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Economia e lavoro

Chiude Lavoro Liberazione: un altro pezzo di storia cittadina

La cooperativa sociale da più di trent’anni svolgeva attività coinvolgendo soggetti svantaggiati e fragili, ai quali offriva lavoro e la speranza di ricostruirsi una vita. La presidente Foco: “uccisi dal fallimento di Amiu, dalle promesse mancate del Comune e dalla richiesta di risarcimento di alcuni lavoratori”
ALESSANDRIA - Non sono bastati i tanti appelli del mondo cooperativo alle diverse istituzioni per denunciare la gravità della situazione, gli incontri con il Prefetto, i comunicati stampa, le manifestazioni, i sit in, la partecipazione a programmi televisivi anche nazionali, per salvare dalla liquidazione la storica cooperativa sociale di tipo B “Lavoro Liberazione”, operativa in città dal 1978.

Il 31 luglio terminerà l’ultimo appalto e anche la decina di soci ancora operativi cesserà l’attività. Per la città si tratta probabilmente di una sconfitta collettiva, anche perché, spiega la presidente Rossella Foco (nella foto), “i conti sono sempre stati in ordine e, nonostante la crisi economica generale e la riduzione di appalti, avremmo potuto salvarci”. Fatali sono stati il fallimento di Amiu che deve alla cooperativa circa 800 mila euro, l’internalizzazione di alcuni servizi da parte del Comune prima svolti dalla cooperativa, i soldi che Palazzo Rosso ancora non ha versato a Lavoro Liberazione per attività svolte in passato e il ricorso vinto da alcuni soci per un vizio formale nel loro licenziamento quando le attività hanno cominciato ad andare male, costato alla coop altri 150 mila euro. A quel punto le banche hanno rifiutato ulteriori possibilità di credito e la liquidazione, che avverrà nei prossimi mesi, è diventata inevitabile. 

In una memoria, dal titolo eloquente “Fatti e responsabilità” la presidente Rossella Foco raccoglie i propri pensieri su quanto successo: “A seguito dell'internalizzazione da parte di AMIU Spa del servizio di movimentazione dei cassonetti per la raccolta differenziata porta a porta, la cooperativa si è vista costretta a procedere al licenziamento di una ventina di lavoratori impiegati nel servizio.
Con questi lavoratori, e con tutti i soci della cooperativa, al fianco dei sindacati, si è scesi in piazza molte volte per chiedere all'amministrazione pubblica di intervenire e di proporre alternative. Purtroppo le richieste di intervento sono rimaste inascoltate. Dopo un anno di cassa integrazione (che per legge non poteva più essere rinnovata perché già raggiunto il periodo massimo di cui poter usufruire), dopo diversi incontri con i sindacati per cercare una soluzione congiunta alternativa al licenziamento, trovandosi di fronte ad un quadro desolante che non lasciava intravedere nessuna prospettiva per il futuro, la cooperativa, non potendo impiegare il personale in esubero in altri servizi, non ha avuto altra scelta se non quella di licenziare i soci che svolgevano i servizi per conto di Amiu. Ad aggravare ulteriormente la situazione della cooperativa sono state le impugnazioni dei licenziamenti da parte di alcuni di questi lavoratori, sostenuti energicamente, oltre che da studi legali privati, anche dalla Cgil Funzione Pubblica che ben conosceva la situazione, avendone seguito le vicende sin dall'inizio, che ben conosceva le difficoltà economiche e finanziarie della cooperativa, che ben sapeva che non vi erano alternative, che ben sapeva che si erano tentate tutte le strade possibili per evitare di arrivare al triste epilogo: il licenziamento dei lavoratori. A nulla sono valse le richieste di conciliazione. Era evidente che il filo su cui stava viaggiando la cooperativa era troppo sottile per poter reggere un esborso economico per il risarcimento dei lavoratori, o ancor peggio una condanna. In nome della difesa del lavoro di alcuni soci, in uno scenario che come si è detto non lasciava alcun margine d'azione alla cooperativa, è stata imposta una strada che la sta portando verso la chiusura, condannando così tutti i lavoratori a cercare fortuna altrove, in un periodo però così delicato per il mercato”.

