Alessandria

Processo Repetto: chiesti 3 anni e 9 mesi per truffa e abuso d'ufficio

Questa è la richiesta di condanna del Pubblico Ministero per i 5 capi d'accusa di truffa (rimborsi chilometrici gonfiati) e per quello di abuso d'ufficio (assunzioni facili) imputati all'ex presidente Amag, Lorenzo Repetto. Per la difesa "assoluzione totale perchè il fatto non sussiste o non costituisce reato". La sentenza è attesa per il 20 gennaio
 ALESSANDRIA - La richiesta di condanna per l'ex amministratore delegato e presidente di Amag, Lorenzo Repetto da parte del Pubblico Ministero Riccardo Ghio nel processo che lo vede imputato con l'accusa di truffa e abuso d'ufficio è stata di 3 anni e 9 mesi. Cinque i capi di imputazione di “truffa” per i rimborsi chilometrici gonfiati che hanno portato alla richiesta di 2 anni e 9 mesi e 1200 euro di multa. Per le “assunzioni facili”, irregolari, di 34 persone senza gara pubblica ma a chiamata diretta la richiesta di pena è stata di 1 anno e 10 giorni. La sentenza è attesa per il 20 gennaio.

Dei cinque capi d'imputazione di “truffa” il primo è relativo alla distanza casa-lavoro e al rimborso che l'ex presidente e ad Amag chiedeva per questo tragitto. Secondo le indagini della Guardia di Finanza, si oscilla tra i 30 e i 34 chilometri tra Castelletto, paese di residenza di Repetto e la sede dell'azienda alessandrina. Mentre Repetto si è fatto rimborsare 40 chilometri a tratta. “Un differenziale di 6 km per ogni viaggio che per ogni anno portano a somme ben superiori rispetto allo stipendio medio di un magistrato” ha commentato il Pm nella requisitoria. Sostenendo come nel regolamento del CdA dell'azienda gli indennizzi fossero previsti per il percorso “naturale” da casa a lavoro, senza cioè considerare “eventuali giri che allungassero il percorso per svolgere le funzioni di padre, portando a scuola a Novi Ligure la figlia o per passare dal depuratore dove Repetto aveva avuto per un certo periodo una carica di rappresentanza”. Le “paure” del Pm, rivolte al collegio dei giudici, sembrano essere quelle di un rischio di “banalizzazione giudiziaria”, non considerando però che con questa condotta l'imputato in quattro anni si è messo in tasca dei soldi in più, oltre al "genoroso" stipendio di 170 mila euro come presidente e amministratore delegato del gruppo Amag. “Coloriture” del Pubblico Ministero sono state definite dal difensore di Repetto, Luca Gastini. Che ha parlato della presenza nelle fatture Telepass di percorsi anche autostradali (che erano invece stati definiti inesistenti dalle Fiamme Gialle). “Quindi i 40 chilometri sarebbero una media tra i 34 del percorso stradale e i 47 di quello autostradale che sebbene non preponderante è presente”. Fare la “media” non costituisce un dato falso e tanto meno un reato di truffa, secondo la difesa.

Ad avvalorare la propria tesi l'accusa precisa come in un anno (il 2010 ad esempio) su 52 domeniche Lorenzo Repetto se ne sarebbe fatto rimborsare 32, “cioè quasi tutte se si esclude il periodo natalizio e quello delle ferie estive di agosto”. Rimborsi per molti più chilometri come “forfait” per gli spostamenti intra-comunali, ad esempio in Comune o all'Arpa? “Queste non sono trasferte, non possono essere considerati spostamenti degni di rimborso – sottolinea Ghio – Quindi si faccia attenzione a non considerarle come 'tampone' dei 40 chilometri per cui si richiedeva l'indennizzo”. Gli spostamenti in città, fatti con la macchina di proprietà non sono stati considerati trasferte, ma si aggiungono alla “media matematica” tra i due percorsi, visto che erano brevi viaggi per attività di competenza dell'azienda, lungo “l'ampio perimetro di cui si compone il territorio alessandrino, tra sobborghi e periferie” è stata la replica della difesa per smentire l'alone di “artificio” sotteso nella tesi dell'accusa.

