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Materia Grigia

Prospettiva Curva Nord, Alessandro 'Giarre' si racconta...

Materia Grigia ha incontrato Alessandro Sisto, per tutti 'Giarre', da tanti anni uno dei membri più rappresentativi della Gradinata Nord. La passione per l'Alessandria, la vita di curva, il Daspo, gioie e delusioni degli ultimi anni e un'analisi sul momentaneo flop del progetto 'Stellini-Sensibile'
MATERIA GRIGIA - Si chiama Alessandro Sisto, ma per tutti (perfino i suoi fratelli) è semplicemente ‘Giarre’, ed è anche uno dei membri più rappresentativi della Gradinata Nord dello stadio ‘Moccagatta’. “Questo soprannome non ha nessun riferimento con il mondo del pallone, né tantomeno con il comune siciliano. È nato per caso, durante una serata con gli amici - spiega Alessandro -, poi ho deciso di usarlo anni fa come nickname iscrivendomi on line ad un vecchio gruppo di tifosi”. Una passione quella per i Grigi praticamente inevitabile, perché “in famiglia siamo da generazioni tifosi dell’Alessandria. Anche mia madre fino a poco tempo fa seguiva le partite in curva”. Come quasi sempre accade in questi casi, galeotte furono le domeniche allo stadio con papà, “con cui fino ai 12-13 anni andavo al ‘Mocca’ praticamente ogni volta che i Grigi giocavano in casa. Pochi anni dopo ho iniziato ad andare in curva da solo”. Giarre, però, non ama definirsi un ultras: “un'etichetta che non mi piace molto, perché credo che questa figura sia ormai troppo controversa. Il vecchio ultras stile anni ’80 non esiste più, anche a causa delle tante norme restrittive degli ultimi tempi. Preferisco definirmi semplicemente un tifoso”.

Ultras o no, colui che - a suo dire - fino a 9-10 anni non amava particolarmente il pallone diventa con il passare degli anni e dei campionati una delle figure di riferimento del tifo organizzato alessandrino. “È stata quasi una selezione naturale dovuta alle tante brutte annate che l’Alessandria ha attraversato verso la fine degli anni ’90. In quel periodo allo stadio veniva davvero poca gente, salvo occasioni particolari. Nel gruppo dei più giovani eravamo rimasti in pochi a poter garantire un futuro al tifo organizzato grigionero”. Alessandro Giarre è persona dai forti ideali - orgogliosamente ancorati a Sinistra (quella vera, sia chiaro) -, “ma in curva le differenze politiche non hanno peso. Se esiste qualche antipatia è perché probabilmente si tratta di screzi avuti nella vita quotidiana”. Attualmente la Gradinata dell’Alessandria non ha una particolare connotazione politica; “è però una realtà che ha chiuso la porta a qualunque tipo di razzismo, cosa che per il calcio di oggi è tanta roba”, spiega Alessandro. Una curva in cui convivono tanti gruppi diversi (“che però collaborano tra loro e dove si è comunque tutti amici”) e che, dopo anni di crisi, si sta rigenerando attraverso le nuove generazioni, come ad esempio accade nel caso dei ‘Mandrogni’, il collettivo attualmente più numeroso. Giarre, però, non appartiene a nessun gruppo in particolare: “l’unico al quale posso dire di appartenere è quello dei Rasta Kaos, fondato tanti anni fa con alcuni amici. Non lo definirei però un gruppo cosiddetto organizzato. Rispetto ai primi anni, tra l’altro, siamo rimasti ormai in pochi. Ma il valore simbolico è ancora molto alto”. 

Ad Alessandria, quantomeno tra i supporters più appassionati, è nota a tutti la vicenda accaduta nel marzo del 2016. Inevitabile parlarne. Dopo la partita interna con il Cittadella, lanciatissimo verso la promozione in serie B - per la cronaca, vinsero i veneti per 2 a 1, ottenendo il nono successo di fila - si verificano alcuni episodi controversi, in particolare con le forze dell'ordine, con conseguente Daspo inflitto a cinque tifosi grigi. Fra di loro, anche Alessandro, costretto a stare lontano dagli stadi per i successivi cinque anni. Con lui non entriamo nel merito di quell'episodio specifico, ma ragioniamo in generale della politica repressiva degli ultimi lustri. 

