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Alessandria

Rossa: “presto il registro delle unioni civili”. Adozioni per le coppie gay? “Io favorevole”

All'associazione Cultura e Sviluppo un incontro con il sindaco di Alessandria Rita Rossa, quello di Genova Marco Doria e lo psichiatra e psicoterapeuta Vittorio Lingiardi sul tema di "affetti e diritti". Cosa può fare lo Stato concretamente per tutelare le persone omosessuali? E cosa il singolo Comune?
ALESSANDRIA - Allo Stato dovrebbe importare se sei gay? E’ da questa domanda che è partita ieri, giovedì 12 dicembre, la riflessione a tre sul palco del salone conferenze di Cultura e Sviluppo. A discutere di cittadini, affetti e diritti si sono ritrovati infatti Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, autore di diversi scritti sul tema, e i sindaci del comune di Alessandria, Rita Rossa, e di Genova, Marco Doria. 

Al centro del dibattito il compito delle amministrazioni locali in tema di difesa dei diritti delle persone omosessuali, con più di un excursus sulla storia dei comportamenti omofobici, in particolare in Italia, sulla loro origine e sulla loro evoluzione, sulle difficoltà specifiche di chi viene colpito da discriminazioni, con attenzione mirata al bullismo omofobico che si manifesta nell’ambiente scolastico, e degli atti concreti che è possibile compiere in ambito normativo per garantire a ciascuno la piena espressione di sé.

Spiega Vittorio Lingiardi: “la ragione per cui ho deciso di occuparmi di affettività e diritti è stata la constatazione, direttamente sul campo, dell’esistenza di una correlazione forte fra la mancanza di un riconoscimento giuridico per chi è omosessuale, che ne equipari pienamente i diritti a chi ha un orientamento eterosessuale, e la creazione di un disagio psicologico ed emotivo, specie nei soggetti più deboli, che più facilmente finiscono per introiettare l’omofobia, fino a sentirsi intimamente sbagliati. Questa condizione per alcuni può essere estremamente pericolosa, e in diversi casi può portare, specie negli adolescenti, a pensieri suicidi e, testimoniano diversi episodi, perfino a mettere drammaticamente in pratica tali azioni”.

Le discriminazioni, oltre che essere condannabili sul piano etico, sono anche un costo per lo Stato, e il cosiddetto “minority stress”, cioè lo stress di chi vive uno stato di minoranza, è particolarmente forte nel caso di soggetti omosessuali, per i quali la famiglia non è quell’ambiente di validazione del proprio status come avviene in altri casi. Spesso gli adolescenti trovano difficoltà a fare coming out con i genitori e si trovano a sostenere in una pesante solitudine lo stigma della discriminazione. L’obiettivo dello Stato dovrebbe allora essere quello, secondo i relatori, di far raggiungere anche per le persone omosessuali il diritto all’indifferenza, in cui ciascuno, se non danneggia o limita con il proprio comportamento la libertà altrui, sia autenticamente libero di amare chi preferisce.

Lo Stato si dovrebbe occupare di omosessualità e diritti fintanto che esisteranno le discriminazioni e questa condizione di piena eguaglianza non sarà raggiunta. “I motivi che spingono a pregiudizi omonegativi - ha spiegato il professor Lingiardi - sono generati in maniera viscerale ed emotiva, ma se ci si affida alla ricerca scientifica è facile scoprire come le obiezioni cadano e lo stesso concetto di ciò che è naturale o non lo è, è in realtà fortemente mediato dall’elaborazione culturale che le diverse epoche propongono. Quel che è certo è che una certa porzione della popolazione, compresa fra il 4 e il 10%, è omosessuale, ma quali siano le ragioni dei differenti orientamenti resta un mistero. Ciò su cui è bene soffermarsi è però soprattutto come si è omosessuali, cioè la qualità della vita che si riesce concretamente a fare”.

Mentre molti Paesi negli ultimi anni hanno intrapreso un cammino di maturazione, anche da un punto di vista normativo, l’Italia resta una realtà piuttosto arretrata. Sul piano culturale un cammino storico è stato compiuto, anche grazie al riconoscimento indentitario del mondo gay.

Negli interventi dei sindaci vi è stata la testimonianza delle difficoltà che l’ambito amministrativo trova senza un quadro normativo nazionale all’altezza, ma Marco Doria, sindaco di Genova, ha potuto raccontare l’esperienza della città ligure, fra le prime in Italia ad aver introdotto il registro per le unioni di fatto, strumento utile non solamente per le coppie omosessuali, ma anche per tante coppie conviventi eterosessuali che si trovano tuttora senza diritti riconosciuti.

Il sindaco di Alessandria Rita Rossa - interrogata sul tema anche da una lettera proposta dagli esponenti del gruppo cittadini in difesa dei diritti Lgbtqi "Tessere le Identità" - ha annunciato a breve l’introduzione del registro delle unioni di fatto anche nel nostro capoluogo, sulla falsariga di quanto avvenuto alcuni mesi fa per il registro relativo al testamento biologico. “Sono battaglie che combattiamo con gli strumenti che abbiamo - ha spiegato il primo cittadino di Alessandria - con la convinzione che queste azioni di testimonianza siano anche utili a costruire un clima culturale differente e più maturo, che aiuti il piano nazionale a legiferare meglio in futuro. Io non sono favorevole solamente al pieno diritto delle coppie omosessuali a vedersi riconosciute le stesse possibilità di una coppia eterosessuale, ma anche di poter adottare dei bambini. Dove c’è un progetto di vita insieme e c’è l’amore non deve essere lo Stato a mettersi di mezzo. Capisco comunque anche le obiezioni che hanno alcuni esponenti della mia stessa maggioranza, assolutamente non pregiudiziali. Servirebbe un impegno maggiore di tutti per portare avanti certe battaglie di civiltà, anche alimentando il confronto e puntando sul ruolo crescente che hanno le associazioni. Certamente molti percorsi di crescita nella società partono dalla scuola, purtroppo una realtà mortificata da scelte nazionali che hanno riempito a dismisura le classi e tagliato costantemente i fondi per progetti specifici a tutela delle fragilità. Non penso solamente ai soggetti colpiti dal bullismo omofobico, che pure sono i primi a dover essere difesi, ma anche ai cosiddetti ‘bulli’, che spesso nei loro atteggiamenti rivelano un malessere interiore non colto”.

Di seguito, due degli spot suggeriti dal professor Lingiardi nel corso della serata: occorre una maggiore educazione negli adolescenti a dare sostegno a chi si trova discriminato. L’atteggiamento del bullo è vigliacco: spesso avviene in gruppo, concentrandosi su un soggetto solo e più debole. L’obiettivo deve essere quello di rovesciare questa logica, lasciando piuttosto in minoranza il bullo (al quale non dovrebbe mancare un supporto che lo aiuti a rendersi conto dei propri comportamenti sbagliati e a modificarli). Il secondo spot riguarda invece la campagna per i pari diritti in tema di matrimonio. Stesse vite, stesse esigenze quotidiane, stessi bisogni. Perché non stessi diritti? 









13/12/2013
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