Anche le modalità di calcolo delle indennità chilometriche erano decisione del “dominus” - come lo ha definito più volte il Pubblico Ministero – che dettava al CdA come operare. Così oltre ad aver segnalato un'auto a benzina, anziché a diesel quale era l'Audi A8 di Repetto, per l'accusa anche i coefficienti di riferimento per fare il calcolo del rimborso erano sbagliati. “Tutto è stato fatto con artificio dall'imputato” che faceva e disfava a suo piacimento, dalla descrizione resa da Ghio. “Se avesse applicato i vecchi coefficienti (quelli prima della decisione di cambiamento con una delibera del Consiglio di amministrazione) avrebbe preso la metà. Questo perché i coefficienti di calcolo variano in base alla richiesta di chilometri totali, ovvero in modo progressivo: più chilometri si fanno, più scende il coefficiente su cui calcolare la somma di rimborso”. Tutto fatto ad arte per ingannare secondo l'accusa, così come l'escamotage della “interpretazione autentica” richiesta (ma anche fatta) dallo stesso presidente Amag. Una interpretazione “a tre mani” è stato dichiarato da un testimone, “che sembra più il gioco delle tre carte” ha replicato Ghio. “Repetto si faceva le richieste e si dava le risposte da solo”. Queste per il Pm sono tutte condotte che portano al “dolo”. Un ruolo da “dominus” contestato invece dalla difesa: “meri errori degli uffici. L'imputato non era colui che cercava i coefficienti, che faceva le tabelle su cui fare i calcoli. Non ci sono prove ad avvalorare la tesi dell'artificio e dell'inganno attuato appositamente dallo stesso Repetto”. E senza considerare la condotta: “non è stato fatto finta di nulla, ma si è proceduto all'immediato rimborso di quanto contestato, ovvero 15 mila euro e la rinuncia ai 3 mila che gli spettavano ancora”. Anche il differenziale dei chilometri complessivi in più, “non è argomento abbastanza appetibile da poter essere considerato elemento di un atteggiamento doloso”. Per questo l'avvocato Gastini ha chiesto “l'assoluzione totale perché il fatto non sussiste o non costituisce reato”.
Richiesta dal Pm, invece, l'assoluzione per il reato di truffa legato al famoso viaggio a Roma nella stessa giornata in auto e anche in aereo (“un errore e disguido intercorso tra Repetto e gli uffici nella registrazione del biglietto” ha convalidato il difensore, Luca Gastini).

E sulle assunzioni “irregolari”, ovvero a chiamata diretta dello stesso presidente “che faceva colloqui e poi dava l'incarico” che dire? “Sono almeno 34 le persone assunte senza bando di gara, in un solo anno, quando la media prima era di una o al massimo due assunzioni”. Si può parlare di “ingiusto vantaggio”? Si secondo il Pm, che definisce come tale (con riferimento ad una sentenza del 2014 che “fa giustizia sulle interpretazioni che negano il vantaggio”) non il compenso per il lavoro svolto, quindi il guadagno del dipendente, ma l'aver ricevuto quell'incarico di lavoro. “Dolo intenzionale”: ci sono le ragioni di tutta questa esplosione di lavoro in azienda? Tanto da giustificare assunzioni fuori dalle norme? “No” per l'accusa. Sull'abuso d'ufficio, da parte del difensore, la richiesta è sempre di assoluzione, poiché “il fatto non sussiste o non costituisce reato”. In tutta la fase istruttoria – secondo la difesa – è mancato uno degli elementi sui quali si fonda questo reato e l'accusa di dolo intenzionale, ovvero “il chiedersi ed investigare sul perché siano state fatte tutte queste assunzioni”. “Quali sono le ragioni che hanno portato, nonostante le testimonianze di una crescita e un allargamento dell'attività dell'Amag a quel tempo, ad agire contra legem?”: questo aspetto non è stata approfondito. Nessun tentativo teso a chiedere il perché. E questo per l'avvocato Gastini è far venire meno il fondamento del reato di abuso d'ufficio.

Tutte le tesi dell'accusa a sostegno della richiesta di condanna, sono state riconfermate e sottoscritte anche dalla parte civile, Amag, rappresentata dall'avvocato Monti. Che ha precisato sia il danno “economico” arrecato all'azienda, quanto quello “morale”, come danno d'immagine. E per i quali ha chiesto in totale un risarcimento di 166 mila 603 euro, già decurtati dell'acconto di 15 mila euro dato dall'imputato. Nell'immediato, vista la possibilità che il collegio decida per la valutazione in sede civile della richiesta di risarcimento danni della parte civile, è stato chiesto un provvisionale come prova del danno maturato di 38 mila euro.
25/11/2015
Giulia Boggian - giulia.boggian@alessandrianews.it