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Alessandria

Processo Fabbio: riesame dei periti. E' muro contro muro

Si è tornati in aula per il riesame in contraddittorio dei periti nel processo che vede imputati i tre ex amministratori Fabbio, Vandone e Ravazzano. Da un lato la tesi sostenuta dai consulenti dell'accusa e dall'altro la contro-perizia della difesa Vandone, messe a confronto. Cavallone: "Udienza neutra". A giugno la discussione tra le parti
 ALESSANDRIA - Il riesame in contraddittorio dei due periti di parte, dell'accusa e della difesa, nel processo che vede imputati per abuso d'ufficio, falso ideologico e truffa i tre ex amministratori del Comune di Alessandria, il sindaco Piercarlo Fabbio, l'assessore alle Finanze Luciano Vandone e il ragioniere capo Carlo Alberto Ravazzano, è stato un muro contro muro.
“Un'udienza neutra” è stata definita da Roberto Cavallone, avvocato difensore dell'ex primo cittadino. Si è tornati in aula questo giovedì 8 maggio con una nuova relazione di una trentina di pagine dei due periti dell'accusa, il dottor Davide Di Russo e la dottoressa Elena Brunetto, che hanno presentato nuove osservazioni alle contro deduzioni della perizia del consulente della difesa Vandone, il dottor Alberto Matteazzi.

A sostegno della tesi dell'accusa (maggiori entrate e minori spese, con slittamenti di impegni dal bilancio dell'anno 2010 all'anno 2011, modalità che permetteva di stare nel Patto di Stabilità), i due consulenti del pm Riccardo Ghio hanno voluto ripercorrere l'arco temporale della loro analisi: “Noi abbiamo depositato la nostra perizia il 30 ottobre 2011. Un mese dopo (il 17 novembre) la magistratura contabile della Corte dei Conti di Torino ha riscontrato delle criticità. Senza aver visto i nostri documenti, ha fatto le nostre stesse osservazioni”. Come a dire che anche la Sezione di Controllo era giunta alle stesse conclusioni. A fine anno la giunta Fabbio riapprova i rendiconti 2009, 2010 e il preventivo 2011, modificati alla luce delle richieste fatte dalla Corte dei Conti. “Ma tutto quello che non è stato cambiato in quei bilanci portava alle stesse conclusioni?”. Risposta: “si”. Ad essere depositato al collegio giudicante è anche il documento che attesta “il mancato rispetto del Patto di Stabilità 2010, per -14 milioni, a firma del ragioniere capo e del sindaco Fabbio”, redatto a seguito dei nuovi accertamenti di contabilità, ovvero dopo le modifiche apportate ai “bilanci incriminati” e votate a fine anno 2011 dallo stesso Consiglio comunale.

Prima di entrare nel merito dei singoli capitoli e voci di bilancio, portate ad esempio in prima istanza dai due consulenti dell'accusa, poi riprese e contro-osservate dal dottor Matteazzi della difesa, e oggi riesaminate da entrambi i periti, ad essere messa “sotto accusa” è stata la modalità di calcolo del Patto di Stabilità, procedura che negli anni è stata più volte modificata e aggiornata dallo stesso Ministero delle Finanze. “La procedura riportata dal consulente della difesa per il conteggio del Patto di Stabilità è errata. Per il Patto del 2010 il riferimento per calcolare l'obiettivo da rispettare è il rendiconto, ovvero la gestione amministrativa, del 2007. Non bisogna prendere come riferimento la media del triennio 2003-2005, citata dal collega Matteazzi”. Diversa è anche la “materia” presa a riferimento: “nel 2010 il Patto viene calcolato attraverso il meccanismo del saldo di competenza mista, ovvero entrate correnti e in conto capitale e spese correnti e in conto capitale” spiega Di Russo. “La media del triennio precedente (2003-2005) faceva riferimento al calcolo del Patto di stabilità dell'anno 2007, ma venivano esaminati solo gli incassi e i pagamenti, quelli reali giunti in Tesoreria, e non gli accertamenti”. Insomma “questione di matematica” sostiene l'accusa: “le modalità del calcolo del Patto non sono opinabili, perchè sono conti matematici”.Allora se il riferimento è il 2007, voi il saldo finanziario di questo anno lo avete verificato?” chiede l'avvocato Luca Gastini della difesa Ravazzano. “No” è la risposta.

Ed è proprio su questa “mancata verifica” che torna a puntare i piedi anche il perito della difesa, dottor Matteazzi. “Infatti il vero problema è proprio il 2007, il rendiconto di riferimento, perché sul risultato di questo anno non è stata fatta nessuna verifica”. E a sostegno della cifra di partenza, quella dei -377 mila euro, identificata come obiettivo di Patto dall'accusa, che era stata presa di mira nella contro perizia della difesa, a riprova di un “risultato che non cambia molto e non si discosta di grosse cifre”, il perito Di Russo ha provato a fare dei tentativi definiti da lui stesso “scolastici”, ma esemplificativi. “Visto che era prassi consolidata – ha spiegato il consulente del pm Ghio – spostare da un anno all'altro gli impegni, ho provato a calcolare l'obiettivo programmatico, raddoppiando e anche a dimezzando i valori di partenza, quindi il saldo di amministrazione: il risultato era in un caso -784 mila euro e nell'altro -198 mila come obiettivo. Ovvero il Patto non sarebbe comunque stato rispettato. “Visto questi esempi, tentativi dimostrativi per assurdo, - chiede il pm al perito della difesa Vandone – crede che con ulteriori modifiche si potesse arrivare ad un +14 milioni, ovvero a rispettare il Patto?”.

“Queste cifre si possono moltiplicare per due o per tre, ma se il valore di partenza è basso anche i conseguenti calcoli daranno cifre molto basse” ha risposto il dottore commercialista Matteazzi. “Si ma, di contro, per stare nei 14 milioni bisogna partire da delle perdite allucinanti – controbatte Ghio – come 500 milioni di perdita, su un bilancio di 100”. Assurdo per l'accusa, che muove delle perplessità su tutta una serie di capitoli e di impegni sia di spesa che di entrata che erano stati esaminati nelle prime deposizioni, come tra le entrate la riscossione delle multe e tra le spese i trasferimenti al Cissaca, basati su contratto di servizio e quindi non considerabile come un “contributo generico” o una tantum, visto che si riferisce all'attività svolta dal Consorzio dei servizi socio assistenziali sulla base di una convenzione e di uno statuto. O per dirla alla Ghio, “si tratta di un obbligo giuridico che non si può cancellare né banalizzare come se fosse un tributo qualsiasi”. Con il contraddittorio terminato con il consulente della difesa, che ha confermato le osservazioni da lui riportate nella prima perizia scritta, la fase istruttoria si può dire conclusa. Ora le parti torneranno in aula per la discussione, prima dell'accusa, poi delle parti civili e infine della difesa il 5 e 6 giugno, in attesa di settembre per l'udienza di replica e per la sentenza.
9/05/2014
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