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Alessandria

Sistemate le lapidi dei militi caduti nella Prima Guerra Mondiale: "ora hanno la giusta dignità"

Giovedì 24 maggio si è tenuta al "Campo della Gloria" del Cimitero monumentale cittadino la cerimonia per onorare la memoria dei soldati alessandrini morti nella Prima Guerra Mondiale. "Grazie a un'opera congiunta alle lapidi è stata finalmente ridata dignità"
ALESSANDRIA - Al Cimitero Urbano di Alessandria si è svolta giovedì 24 maggio una cerimonia particolarmente importante e partecipata. La data scelta non è stata casuale: il 24 maggio, giorno in cui l’Italia nel 1915 entrò ufficialmente in guerra contro l’impero Austro-Ungarico inserendosi a pieno titolo nel drammatico primo conflitto mondiale. 

Alla presenza delle Autorità Civili, Militari e Religiose, delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma, del FAI di Alessandria e di molti studenti delle scuole cittadine, si è svolta la manifestazione, resa intensa grazie anche al contributo del Coro della Scuola di Musica per adulti del Conservatorio "A. Vivaldi" della città.

Gli interventi - a cura del Capo-Delegazione del FAI di Alessandria dr.ssa Ileana Spriano (sotto l'intervento integrale ndr), dell'Assessore comunale dr. Giovanni Barosini (con delega al Patrimonio) e del Prefetto di Alessandria dr.ssa Romilda Tafuri - hanno voluto sottolineare le "ragioni legate all’affetto, al ricordo, alla consapevolezza del sacrificio di tanti concittadini soldati che qui sono stati tumulati perché vittime di quel conflitto: il primo veramente 'mondiale' della storia umana".



Il Campo dei Militi Caduti in cui si è svolta la cerimonia è stato oggetto nelle scorse settimane di un’accurata azione di ripulitura delle lapidi, d’intesa con l’Assessorato Comunale e grazie al diretto coinvolgimento della Delegazione di Alessandria del FAI, unitamente alla Ditta Gjoka, alla Ditta Zanetti e alla Ditta Bagliano.

La benedizione impartita da don Vittorio Gatti, Vicario della Diocesi di Alessandria e il canto - eseguito da tutti i presenti - de "La leggenda del Piave" hanno concluso la manifestazione.
 
ILENA SPRIANO - Capo-Delegazione del FAI di Alessandria

Ringrazio tutti di cuore! Le autorità presenti, le ditte: Gjoka, Zanetti e Bagliano e tutti i miei volontari FAI che hanno lavorato tantissimo per ridare al Campo della Gloria onore e dignità . Sono stati lunghi mesi di lavoro fatto con cura con piccole spazzole e con le mani a togliere erba , muschio e cacche di piccione. I lavori non sono ancora del tutto finiti, siamo tutti volontari e ultimamente c'è stato maltempo. A breve sarà tutto perfetto e lo manterremo in ordine per tutto il 2018. Noterete che ci sono date di decesso dopo la fine del conflitto, erano i militi che poi morirono negli ospedali locali: Cittadella- Ospedale di via 24 Maggio- case sequestrate di Via Piave. I feriti erano tantissimi! Oggi lo ridoniamo alla Città di Alessandria, augurandoci che queste 1000 lapidi rimangano impresse nella memoria di tutti questi giovani che ringrazio e che con noi celebrano il triste inizio della Prima guerra Mondiale 24 Maggio 1915. Un grazie particolare alla ditta Bagliano che, con il dono delle targhette ha fatto sì che queste lapidi scolorite non siano di militi ignoti, ma che i loro nomi corrano nei nostri animi ad imperitura memoria. Voglio ricordare a nome di questi caduti mio nonno: Spriano Pietro, una persona semplice, un contadino che come tanti fu chiamato alla guerra comportandosi con onore. Riporto le parole per cui gli fu conferita la Medaglia di Bronzo:

Capoguardia di batteria, assicurò, anche nei momenti più difficili, le comunicazioni della batteria stessa. Accorrendo personalmente nelle zone di maggior pericolo e infondendo con il suo esempio il sentimento del dovere, rese possibile l'assolvimento intero del compito assegnato alla batteria . MONTE PALO LOQUIZA 18 GIUGNO, AGOSTO, OTTOBRE 1917 (BOLL.UFF 1917 PAG 2805 ).   

Mio papà raccontava che era lui ad arrampicarsi sui pali delle comunicazioni con grande periglio, ma fu fortunato e torno al paesementre mia nonna accudiva già il primo figlio maschio. Uno dei pochi racconti di mio nonno ai figli era il pianto di chi riusciva momentaneamente a salvarsi dopo la Battaglia di Caporetto. Dopo quel massacro fu messo nelle retrovie. Mio zio, di cento anni, conserva l'unica sua lettera cartolina. che ci rimase perché non fu mai spedita. L’invio e l’arrivo della posta era un momento importante per i soldati al fronte. Con le lettere riuscivano a tenersi in contatto non solo con le famiglie, ma anche con un mondo Il “normale” al quale speravano di tornare. Non è facile trovare lettere dalle trincee. Come è noto la censura controllava e ‘censurava’ la corrispondenza per cui raramente chi scriveva lo faceva con sincerità, per timore di essere accusato di disfattismo e vigliaccheria; tra l’altro era atteggiamento comune quello di minimizzare i rischi e le situazioni drammatiche per non impensierire i propri cari. La maggioranza dei soldati era analfabeta e le lettere erano scritte da chi aveva studiato. Mio nonno aveva la seconda elementare e scriveva grosso grosso e probabilmente questa lettera gli fu scritta da un commilitone più dotto.
25/05/2018
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