Il Daspo, secondo Giarre, non è sbagliato in sè, come idea, ma come applicazione e durata. Dovrebbe colpire coloro che effettivamente portano avanti attività illecite allo stadio, invece di sanzionare solo i casi di intemperanza, neppure particolarmente grave. Sempre ad Alessandria un ragazzo è stato allontanato dagli stadi per ben sei anni soltanto per aver tirato una bottiglietta d'acqua vuota verso il campo, neppure arrivata sul terreno di gioco. “È vero, si è spesso detto che Alessandria è una piazza del sud trapiantata al nord. Ora le cose sono un po’ cambiate, ma ad ogni modo quello mandrogno è sempre stato un tifo abbastanza ‘latino’. Tuttavia, l’ultima volta che ho visto degli scontri veri che hanno coinvolto la nostra tifoserie è stato nel 2005 in occasione di Varese-Alessandria. Nulla di grave, però, e tanto meno nel periodo successivo. La mia opinione - afferma Alessandro - è che ci sia quindi troppa repressione, e che tocchi sempre a quelli che in realtà fanno ben poco. Io ho preso cinque anni, tanti quanti De Santis, il tifoso romanista che ha sparato a Ciro Esposito". Più che legittimo, poi, sollevare dubbi sulla costituzionalità di questo pacchetto di norme, preso recentemente a modello dal ministro degli Interni Minniti per il DASPO urbano. 

Questa forzata lontananza dagli spalti del Moccagatta è senza dubbio molto pesante: "Vedere la partita lontano dallo stadio è brutto perché non riesci a vivere pienamente il contesto in cui essa si svolge. Ora vedo gli incontri dei Grigi nella sede dei ‘Mandrogni’, dove c'è sempre qualcuno con cui condividere la passione per la nostra squadra, che non viene mai meno, nonostante i risultati deludenti di questi mesi”. Essendo da sempre (e soltanto, come tiene a sottolineare) tifoso dei Grigi, Alessandro è abituato alle delusioni in ambito calcistico. A sentire le sue parole, e a guardare la classifica attuale, anche quest'anno i tifosi grigioneri non scamperanno al loro destino... “Non mi aspettavo, però, un avvio così negativo - afferma Alessandro -. Certamente stiamo ancora risentendo degli errori della scorsa stagione, vedi le scelte di mercato dell’ex ds Magalini e i lunghi contratti stipulati ad alcuni giocatori che ritroviamo giocoforza quest’anno. Quando sbagli un’annata come quella passata è quasi ovvio che tra i giocatori e la piazza i rapporti si compromettano”. Da tempo ‘Giarre’ non risparmia critiche al presidente Luca Di Masi, al quale in più di un’occasione ha avuto modo di manifestare pubblicamente i propri dubbi. “Io stimo Di Masi, e credo che di fronte a lui ci si debba togliere tanto di cappello. Ha fatto però tantissimi errori, ha speso troppo per ottenere meno di quello che poteva e in più di un’occasione si è fidato delle persone sbagliate”. Un presidente che, dopo anni di traversie e gestioni sconsiderate, è giunto ad Alessandria trovando in eredità un bel carico di aspettative, sia dal punto di vista della gestione societaria che da quello meramente sportivo. “Al suo arrivo Di Masi era visto come ‘la luce’. - commenta Alessandro - Lo è stato soprattutto a livello economico e sul piano dell’impegno profuso, ma se guardiamo i risultati siamo più o meno allo stesso livello di quando è diventato presidente”. 

