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Casale Monferrato

"Nessuna provocazione. Volevamo solo spiegare..."

A distanze di due settimane, non si sono ancora spente le polemiche dopo il convengo di Casale sull'omofobia. Abbiamo sentito Margherita Garrone, responsabile del Movimento per la Vita per il casalese
casale monferrato omofobia portestaCASALE MONFERRATO - “Non siamo stati provocatori né questo era lo scopo della serata. Semmai si guardi a quelli che contestavano già all’ingresso ancor prima di sentire quello che avremmo detto”. Spiega così Margherita Garrone, responsabile casalese del Movimento per la Vita, l’episodio che ha fatto salire agli onori della cronaca Casale Monferrato il 22 settembre. In quella domenica il movimento, insieme ad altre associazioni, aveva organizzato una conferenza dal titolo “Gender, omofobia, transfobia, verso l’abolizione dell’uomo?”.

La serata aveva scatenato le proteste del mondo LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). I militanti delle associazioni hanno considerato l’obiettivo della conferenza propagandistico, accusando inoltre i relatori di parlare di omosessualità in termini fortemente negativi con dati scientifici non attendibili. Se lo scopo era quello di parlare della legge sull’omofobia in approvazione in Senato, dicono, il discorso è stato ampiamente fuori tema. Le tesi espresse sarebbero state una ferita aperta sulla pelle di molti che hanno vissuto storie di discriminazione.

A due settimane dall’accaduto, con il clamore un po’ spento e le acque più calme, abbiamo chiesto alla signora Garrone una risposta alle accuse delle associazioni LGBT. “Il nostro intento era quello divulgativo per far conoscere intanto cosa significa gender, omofobia, transfobia: termini che si usano spesso ma che la gente comune non sa cosa vogliono dire. Poi volevamo parlare delle legge e delle conseguenze pratiche che comporterà. Se si dice che non ne abbiamo parlato è falso. Il secondo relatore parlava esplicitamente di articoli di legge. Ma è logico che in mezzo al chiasso, con proteste verbali violente non è stato facile sentire”.

“La serata non era omofoba e non voleva esserlo – prosegue la responsabile del movimento casalese - Voleva solo spiegare questa legge che si sta approvando nell’iter parlamentare, ripeto. Credo però che purtroppo questo non siamo riusciti a farlo. Ci sono persone che non ce lo hanno permesso. Ci sono alcuni, che conosco personalmente, che mi hanno detto che quando hanno visto come era già il clima fuori dal teatro se ne sono tornate a casa. Il fatto che i manifestanti si siano presentati fuori dalla porta penso che abbia avuto il significato di voler impedire lo svolgimento della serata”.

A differenza di quanto detto da associazioni come “Tessere le Identità”, gli organizzatori del convegno sostengono che più che essere provocatori sono stati oggetto di provocazioni. “Da Torino si sono organizzati gruppi appositamente per venire a contestare. C’era un comunicato di ArciGay che invitava al ritrovo in piazza per raggiungere il luogo del convegno. È poi difficile immaginare che siano stati provocati quando già ancora prima che si iniziasse a parlare sono scattate le proteste. Credo anzi ci fosse una precisa strategia per disturbare il discorso con persone che si alzavano continuamente per andare ai servizi sbattendo le porte, rumori di fondo per impedire ai relatori di parlare. È stato un crescendo”.

Al di là del caso specifico, le posizioni tra alcune associazioni del mondo cattolico e il mondo gay sembrano comunque rimanere lontane. “Una delle cose che si voleva spiegare nella serata è che la categoria di omofobia non esisteva fino a che non è stata fatta la legge – spiega la signora Garrone- Nella costituzione era già presente una legge che proteggeva tutti i tipi di discriminazione, l’omofobia poteva benissimo rientrare tra queste. Una legge fatta apposta significa in realtà voler dare un privilegio a questa categoria. Se siamo di questa linea perché non facciamo allora una legge per ogni categoria di persone maltrattate?”.

10/10/2013
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