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Ovada

Velo ok: vandalismo e abbandono per le colonnine arancioni

Qualche anno fa i bidoni arancioni hanno rappresentato l’ultima speranza dei sindaci nella sempiterna battaglia tra chi corre troppo sulla strada e chi va in comune a reclamare più sicurezza nei luoghi dove vive. E allora, eravamo tra il 2012 e il 2013, le colonnine arancioni hanno iniziato a proliferare ovunque, specie nei piccoli paesi
OVADA - Qualche anno fa i bidoni arancioni hanno rappresentato l’ultima speranza dei sindaci nella sempiterna battaglia tra chi corre troppo sulla strada e chi va in comune a reclamare più sicurezza nei luoghi dove vive. E allora, eravamo tra il 2012 e il 2013, le colonnine arancioni hanno iniziato a proliferare ovunque, specie nei piccoli paesi. Dovevano fare la guardia al centro di Carpeneto, già angusto di suo per pensare di schiacciare il piede sull’acceleratore, o sul rettilineo della piscina a Lerma, particolarmente frequentato d’estate.

Dovevano, i Velo Ok, diventare la garanzia per gli abitanti della frazione Gnocchetto che da tempo lamentavano le auto che sfrecciano sulla lingua rappresentata dall’ex statale 456 del Turchino da e per la Valle Stura. Quella strada, di competenza della provincia di Alessandria fino al confine con la Liguria, è diventata suo malgrado un simbolo della lotta contro la velocità per l’installazione di un vero rilevatore poi sparito in tutta fretta a cause dell’ennesimo cavillo sul codice della strada.

La reazione più violenta l’ebbero gli abitanti di Molare per tre Velo Ok piazzati in settecento metri in prossimità del ponte sull’Orba. C’era chi, arrivando da Ovada, sfrecciava sui tre chilometri precedenti per poi frenare, a volte brutalmente, alla vista del primo bidone. Non si contano le occasioni in cui la stessa colonnina è stata rovesciata sul campo accanto. Era il periodo in cui ancora la gente si chiedeva “ma il rivelatore ci sarà?”. Oggi quei pochi che ancora difendono l’utilità dei Velo Ok spiegano che almeno la luce intermittente blu scoraggia chi corre perché nelle ore notturne fa pensare a un’auto delle forze dell’ordine sul ciglio della strada.

Oggi, proprio in via Molare, delle due colonnine superstiti non si cura più nessuno. E rimangono li, promemoria di una battaglia persa, dell’impossibilità, forse dovuta alla scarsa volontà, di controllare davvero chi corre sulle principali arterie di collegamento tra i paesi.
30/01/2017
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