Stilando un bilancio complessivo delle ultime tre annate per Giarre c’è solo una cosa da salvare e ricordare, ovvero la cavalcata in Coppa Italia, “alla quale secondo me non è stato dato il giusto valore. Forse ancora oggi non ci rendiamo bene conto di ciò che è successo. Abbiamo raggiunto un traguardo irripetibile per ogni squadra della nostra categoria”. Finita l’avventura in Coppa Italia, però, il campionato si è chiuso tra le contestazioni dei tifosi, “scoppiate in particolare dopo la partita persa 4-0 con il Padova. Ho l’impressione che dopo la stagione con Gregucci in panchina molti giocatori abbiano iniziato a covare malumori e il desiderio di cambiare aria, in particolare alcuni sudamericani”. Arriviamo quindi alla scorsa annata, quella con Piero Braglia allenatore, che avrebbe dovuto portare i grigi in Serie B dopo più di 40 anni. “L’anno scorso stavamo vincendo il campionato ma ad un certo punto abbiamo deciso di perderlo. A questo proposito sono convinto che se un giorno dovesse mai saltare fuori un’inchiesta nessuno ad Alessandria si stupirebbe. Se poi aggiungiamo che la campagna acquisti estiva del nuovo DS Sensibile a mio modo di vedere è stata completamente sbagliata…”. Insomma, secondo Alessandro la somma di tutti questi fattori non poteva che dare come risultato le delusioni di questa prima parte di campionato. 

Proprio riguardo alla figura del nuovo direttore sportivo il giudizio di Giarre non è dei più teneri. “Credo che Sensibile sia un gran comunicatore, probabilmente se avesse fatto politica sarebbe diventato Presidente del Consiglio (sorride, ndr). Penso che in campagna acquisti abbia potuto fare poco perché comunque il mercato era abbastanza 'bloccato'. Quel poco, però, secondo me resta insoddisfacente. Sono stati ingaggiati giocatori che in diversi casi sono doppioni di altri che avevamo già nella scorsa stagione”. La grande pecca, però, per Alessandro è stato il mancato acquisto di una punta di valore. “Credo che sia stato giusto far partire Bocalon, Iocolano e Marras; tutti e tre volevano lasciare Alessandria. Dopo queste tre pesanti cessioni, tuttavia, tutti si aspettavano una punta di peso e di valore. Bunino non ha queste caratteristiche a mio modo di vedere; è ancora giovane e potrà crescere, ma per ora secondo me resta un'ottima riserva, una seconda punta che più di 7-8 gol a stagione non può fare”. Volendo ampliare la riflessione, si può forse dire che sotto la presidenza Di Masi si è curato molto di più il marketing (con ottimi risultati in quell'ambito) rispetto ai risultati sul campo, dimenticando forse che "il marketing più efficace è proprio una squadra vincente"! 

Quest'anno l'obiettivo realistico è ottenere una salvezza senza particolari affanni. Sarebbe stato assurdo pronosticarlo con le ambizioni di vertice di inizio campionato, ma ora - con un sedicesimo posto frutto di sole due vittorie, sei pareggi e cinque sconfitte - sembra già un buon risultato. Per poi ripartire con una squadra, questa volta sì, profondamente rinnovata, con uomini nuovi capaci di ristabilire un buon feeling con la tifoseria. Un rapporto, quello tra la piazza alessandrina e i giocatori, che in effetti è da alcuni anni abbastanza ‘freddo’ e distaccato. “Non ricordo un giocatore che nelle ultime 5 o 6 stagioni abbia legato con la città. Ad ogni modo, - spiega Alessandro - le bandiere è giusto che siano rare perché certi legami si sviluppano solo con il tempo e le prestazioni in campo. Gli ultimi ad aver mantenuto un rapporto intenso con noi sono stati Artico, Cammaroto e Servili, ma sono casi rari. Zappella e Serioli, andando qualche anno più indietro”. Tra gli allenatori? Qualche nome rimasto particolarmente nel cuore? “A livello di gioco mi ricordo bene i sei mesi di Roselli nella seconda metà del ’94, periodo in cui la squadra giocava benissimo. In anni più recenti senza dubbio Sarri; si capiva già allora che avrebbe fatto strada”. 

Con Alessandro si può spaziare dal calcio alla politica, dalla vita sociale alessandrina ai viaggi e alle avventure in giro per tutta Europa (ci ha raccontato anche di un suo bell'incontro con i tifosi del St. Pauli, il mitico club di Amburgo antirazzista e libertario), e ci congediamo da lui dandoci un appuntamento a breve termine, per valutare insieme il cammino dei Grigi - sperando che la squadra un po' si risollevi - e per continuare a ragionare di passione calcistica, ma anche della sua libera espressione...
15/11/2017
Giorgio Barberis - Alessandro Francini - sport@alessandrianews.it
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