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Economia e lavoro

Coldiretti ed emergenza grano: "Bisogna produrre quello che l’industria chiede"

Il convegno organizzato ad Alessandria dal Consorzio Agrario del Piemonte Orientale e dal CadirLab, la filiera territoriale da consolidare e il progetto con Saiwa-Mondelez
ECONOMIA E LAVORO - La percentuale è una di quelle che fanno tremare i polsi: 0,5 per cento. Ecco quanto pesa la produzione di grano tenero italiano a livello mondiale. Un dato che di fatto non ha impatto sul mercato globale e tanto meno sulla formazione del prezzo. La provincia di Alessandria, insieme a quella di Bologna, è fra i ‘granai d’Italia’ che però non sono in grado di dettare né condizioni industriali, né di mercato a causa dei volumi produttivi. Quindi, che può fare? Creare le condizioni per dare vita a piccole filiere locali capaci, queste sì, di garantire rimunerazione e assorbimento del grano tenero coltivato nell’Alessandrino. In altre parole, produrre per una destinazione finale ben precisa con una organizzazione ben strutturata. È uno degli aspetti emersi durante il convegno organizzato ad Alessandria dal Consorzio Agrario del Piemonte Orientale e dal CadirLab con la regia Coldiretti che hanno fornito un’ampia panoramica della situazione del comparto cerealicolo a tutti i livelli, partendo da quello provinciale. Ma è il quadro mondiale, tracciato da Mauro Bruni, economista agrario, della società Aretè (ricerca, analisi e consulenza economica) di Bologna, che ha consentito di mettere a fuoco meglio i pregi e i difetti della produzione cerealicola alessandrina. Mentre il Cadir Lab (analisi e servizi tecnici alla filiera agroalimentare; la sede è a Quargnento) con Alessandro Costanzo e Paolo Rendina ha detto chiaramente che l’unica strada per il comparto per garantirsi un futuro è “conoscere l’esigenza tecnologica dell’industria per produrre frumenti in grado di soddisfarla. Poi è necessario cogliere le tendenze del mercato e portarlo all’interno delle produzioni. Infine – hanno sottolineato – bisogna affrontare il mercato in modo più organizzato con contratti di filiera, proponendo all’industria lotto omogenei”. Punti, questi ultimi, ribaditi anche dalla multinazionale Saiwa-Mondelez durante la presentazione del progetto Harmony e dal Molino Nova di Felizzano. “Le farine per l’industria – ha evidenziato Annamaria Colombo, responsabile della qualità del Molino Nova – devono avere caratteristiche specifiche e rigorose e la filiera è fondamentale perché non si possono correggere le partite con qualsiasi grano”. Il molino di Felizzano ha una capacità di stoccaggio di 21.000 tonnellate e una potenzialità di produzione di 400 tonnellate di grano al giorno. Grano acquistato per la metà dall’Unione europea, il 45 per cento dall’Italia e per la parte rimanente da Canada, Stati Uniti e Kazakistan.
“Siamo soddisfatti dell’andamento della campagna 2015/2016. La filiera del grano buono Harmony sta offrendo ai produttori che hanno intrapreso questa sfida i risultati auspicati. Siamo consapevoli di essere solo all’inizio di un cammino che però ha tutte le carte in regola per garantire nuove opportunità di reddito alle aziende e più visibilità sul mercato”. Così Roberto Paravidino, presidente del Consorzio agrario del Piemonte orientale e di Coldiretti Alessandria, ha riassunto mesi di trattative e di studi per garantire al comparto cerealicolo “l’occasione di svolta che da tempo attendeva”. Un progetto che presenta questi numeri: 400 ettari sotto contratto per una stima di prodotto da conferire pari a circa 20.000 quintali e un obiettivo 2017 di 40.000 quintali. “Le mobilitazioni in difesa del prezzo del grano, partire proprio da Coldiretti Alessandria ed arrivate sino a Bari, hanno voluto richiamare l’attenzione su questa problematica e per chiedere all’Ue di accogliere le nostre proposte. Le rassicurazioni arrivate dal Ministro Martina non ci bastano: il consumatore deve essere consapevole di ciò che acquista e porta in tavola” ha aggiunto Paravidino.
Durante i lavori ospitati nel salone ‘Castellani’ della Camera di Commercio è stata analizzata la situazione in provincia, le tipologie e le qualità seminate, l’andamento delle richieste, l’esito delle prove sperimentali del grano tenero effettuati su terreni a Predosa, Sale, Pozzolo Formigaro e Capriata d’Orba. “L’obiettivo – è stato ribadito durante il convegno - è valorizzare il grano tenero alessandrino e creare una filiera locale in grado di promuovere le produzioni di qualità in ambito provinciale potenziandone la sostenibilità produttiva. Un ulteriore passo, molto importante, nella direzione che Coldiretti sta portando avanti da ormai diverso tempo grazie al progetto della filiera agricola tutta italiana dove territorialità, qualità e rintracciabilità delle produzioni sono le parole chiave per evitare che si continuino a fare acquisti speculativi sui mercati esteri di grano da "spacciare" come pasta o pane Made in Italy. Su questa strada continueremo anche per i prossimi anni”.
L’impegno è chiaro: “Lavorare in squadra per ottenere un prodotto uguale per tutti che segua anche la stessa strada di commercializzazione per arrivare sul mercato con una consistente quantità di prodotto: Coldiretti, Consorzio Agrario del Piemonte Orientale, CadirLab, Molino Nova di Felizzano e Mondelez-Saiwa”.
Sul fronte associativo, mentre Coldiretti prosegue da sola, la Cia (Confederazione italiana agricoltori) e Confagricoltura Alessandria continuano a fare fronte comune e insieme alle cooperative ‘Produttori Mais’, ‘Settevie’ e ‘Centro agricolo San Michele’ hanno dato vita al progetto “Coltiviamo il buon grano di qualità” per “produrre masse critiche e omogenee di frumento tenero da commercializzare in forma coordinata”.
 
13/09/2016
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