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Alessandria

Il Cissaca batte cassa, “pronti a rifiutare la proposta dell'Osl”

Ammonta a 8 milioni e 200 mila euro il debito che il comune di Alessandria ha nei confronti del Cissaca. Regolamento alla mano, l'organismo di liquidazione nominato dopo la dichiarazione di dissesto potrebbe proporre una transazione da 3 milioni e mezzo: “inaccettabile” per il presidente Buzzi. A farne le spese sono soprattutto cooperative e fornitori
ALESSANDRIA - “Se l'Osl, organismo straordinario di liquidazione, dovesse applicare al Cissaca la regola che si è dato, riconoscendo una percentuale variabile tra il 40 e il 60% del debito, al Cissaca verrebbe proposta una cifra di 3 milioni e mezzo di euro, a fronte di 8,2 milioni di crediti nei confronti del Comune. In quel caso, sentiti anche alcuni pareri, saremo costretti a rifiutare”. Lo ha detto presidente del Cissaca, consorzio per i servizi alla persona dell'alessandrino, Mario Buzzi nel corso della commissione consiliare, convocata dal presidente Gianni Barosini, assente alla seduta, per affrontare la situazione delle cooperative che, a loro volta, prestano servizi sociali per il Cissaca. Buzzi ha ricordato come il debito che il comune di Alessandria ha nei confronti del Cissaca ammonta a 8 milioni e 200 mila euro . A sua volta, il Cissaca è in arretrato nei pagamenti per 4.200.000 euro nei confronti delle cooperative che prestano servizi sociali, come il trasporto disabili o il supporto didattico nelle scuole. Mentre 6.900.000 è quanto il consorzio deve ad altri fornitori, “quasi tutte onlus, come l'Aias, l'Anfass, l'istituto Teresa Michel”. Un pantano dal quale sembra difficile poterne uscire “vivi” senza un intervento “alla radice”.
Qualcosa arriva, “790 mila euro da comune, lo scorso mese, 1 milione al mese dalla Regione, ma se non c'è certezza delle entrate, non riusciamo a poter garantire continuità nei pagamenti”, dice Buzzi.
A ricostruire la storia del debito, cresciuto negli anni, è stato il direttore del Consorzio, Laura Mussano: il buco si è progressivamente allargato dal 2005 ad oggi, toccando il fondo tra il 2010 e il 2011. “Abbiamo fatto il possibile per recuperare il credito nei confronti del comune (di cui il 90% è imputabile a quote in conto capitale, ossia al mancato versamento dei 4,5 milioni di euro che palazzo Rosso dovrebbe versare annualmente al Cissaca, e il 10% a servizi prestati, nda), arrivando a mettere in mora nel 2010 il Comune e fare un ingiunzione di pagamento. Nel frattempo sono stati sottoscritti tre piani di rientro, mai rispettati”. Così, se nel 2008 il credito del consorzio era di 1.750.000, oggi è cresciuto a 8.200.000 euro.
“Abbiamo avuto un incontro informale con l'Osl. Se verrà applicata al Cissaca la regola generale, potrebbe arrivarci una proposta di circa 3,5 milioni di euro. Ci siamo consultati con il consiglio di amministrazione e con i parlamentari della zona – spiega il presidente Buzzi – e riteniamo di non poterla accettare perchè c'è anche una responsabilità politica di cui tenere conto. Il Cissaca non è un'azienda con un suo patrimonio in grado di coprire le perdite. Si rischierebbe quindi che venga contestato al consorzio un danno erariale”. La proposta formale dell'Osl, in ogni caso, deve ancora arrivare e, da quel momento, il Cissaca avrà trenta giorni di tempo per accettare o rifiutare.
Il nodo andrebbe, quindi, affrontato partendo da un diverso punto di vista: “il consorzio, visto il ruolo che ricopre e i servizi che presta, non può essere considerato alla stregua di altri fornitori, ma considerato allo stesso piano dei dipendenti”.
L'assessore al bilancio Matteo Ferraris “promette” di voler mettere mano al più presto al regolamento sui pagamenti futuri dell'ente, introducendo, appunto, il concetto “dell'intensità di lavoro” prestato dai fornitori come le cooperative, piuttosto che altri fornitori.
Le cooperative, in questo meccanismo, rischiano infatti di essere le prime vittime: il comune non paga il Cissaca, il consorzio non paga le cooperative: “eppure noi gli stipendi ai nostri cooperatori cerchiamo di pagarli in ogni caso”, rilavano Savino Di Donna di Aias e Corrado Parise de il Gabbiano. Di Donna, con la solita franchezza, mette il dito nella piaga: “i ritardi con cui veniamo pagati vanno dai 750 ai 952 giorni. Si da priorità al pagamento di Amiu, perchè non si può lasciare la spazzatura in strada, ma neppure noi possiamo lasciare i ragazzi per i quali facciamo il servizio trasporto per strada”.
Parise, oltre a sottolineare le difficoltà delle cooperative nel “tirare avanti solo grazie ai sacrifici”, fa notare anche “la scarsa partecipazione dell'amministrazione a questo dibattito”, sintomatico, forse, dell'interesse reale al problema e alla considerazione dei servizi sociali, “che dovrebbero essere invece il punto di partenza e di rinascita”. La commissione sarà quindi riconvocata, insieme alla affari sociali.
2/04/2014
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