Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione
Alessandria

"Esenzione mensa scolastica solo agli italiani". E scatta la polemica

"Non ho parole! ". Questa la reazione dell'assessore Gotta e di molti esponenti di maggioranza alla richiesta dei tre consiglieri Locci, Sarti e Sciaudone di "concedere l'esenzione alla mensa scolastica agli alunni "nel cui stato di famiglia sia presente almeno un cittadino italiano o comunitario. E in Consiglio comunale e poi sui social network scoppia la polemica...
 ALESSANDRIA - Cittadini italiani, cittadini stranieri. Bambini italiani, o meglio ancora alessandrini, e bambini stranieri. E' facile – troppo spesso- utilizzare il luogo comune del “razzismo” e altrettanto semplice ribaltarlo come “razzismo al contrario” quando la discriminazione sembra rivolta ai “nostri” - come vengono spesso definiti gli italiani per differenziarli. Una brutta pagina di Italia, di Alessandria e in questo caso di politica. A fare sobbalzare dai banchi la sempre pacata assessore ai Servizi educativi, Maria Teresa Gotta, in Consiglio comunale è la richiesta di emendamento presentata dai consiglieri di minoranza Emanuele Locci (Fratello d'Italia), Roberto Sarti (Lega Nord), Maurizio Sciaudone (Pdl).

I tre consiglieri chiedono infatti di aggiungere – al provvedimento di semplificazione delle procedure per la richiesta di esenzione totale o parziale dal pagamento della retta per la refezione scolastica e i buoni pasti nelle scuole– alla frase che identifica i destinatari della delibera, ovvero “gli alunni delle scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado, residenti nel comune di Alessandria” anche la dicitura “e nel cui stato di famiglia sia presente almeno un cittadino italiano o comunitario”. Insomma esenzione concessa (con precisi parametri Isee, al di sotto dei 2 mila euro di reddito annuo, quindi a reddito zero praticamente) agli italiani in seria difficoltà, o comunque a chi ha nella propria famiglia un genitore italiano o comunitario. Restano esclusi, sebbene con le caratteristiche economiche per farne parte, gli stranieri.

“Non ho parole! Non credo a quello che ho sentito” ha inveito l'assessore Maria Teresa Gotta, alzandosi in piedi e intonando con un timbro tra l'incredulo e l'irritato una sorta di “non ci posso credere”. Poi puntualizza: “Stiamo parlando di bambini tutti residenti nel comune alessandrino. Sono bambini che frequentano le nostre scuole, al quale dobbiamo garantire il diritto allo studio, ma non quello alla mensa?!?!”. E poi entra nel dettaglio dei numeri: “65 sono i bambini che lo scorso anno rientravano in questa categoria di esenzione. Di questi, 35 sono stranieri e 29 sono italiani. Non posso credere che i 35 bambini 'non italiani' possano per questo venire discriminati”. Il “Gotta pensiero” viene condiviso e pubblicamente sostenuto da alcuni membri della maggioranza e dall'assessore Mauro Cattaneo che su facebook non si trattiene:















E inutile dirlo a fiume arrivano i commenti! Ma dall'altro fronte, quello dei proponenti? Sui social il leghista Sarti “sostiene un razzismo al contrario operato dalla giunta Rossa, una giunta di centrosinistra”.


Pensato “per gli alessandrini”, ribadisce Locci sul suo profilo.
Forse bisognerebbe iniziare a ragionare non per colore della pelle, ma per “povertà”. Perchè come sempre queste “discussioni” finiscono per trasformarsi – nella realtà dei fatti – in “guerre tra poveri”. Che quella famiglia sia straniera, italiana, “semi-straniera o semi-italiana”, comunitaria o non si sta parlando di famiglie a “reddito zero” vista la bassissima asticella di Isee cui ci si riferisce. Significa che un pasto in mensa a scuola “va concesso”, va “dato”. Di qualsiasi nazionalità siano i genitori, i nonni e gli avi. Questo non ha come nome “solidarietà”, “buonismo” o ancora peggio “privilegio”: questa è democrazia, è civiltà. E non ci sono “coperture” plausibili come il “voleva essere solo una provocazione” oppure “volevamo solo cercare in questo modo di avere i numeri chiesti in commissione all'assessore”. Perché come sottolineato da Fabio Camillo (Pd): “provocazione? Se l'emendamento fosse passato a quest'ora questa discriminazione sarebbe entrata nel provvedimento”. Ma forse ogni giudizio è meglio lasciarlo alle parole di Giorgio Gaber e al testo della sua “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”.
19/11/2014
Versione stampabile   Invia articolo a un amico   Scrivi alla redazione


 
blog comments powered by Disqus



Un'associazione per Simone Dispensa
Un'associazione per Simone Dispensa
Di corsa per Pernigotti e Iperdì
Di corsa per Pernigotti e Iperdì
Sabbione presenta il Ventotto
Sabbione presenta il Ventotto
Incendio alla Merella
Incendio alla Merella
Pernigotti, Natale con il vescovo
Pernigotti, Natale con il vescovo
Antonio Albanese il prossimo 13 dicembre 2018 al Palatenda Alegas con "Personaggi"
Antonio Albanese il prossimo 13 dicembre 2018 al Palatenda Alegas con "Personaggi"