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Politica

L'evasione da San Michele finisce in Parlamento

Con una interrogazione a firma dei deputati di Possibile Andrea Maestri, Giuseppe Civati, Luca Pastorino e Beatrice Brignone, il caso dell'evasione dal carcere di San Michele arriva in Parlamento ed posta all'attenzione del Ministro della Giustizia Andrea Orlando. I problemi riguardano la carenza d'organico e le condizioni dei detenuti
POLITICA - Con una interrogazione a firma dei deputati di "Possibile" Andrea Maestri, Giuseppe Civati, Luca Pastorino e Beatrice Brignone, il caso dell'evasione dal carcere di San Michele arriva in Parlamento ed è posta all'attenzione del Ministro della Giustizia Andrea Orlando.
Il primo firmatario, Andrea Maestri, era stato in visita all'istituto di detenzione solo lo scorso 4 febbraio, constatando le condizioni di difficoltà in cui operano gli agenti di polizia penitenziaria e a cui sono soggetti i detenuti. Maestri, nell'interrogazione al ministro, ricorda di aver visto "agenti sempre drammaticamente sotto organico e male equipaggiati e lasciati soli con 50 detenuti ciascuno su cui vigilare; un solo agente incaricato di sorvegliare due schermi con una quarantina di telecamere che riprendono altrettanti luoghi; accessi meccanizzati ma senza bracci elettrici funzionanti e quindi un sistema obsoleto basato sul "mazzo di chiavi" per aprire e chiudere continuamente sbarre e serrature". Tutto ciò è alla base della facile evasione del detenuto, avvenuta lo scorso 17 marzo.

Al San Michele le celle sono piccole, c’è posto solo per due letti e una latrina. Per almeno otto ore al giorno le celle restano aperte e i detenuti possono percorrere in lungo e in largo il corridoio, “sorvegliati dinamicamente” da un solo agente disarmato, fanno presente i firmatari.

"Noi di Possibile, quando parliamo di esseri umani rinchiusi non ci riferiamo solo ai detenuti ma anche ai 'diversamente detenuti' cioè a tutti coloro che trascorrono almeno otto ore consecutive là dentro per lavoro (agenti di polizia penitenziaria, educatori, personale sanitario…). Alla polizia penitenziaria l’Amministrazione non dà divise nuove da sei anni.
C’è inoltre una vera e propria emergenza per il rispetto del diritto alla salute dei detenuti: uno di loro, affetto da neoplasia polmonare, sta implorando da mesi di essere ricoverato e operato. Troppi detenuti sono tossicodipendenti o assumono psicofarmaci per sopravvivere.

Questo il testo integrale dell'Interrogazione:
Al Ministro della giustizia - Per sapere - premesso che:
lo scorso 17 marzo, dalla Casa di Reclusione San Michele di Alessandria, è evaso un detenuto in regime di semilibertà con "fine pena" nel 2024;
secondo una prima ricostruzione l'uomo avrebbe approfittato di un problema tecnico alle telecamere della videosorveglianza poste lungo la recinzione mentre effettuava alcuni lavori di pulizia nell'area tra il muro di cinta e il parcheggio davanti al carcere e, anche grazie alla carenza di organico, sia riuscito a fuggire;
il primo firmatario del presente atto, lo scorso 4 febbraio, ha personalmente effettuato una visita ispettiva alla Casa di Reclusione San Michele, riscontrando una serie di annose problematiche, diffuse sull'intero territorio italiano, che purtroppo sono alla base della facile evasione avvenuta al carcere di Alessandria: celle aperte come opzione alla costruzione di carceri nuove con spazi adeguati; agenti sempre drammaticamente sotto organico e male equipaggiati e lasciati soli con 50 detenuti ciascuno su cui vigilare; un solo agente incaricato di sorvegliare due schermi con una quarantina di telecamere che riprendono altrettanti luoghi; accessi meccanizzati ma senza bracci elettrici funzionanti e quindi un sistema obsoleto basato sul "mazzo di chiavi" per aprire e chiudere continuamente sbarre e serrature;
a giudizio degli interroganti, questa evasione è semplicemente frutto dello smantellamento delle misure di sicurezza delle carceri italiane, avvenuto con l’introduzione della vigilanza dinamica e del regime penitenziario aperto: riduzione della presenza dei poliziotti nelle sezioni detentive e detenuti fuori dalle celle per più ore, per sopperire alle indecenti condizioni delle carceri e al sovraffollamento delle celle, motivi per i quali, nel 2013, la Corte europea dei diritti umani, con la sentenza Torreggiani, ha condannato l’Italia per la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU);
i rischi di "prevedibili" evasioni si sommano ad altri episodi, incomprensibilmente sottovalutati dall’amministrazione penitenziaria, che avvengono nelle carceri italiane, dove ogni 9 giorni un detenuto si uccide in cella, ogni giorno si verificano in media 23 atti di autolesionismo e 3 suicidi in cella, spesso sventati da donne e da uomini del corpo di polizia penitenziaria, nonostante carenze di organico pari ad oltre 7.000 agenti;
a questo proposito, si sottolinea che il giorno prima dell'evasione dal San Michele i rappresentanti sindacali Sappe, Osap, Uspp e Cgil avevano lanciato l’allarme, denunciando di essere sotto organico e di non poter garantire la sicurezza nel carcere e fuori dal carcere;
se il Governo sia venuto a conoscenza di quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali riguardo la situazione della Casa di Reclusione San Michele di Alessandria, e come intenda rispondere alle loro richieste;
se non ritenga urgente intervenire con una iniziativa normativa specifica e mirata affinché l'ordinamento penitenziario italiano assicuri a ogni persona detenuta condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana;
come intenda risolvere in tempi brevi l'annosa carenza di organico del corpo della polizia penitenziaria e del personale addetto alle misure alternative alla detenzione.
FIRME
Andrea Maestri
Civati
Brignone
Pastorino


25/03/2017
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