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Società

La sanità locale rischia il caos?

Il risiko sanitario tra ospedali chiusi e riaperti e appalti milionari
SOCIETÀ -  In principio erano la Asl 20, la 21 e la 22, cui facevano capo gli ospedali di Novi, Ovada, Acqui, Casale e Tortona. In capo a tutti l’ospedale di Alessandria, Azienda speciale ospedaliera.
Sta a dire che nella sola Provincia di Alessandria, per circa trecentomila abitanti c’erano quattro aziende sanitarie locali, quattro direzioni generali, (tre dirigenti per direzione), cinque direttori di presidio (uno per ogni presidio ospedaliero), quattro direttori di distretto, svariati direttori amministrativi e del personale con relative “cospicue” prebende, cinque centrali di acquisto, sei ospedali, e una pletora di questuanti in Regione a chiedere finanziamenti e nuovi posti letto a favore delle strutture sanitarie dei propri territori. Ognuno, insomma tra direttori generali di ASL e sindaci, a tirare l’acqua al proprio mulino. Ovviamente moltiplicare questo andazzo per tutte le province piemontesi e i conti sono presto fatti.


5,75 miliardi il buco della sanità piemontese

Gli esiti? Una voragine miliardaria di risorse finanziarie in cui della pianificazione territoriale dei servizi non fregava niente a nessuno. Bastava sventolare sotto il naso dei propri amministrati l’apertura di nuovi reparti e servizi. Sulla qualità e sicurezza delle prestazioni erogate da chirurghi, pronto soccorsi ecc. importava poco. Anche perché le nomine di dirigenti amministrativi e medici (primari) spesso rispondevano e in parte ancora oggi, alla logica della collateralità politica. Risultato: ad oggi il buco della sanità in Regione ammonta a quasi 6 miliardi di euro. Tale il default dei conti regionali salvati in extremis da interventi statali. Siamo in buona compagnia; le regioni a rischio default sono almeno 8 sotto ogni bandiera e latitudine. Per la nostra sanità era, ed è, comunque allarme rosso; tra le misure per contenere il deficit il riordino della rete ospedaliera e il contenimento delle spese. Di tre Asl se ne fece una sola: l’ASL-AL mentre, l’ospedale di Alessandria, rimase a sé ed ancora oggi rimane il fulcro dell’eccellenza delle prestazioni di secondo livello, quelle ad alta specializzazione (cardiochirurgia, neurochirurgia ecc.). Era il 2007.

Novi e Casale ospedali Cardine

Nel 2014 riparte una razionalizzazione della rete ospedaliera. Al centro rimane l’ospedale di Alessandria, mentre per il quadrante sud si decide il potenziamento di Novi, e per il quadrante nord, Casale. Gli ospedali più grandi e baricentrici dei rispettivi territori. L’intento è quello di creare “ospedali cardine” con reparti e personale sempre più specializzati in grado di erogare servizi sanitari sempre più sicuri. Gli ospedali di Tortona, Ovada, Acqui, si decide debbano essere riorganizzati diventando “ospedali di territorio” destinati a subire riduzioni più o meno importanti incentivando servizi più adatti al territorio che servono o servizi messi a disposizione dell’intera provincia quale ad esempio centri di riabilitazione. Tutto sembra rispondere alla logica dei protocolli sanitari internazionali secondo i quali, ad esempio, un centro nascite con meno di 500 parti anno è considerato a rischio. Banalmente una questione di numeri; ma solo numeri? Vi fareste operare da una equipe operatoria che fa tre interventi l’anno di ernia del disco o da un chirurgo che ne compie trecento? La risposta sembra ovvia, ma per molti sindaci e comitati locali pro ospedale la questione non pare rilevante.