Nonostante le difficoltà, la cooperativa è riuscita a garantire ai soci “uscenti” il pagamento di tutte le mensilità dovute e dell'intero ammontare dei TFR. Lavoro Liberazione era la più vecchia cooperativa sociale di tipo B del Piemonte e tra le prime nate in Italia.
“La coop è sempre stata sinonimo di onestà e correttezza - conclude amareggiata la presidente Foco - e nell'arco della sua attività ha offerto a centinaia di persone una concreta opportunità lavorativa. Alle persone detenute, ex detenute, con esperienza di dipendenza, con disabilità fisica o psichica ha dato la possibilità di riconquistare una dignità sociale. La città perde una parte importante della sua storia, perde un'esperienza fatta delle tante vite che sono passate, perde dei valori positivi, perde un mezzo concreto per la diffusione di questi valori sul territorio, perde, inoltre, uno strumento fondamentale per l'inclusione sociale di quelle persone che sono spesso lasciate ai margini del mondo del lavoro. Dietro a questa grande e grave perdita ci sono delle responsabilità chiare, precise, che sono da attribuire proprio a quelle realtà che dovrebbero invece difendere il lavoro e il futuro di tutti, che dovrebbero costruire insieme ai cittadini dei modelli positivi di impresa. Il territorio perde una ricchezza che il sindacato e l'amministrazione pubblica non hanno saputo tutelare e valorizzare”.

Gianluca Di Blasi (nella foto), Funzione Pubblica Cgil, rispedisce però al mittente le accuse rivolte al sindacato, e anzi preannuncia possibili nuove azioni legali future verso la cooperativa: “è stata proprio la Cgil, insieme alle altre forze sindacali, a ottenere che ai tavoli in cui si discuteva con la precedente amministrazione dei crediti dovuti alle cooperative si sedessero anche rappresentanti delle stesse. Gli atti di licenziamento sono stati impugnati semplicemente perché illegittimi, tanto è vero che il giudice ci ha poi dato ragione. In numerose riunioni i vertici della cooperativa erano stati avvertiti dei rischi ai quali sarebbero andati incontro e dell’illegittimità di alcuni provvedimenti, ma con una certa arroganza non siamo stati ascoltati e la presidenza ha preferito andare in giudizio, sicura che avrebbe vinto. Così evidentemente non è stato. Noi facciamo un vanto della nostra capacità di difendere i lavoratori: per noi non esistono datori di lavoro “amici”, ma solamente realtà che fanno le cose secondo le regole e altre che non lo fanno. Fa sorridere l’accusa che riceviamo, anche considerato che l’appalto che la cooperativa ha ancora in corso riguarda proprio la pulizia di uffici del sindacato. Prima di guardare in casa d’altri forse la dirigenza della cooperativa farebbe meglio a guardare ai propri errori e a chi ha davvero responsabilità, cioè la precedente amministrazione di Palazzo Rosso che per anni invece di girare ad Amiu i proventi delle tasse per la raccolta dei rifiuti ha pensato bene di tenerli per sé. C’è da domandarsi semmai perché Lavoro Liberazione non abbia provveduto per tempo a fare azioni legali nei confronti di quei soggetti presso i quali vantava dei crediti. Forse in futuro verranno fuori altre buone ragioni per ulteriori azioni legali verso alcuni comportamenti della presidenza. Forse - conclude Di Blasi - il problema è stato anche quello di spingere così tanto sulle quote di lavoratori più fragili. La cooperativa ne ha fatto un impiego molto grande, superiore alla percentuale di altre realtà simili, il che è stato un vantaggio finché la Regione ha avuto fondi per sostenere questo tipo di impiego sociale, garantendosi quote maggiori di sussidi, ma, quando si è intensificata la crisi e si è dovuto guardare maggiormente al mercato, una quota così grande di lavoratori fragili è stato un problema, perché non sono adatti a lavorare in tutti i luoghi e hanno quindi limitato le possibilità competitive della cooperativa”.
4/06/2014
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