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Società

Accoglienza profughi in provincia: riprende la “tratta” delle persone?

Non mancano le polemiche accompagnate al ritorno di rifugiati sul nostro territorio. C'è chi denuncia il rischio di speculazioni legate ai rimborsi per ospitare le persone in difficoltà e chi punta il dito sul Governo e sulla disorganizzazione delle Istituzioni. Nessuno sa quante persone arriveranno né cosa succederà dal 30 giugno in poi
ALESSANDRIA - Dopo l’arrivo dei primi 40 profughi che alloggiano temporaneamente all’Ostello di Santa Maria di Castello, in attesa di essere “smistati” sul territorio, e con il rischio concreto di nuovi arrivi nelle prossime settimane, il mondo della politica, gli addetti ai lavori e i cittadini si interrogano su quali siano le vie realmente praticabili per aiutare chi si trova in difficoltà senza mortificazioni, abusi e penalizzazioni per i comuni ospitanti. 

Dall’incontro avvenuto la scorsa settimana in Prefettura con i sindaci di alcuni comuni e i rappresentanti di diverse comunità di accoglienza è emerso un quadro con luci e ombre. Se il nostro territorio ha risposto “presente” in tempi rapidi, mettendo fin da subito a disposizione circa un centinaio di potenziali posti letti, ripartiti sui territori di Alessandria, Spinetta Marengo, Novi Ligure, Stazzano e Oviglio, le polemiche non sono certo mancate.

La preoccupazione di alcuni operatori (Comunità San Benedetto al Porto e Cooperativa Coompany in primis, supportarti dai sindaci di Oviglio e Bermagasco) è che si ripetano le gravi mancanze riscontrate in occasione dell’Emergenza Nord Africa iniziata nel 2012, quando i rifugiati furono accolti dai territori senza che gli stessi ricevessero poi supporto adeguato per la loro gestione, senza che nessuno vigilasse sulle reali condizioni delle persone ospitate, sulla presenza di programmi di inserimento sociale e con una conclusione che lasciò gli immigrati sostanzialmente a loro stessi, con un foglio provvisorio e l’invito a cercare fortuna altrove (peraltro non colto da tutti, con l’effetto che piccoli comuni si trovano tuttora a dover mantenere sul proprio territorio qualcuno dei rifugiati, senza più aiuto da parte dello Stato).

Per l’accoglienza dei profughi le realtà che si danno disponibili ricevono circa 30 euro al giorno a persona. Questa è una cifra che dice relativamente poco: sono risorse scarse se chi si prende cura delle persone lo fa comprando loro vestiti dignitosi, pensando a corsi per insegnare l’italiano, organizzando attività di integrazione, ma sono una cifra che può fare gola per quanti, come avvenuto in passato un po’ in tutta Italia, intravvedono in questa situazione l’opportunità per lucrarci. Gli episodi anche negli anni appena trascorsi non mancano di certo, e se non esistono controllo adeguati e verifiche costanti sull’operato delle comunità ospitanti il rischio è davvero molto concreto.

Ad allarmare molti degli operatori (e dei comuni ospitanti) è poi la mancanza di chiarezza sui tempi previsti per gli interventi e l’assenza di una vera progettualità per gestire in prospettiva l’emergenza: “all’incontro in Prefettura ha partecipato anche Adam - raccontano gli operatori di San Benedetto al Porto - profugo che è rientrato nel progetto Emergenza Nord Africa e che da tre mesi vaga per Alessandria insieme a una dozzina di altri rifugiati, senza un sussidio, un tetto dove dormire, una qualche prospettiva di lavoro. Dormirà nell’ostello maschile della Caritas ancora per una settimana (grazie all’ampliamento momentaneo dei posti disponibili), poi sarà costretto a lasciare la struttura, senza sapere dove andare o cosa fare”.

La preoccupazione è che lo stesso potrà capitare con le persone che stanno giungendo ora sul nostro territorio, se è vero che per il momento il nuovo piano di accoglienza dovrebbe concludersi al 30 giugno (forse con la possibilità di essere prorogato fino ad Agosto) e nessuna certezza su cosa potrebbe avvenire a quel punto per le persone ospitate.

Ad aumentare la preoccupazione, le parole diramate con un comunicato ufficiale dall’assessore regionale alla Protezione Civile Roberto Ravello (Fratelli d'Italia): “Con riferimento alle notizie riportate dagli organi di informazioni circa l'arrivo in Piemonte di oltre 250 profughi nelle ultime 48 ore desidero sottolineare come nessuno ci abbia informati. Ritengo la vicenda profondamente scorretta nei modi e nella sostanza: ricordo infatti l'importante lavoro svolto due anni fa dalla Protezione civile regionale, improntato alla ricerca della collaborazione con gli enti locali. Non è possibile calare questo tipo di scelte senza aver tentato un confronto col territorio”. “Immigrazione ed integrazione - conclude Ravello - sono temi complessi, da governare con un approccio concreto e condiviso al fine di evitare inutili e pericolose tensioni in un tessuto sociale già attraversato da forti problematiche”.

A fare eco alle parole di Ravello anche quelle di un altro assessore Riccardo Molinari (Lega Nord), responsabile regionale per la promozione della sicurezza e polizia locale e per gli enti locali: “è inaccettabile accogliere nuovi immigrati che non troverebbero lavoro ed a maggior ragione è folle spendere ingenti somme per il loro soggiorno nel nostro Paese: questa è una vera mancanza di rispetto per tutte quelle famiglie alessandrine che non riescono ad arrivare alla fine del mese e per la stessa Alessandria, che viene abbandonata dal Governo”.

Le persone giunte in Italia dopo viaggi estenuanti che costano la vita a centinaia, a volte migliaia di persone ogni anno, non hanno ovviamente colpa ma la preoccupazione per questa situazione non può che essere ai massimi livelli. In un periodo nel quale in città potrebbero partire a breve centinaia di sfratti serve l’impegno da parte delle istituzioni per trovare soluzioni capaci, senza discriminare, di individuare vie credibili per accogliere e valorizzare chi cerca rifugio senza generare guerre intestine fra persone in difficoltà. L'Italia è stata a lungo un Paese d'emigrazione ma pare abbia ancora moltissimo da impare. 
24/03/2014
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