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Alessandria

Un taglio profondo alla mano ma per il Pronto Soccorso è un "codice bianco"

È successo al Pronto soccorso dell'ospedale di Alessandria. Le cure arrivano dopo alcune ore e solo al mattino viene accertata una lesione del tendine. Poi il confronto tra ospedale e medico di famiglia. Storie di ordinaria sanità
ALESSANDRIA - Un taglio profondo alla mano, l'arrivo al Pronto soccorso dell'ospedale di Alessandria, l'accoglienza con il triage e la classificazione del paziente cui viene assegnato il codice bianco. Quello che indica 'nessuna urgenza'. Il sistema ospedaliero spesso riesce a dare il meglio di se stesso quando la pressione è altissima, ma il fattore umano resta determinante. E così al paziente che entra verso mezzanotte con la ferita che gronda sangue viene assegnato un codice che non sembra corrispondere al reale stato delle cose. E così sarà solo verso le tre della notte che finalmente, in un Pronto soccorso con diversi casi da gestire, ma senza il caos e le urgenze che spesso contraddistinguono questo avamposto della sanità, il medico accerta la gravità della ferita. È finita? No. “Forse potrebbe essere lesionato il tendine, però non appare grave. Non starei a chiamare l'ortopedico di reperibilità, si presenti in mattinata all'ambulatorio” si sente dire il paziente. Stremato dall'attesa e dal dolore, esce. Qualche ora di riposo tormentato e il ritorno in ospedale. “La lesione c'è, adesso la sistemiamo. Siamo in tempo, anche se effettivamente il problema rischiava di degenerare”. Ecco le parole del mattino. Quelle che confermano i timori e quelle che certificano che qualcosa di storto era accaduto nella notte precedente.

Mano cucita, tendine curato, gesso sistemato e braccio al collo: tutto è bene quello che finisce bene? No. Neanche stavolta. Carte alla mano, il paziente si accorge, proprio quando sta per consegnare la documentazione all'Inail, che sul referto non c'è la descrizione esatta di quanto avvenuto, ma solo un generico “ferita alla mano destra”. Sul piano burocratico la storia viene affrontata, però la rabbia a questo punto sale. Ma almeno si è arrivato a un dunque? Per l'Inail pare di sì, per le cure, no. Eccolo che, sempre al collo, torna in ospedale per altri accertamenti, con tanto di impegnativa del medico di famiglia. Però nemmeno adesso le cose vanno subito come dovrebbero. Quella impegnativa non va bene, non è stata compilata correttamente, si sente dire. Il paziente si fa spiegare tutto, torna dal medico di famiglia, poi di nuovo in ospedale con un altro documento. Che non va. A questo punto si arrabbia e decide che l'unica cosa da fare è che l'infermiere parli con il medico di base. E così si scopre che ognuno aveva informazioni diverse rispetto al come compilare i documenti. Morale? La prestazione ospedaliera arriva, la prognosi è di un mese, la rabbia è sempre tanta. E magari una segnalazione all'Urp (Ufficio relazioni con il pubblico) dell'ospedale sarebbe utile. Infatti “solo così possiamo avviare un accertamento interno per verificare cosa è accaduto” dicono i responsabili dell'azienda 'Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo'. 'Scripta manent', la scritta rimane. Basterà?  
10/02/2017
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