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Novi Ligure

Ilva, lavoratori in sciopero: "il bando del Governo non ci piace"

E' iniziato lo sciopero di otto ore in tutti gli stabilimenti del gruppo Ilva, deciso per oggi, mercoledì 10 febbraio, dai sindacati dei metalmeccanici. I lavoratori davanti ai cancelli della sede novese: "cercheremo di capire che fine farà questa azienda"
NOVI LIGURE – 8:30 Lavoratori davanti all'Ilva: "Il bando predisposto da Governo non ci piace" 
"Siamo soddisfatti della riuscita dello sciopero di stamattina, che vede la partecipazione di tutti i lavoratori - ha detto Massimiliano Repetto - rsu Ilva, Fiom Cgil - Oggi è una giornata importante, perché dalle manifestazioni di interesse cercheremo di capire che fine farà questa azienda. Noi lavoratori siamo molto preoccupati, perchè il bando predisposto dal governo non ci piace: si parla di "continuità della produzione", ma non si specificano i livelli. Un conto è produrre mille tonnellate, un conto è produrne cento. Si parla inoltre di adeguati livelli occupazionali", ma è evidente che se cala la produzione, calano conseguentemente gli "adeguati livelli".

Dopo essersi dati appuntamento all'alba davanti alla sede novese del gruppo, i lavoratori manifestato in un piccolo corteo fino a raggiungere la rotonda di strada Boscomarengo, bloccando il traffico

[La foto scattata alle 7.00, davanti allo stabilimento novese] 


Otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo Ilva. L’hanno deciso per oggi, mercoledì 10 febbraio, i sindacati dei metalmeccanici Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil. Lo sciopero è stato annunciato dal segretario generale Fiom Maurizio Landini, secondo il quale è necessario “fare assumere al governo decisioni coerenti con la dichiarazione della strategicità della produzione siderurgica in Italia, di cui l’Ilva è parte fondamentale”, oltre a puntare al “mantenimento dell’integrità del gruppo e degli attuali livelli occupazionali”.

Oggi scadrà anche il termine per le manifestazioni di interesse a rilevare o affittare il gruppo Ilva da parte di cordate imprenditoriali italiane o straniere. Il timore è che gli stabilimenti del gruppo vengano ceduti separatamente, facendo dell’Ilva uno “spezzatino” in cui a rimetterci sarebbero tutti: la competitività dell’azienda, i lavoratori coinvolti, il Paese intero che perderebbe uno dei primi gruppi siderurgici a livello europeo.

Per scongiurare questa ipotesi scenderanno in piazza i dipendenti Ilva di Taranto, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e dell’indotto. Ci saranno solo virtualmente, invece, i colleghi di Genova Cornigliano, che nelle scorse settimane hanno già scioperato per quattro giorni.
A Novi l’astensione dal lavoro inizierà con un presidio davanti alla portineria dello stabilimento di strada Boscomarengo alle 6 del mattino e prevede 8 ore di sciopero su tutti i turni.

Il futuro della siderurgia italiana e dell’Ilva passa soprattutto dal mantenimento di tutti i siti produttivi, legati da una logica industriale inscindibile, a meno di promuovere spezzatini non convenienti a nessuno se non a quelli che mirano a comprare quote di mercato”, dicono i rappresentanti locali di Fiom, Fim e Uilm. Si spiega solo così, secondo i sindacati, “un bando di vendita che lega il futuro acquirente al mantenimento, non di tutti, ma di un numero adeguato di dipendenti in relazione al piano industriale presentato”.

Futuri acquirenti di cui inizia a delinearsi l’identikit. Secondo indiscrezioni di stampa, infatti, il gruppo Marcegaglia dovrebbe presentare al più tardi oggi la sua manifestazione di interesse per l’acquisizione (anche sotto forma di affitto) degli asset aziendali dell’Ilva. Le prossime 24 ore saranno decisive e i gruppi interessati dovranno calare sul tavolo le proprie carte. Sempre secondo voci di stampa Cdp – Cassa Depositi Prestiti – ha presentato la propria manifestazione di interesse all'acquisizione di Ilva in Amministrazione Straordinaria. L'interesse di Cdp è di partecipare con un ruolo di minoranza a una cordata interessata a rilevare le attività di Ilva.

Intanto il problema dell’acciaio ha portato Italia, Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo e Polonia a lanciare un appello alla Commissione europea perché reagisca al “dumping” attuato dalla Cina sulla siderurgia, sostanzialmente accusata di vendere sottocosto pur di far fallire le imprese europee. Bisogna “utilizzare tutto gli strumenti disponibili”, affermano in una lettera congiunta i ministri dell’Industria dei vari Paesi, tra i quali anche Federica Guidi.
10/02/2016
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