L’ospedale che salva la vita o l’ospedale sotto casa?
Tuttavia a Tortona, Ovada e Acqui si chiudono reparti che effettuano pochi interventi e hanno poche nascite concentrando le prestazioni a Novi e Casale che dovrebbero quindi avere più posti letto e più personale qualificato. È insurrezione: tra l’ospedale sotto casa e l’ospedale che salva la vita, ai cacciatori di consensi, pare più ovvio l’ospedaletto sotto casa. Non la pensano così i malati, che quando hanno un problema serio vanno alla ricerca dell'eccellenza della cura, e non della struttura più vicina a casa. Ma Sindaci e comitati insorgono e protestano contro tali scelte. Un mix di legittime preoccupazioni, calcolo politico e interessi localistici. A capo della matassa da sbrogliare, Gilberto Gentili, dal 2015 direttore generale dell’Asl Al chiamato a continuare l’opera razionalizzatrice. Ma tra reparti chiusi e poi riaperti (in parte), rumors di trasferimenti di personale che appaiono poco congrui e appalti multimilionari ricevuti in eredità e che non andrebbero esattamente nella direzione della riduzione della spesa, il risiko della nostra sanità rischia di diventare una sorta di tela di Penelope. In attesa di qualche chiarimento vi rinviamo alla prossima puntata di questa inchiesta. Nell’attesa le 13 domande che abbiamo inviato alla direzione sanitaria dell’Asl Al.

1) Il Dea di Novi versa in una drammatica crisi di sovraffollamento con evidenti disagi per il personale e possibili fattori di rischio per gli utenti. Al pronto soccorso di Novi convergono infatti anche i pazienti di Ovada e Tortona; è previsto un adeguamento del personale medico e infermieristico e quando?
2) Negli ospedali di Acqui, Tortona e Ovada sono stati chiusi interi reparti tra cui urologia, cardiologia, ostetricia, pediatria, neurologia. Tali reparti sono stati concentrati presso l’ospedale di Novi. È quindi presumibile che nei presidi di Acqui, Tortona e Ovada vi sia personale medico e infermieristico in particolare, liberato da compiti assistenziali. Come mai invece si trasferisce personale da Novi che ha molto più lavoro presso presidi ospedalieri che chiudono reparti?
3) Ortopedia Novi: nei piani sanitari regionali ortopedia di Novi doveva avere un reparto dedicato; ad oggi sono disponibili solo alcuni posti letto “parcheggiati” in chirurgia, a quando un vero reparto?
4) Se, come parrebbe, l’apertura di un nuovo reparto di ortopedia sembra imminente,
la figura del caposala diventerebbe indispensabile. Come mai invece si trasferiscono caposala da Novi?
5) È vero che il responsabile di coordinamento (caposala) del day surgery di Novi verrà trasferito ad altro incarico a Tortona e il servizio day surgery accorpato al reparto di chirurgia?
6) è vero che il servizio di formazione professionale degli operatori sanitari del presidio ospedaliero di Novi sarà cancellato e il personale trasferito ad Alessandria?
7) Corrisponde al vero che il responsabile della centrale di sterilizzazione di Novi sarà trasferita a Tortona e il servizio di sterilizzazione accorpato al blocco operatorio?
8) A parte l’ospedale di Novi Ligure, il servizio di sterilizzazione degli ospedali di Acqui, Ovada, Tortona e Casale è stato affidato in appalto a ditte esterne; è vero che l’appalto di sterilizzazione dei ferri chirurgici è in scadenza nel 2017?
9) La gara d’appalto verrà rinnovata? e quali presidi ospedalieri vi verranno ricompresi?
10) è vero che la spesa complessiva (IVA compresa) per sterilizzazione e servizi software nei 9 anni della durata dell’appalto ammonterebbe a circa € 43.000.000 ?
11) E’ vero che lo strumentario chirurgico sterilizzato da ditte esterne non è più di proprietà dell’Asl Al?
12) è possibile avere copia del bando di gara e relativa delibera di assegnazione del servizio di sterilizzazione alle ditte Raseco, Servizi Italia, Servizi ospedalieri, Sogesi ?
13) è vero che presso il presidio ospedaliero di Ovada sarà riattivata una sala operatoria di chirurgia generale e che personale medico sarà aggiunto all’organico di pronto soccorso?


 
12/12/2016
Andrea Vignoli - a.vignoli@ilnovese.info
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