mensa di servizio chiedendo in via prioritaria di poter essere messi nelle condizioni di poter fare il loro mestiere che è garantire la sicurezza degli istituti sia all’interno che all’esterno e cercando di far capire all’autorità dirigente che la strada che ha intrapreso portava allo sfascio totale di un regime carcerario normale.

Parliamo anche della vigilanza “pseudo dinamica” fatta di fretta e furia per tenere fede agli annunci pubblici di fare la rivoluzione in autunno, senza fare le giuste e previste distinzioni fra detenuti “buoni e cattivi” da ubicare nelle sezioni aperte, senza spostare a regime chiuso i detenuti che non rispettano le regole, senza far firmare a nessuno il patto trattamentale richiesto dall’Amministrazione come requisito essenziale, senza perfetta conoscenza dei detenuti da parte dell’Area Trattamentale, senza impianto di videosorveglianza, senza che tutti i detenuti vengano impegnati in attività lavorative, ricreative, sportive, culturali eccetera, ma lasciando la maggior parte di loro nell’ozio più totale, sebbene siano tutti requisiti fondamentali imposti dall’Amministrazione Penitenziaria per attuare la sorveglianza dinamica.

E che dire poi, del fatto che la stragrande maggioranza dei detenuti selezionati dall’Equipe trattamentale e dal Direttore per vari progetti (Amag, Cassa Ammende e via discorrendo) sono risultati un esatto plof? Abbiamo insozzato anche un’azienda del Comune di Alessandria anziché aiutarla a pulire la città. Della selezione dei detenuti messi a lavorare all’interno dell’Istituto sempre dall’Equipe trattamentale e dal Direttore, ne vogliamo parlare? La maggior parte di loro sono soggetti pluri rapportati disciplinarmente a cui “giustamente” è stato dato in “premio” la possibilità di lavorare e di guadagnare facendo così passare il messaggio agli altri detenuti, magari che si comportano bene, che per ottenere le cose bisogna fare casino. Detenuti che si recano fuori dall’istituto e nonostante il divieto di eccedere nel consumo di bevande alcoliche, tornano ubriachi, si rifiutano di sottoporsi ad esami clinici come previsto dal programma di trattamento e non gli viene fatto nulla, anzi continuano tranquillamente a svolgere la propria attività lavorativa. Detenuti che dopo aver lavorato in città tornano nei reparti all’interno del carcere invece che nella apposita sezione esterna e che spontaneamente o perché costretti possono continuamente tentare di introdurre qualsiasi cosa non consentita in Istituto. Scelte che certo non agevolano la sicurezza dell’istituto ma la pregiudicano gravemente mantenendo un canale perennemente aperto con l’esterno. Nonostante l’evasione di due mesi fa nelle zone esterne al muro di cinta lavorano 14 detenuti che possono muoversi liberamente senza essere minimamente controllati perché c’è un solo poliziotto che è responsabile di tutto l’esterno e si dovrebbe occupare di tutt’altro e avere anche il dono dell’ubiquità
Ovviamente la veridicità di quanto descritto qualora a qualcuno interessasse può essere dimostrata agevolmente dagli atti dell’Istituto.

Che dire ancora delle prescrizioni sulla sicurezza dell’Istituto disposte dalla Commissione Ispettiva inviata dal Dipartimento che sono ancora lettera morta?
Ultima domanda: sono davvero queste, in termini di risorse umane, le migliori capacità professionali di cui l’amministrazione dispone per la Casa di Reclusione di San Michele? Secondo noi anche per una questione di rispetto dell’onestà intellettuale e di orgoglio, chi attualmente è demandato a scegliere detenuti per qualsiasi sia l’offerta di trattamento, dopo questo bilancio chiuso con estrema passività, si dovrebbe dimettere dall’incarico ricoperto perché si sono resi colpevoli del grave fatto di mettere in ridicolo la polizia penitenziaria di San Michele che è arrivata fino allo “sciopero della fame” per poter fare e garantire la sicurezza, compito per il quale hanno prestato giuramento allo Stato.
 
19/07/2017
Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione


 
blog comments powered by Disqus



Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri
Porte aperte al Marenco
Porte aperte al Marenco
Monile Viaggi: Creiamo esperienze
Monile Viaggi: Creiamo esperienze
Maurizio Landini alla Festa d'Aprile
Maurizio Landini alla Festa d'Aprile
Parco Euronovi
Parco Euronovi
Porte aperte al Marenco
Porte aperte al Marenco
Nuovo allestimento per “I Percorsi dell’Arte” dedicato a Carlo Carrà
Nuovo allestimento per “I Percorsi dell’Arte” dedicato a Carlo Carrà