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Novi Ligure

L'arrivederci di Gianluca, che visse due volte

Nel 2007 gli viene trapiantato il cuore di un giovane deceduto prematuramente, Flavio Filipponi. La settimana scorsa una malattia l'ha portato via, ma lui ha onorato fino all'ultimo la memoria del ragazzo che gli ha permesso di vivere altri sei anni
NOVI LIGURE - Una vecchia regola del giornalismo dice: quando una storia è troppo complessa, quando evoca sentimenti difficili da dominare, comincia dall’inizio, dal primo “fatto”. Tutto il resto verrà da sé. E allora cominciamo da lì, da quel 5 agosto 2007, a San Donato Milanese. Disteso sull’asfalto c’è un giovane laureato in informatica, originario di Pavia, investito mentre attraversava la strada, all’uscita dal lavoro che aveva trovato appena due mesi prima. Qualche settimana e avrebbe festeggiato i propri 28 anni, in compagnia dei genitori, dei due fratelli, della fidanzata conosciuta sui banchi di scuola. Ma in un attimo i sogni di un ragazzo amante della vita svaniscono per sempre.

Si chiamava Flavio Filipponi. I genitori decidono di donare gli organi di Flavio, facendo sì che da quel tragico incidente scaturisse vita e sollievo per tante altre persone. Ma non basta: per perpetuare il ricordo del giovane pavese viene istituita la Fondazione Flavio Filipponi, il cui scopo è "aiutare e sostenere i bambini poveri, ammalati, senza istruzione o che hanno subìto violenze fisiche o morali, per dare loro l’opportunità e la speranza di una vita degna di una persona". Dal momento della sua creazione a oggi, la Fondazione ha realizzato molti progetti (in Etiopia, Tanzania, Camerun, Zambia, Eritrea, Brasile, Costa d’Avorio), soprattutto in ambito medico e sanitario.

La legge prevede l’anonimato per le donazioni di organi. Ma Pavia e Novi non sono poi troppo distanti e grazie a internet le notizie girano. Al novese Gianluca Gualtieri basta fare due più due per capire che quella data, il 5 agosto 2007, non poteva essere casuale, visto che poche ore dopo aveva ricevuto il dono di una seconda vita grazie al trapianto del cuore. Per Gianluca, all’epoca 43enne affetto da una grave forma di cardiopatia, la scelta dei genitori di Flavio era stata una vera e propria rinascita. Quella vita così precaria riprendeva vigore e forza, ritrovava coraggio e amore accanto alla moglie Giovanna Giordano e alla figlia Valentina.

Dietro l’angolo però si nascondeva una nuova e più grande tragedia. Pochi mesi fa, a ottobre, Gianluca si scopre ammalato di una neoplasia polmonare. Per lui, già immunodepresso a causa del trapianto, è il segnale che la fine si sta avvicinando. Assistito amorevolmente dal medico e amico Pietro Masini, Gianluca Gualtieri ha abbandonato la vita con grande serenità, quasi con allegria si potrebbe dire, scherzando con gli amici, circondato dall’affetto dei propri cari. “Questo è il funerale meno funebre che abbia mai celebrato”, ha detto il parroco la settimana scorsa, dando l’estremo saluto a Gianluca, scomparso poche ore prima del proprio cinquantesimo compleanno.

“Gianluca ha sempre voluto riuscire al meglio in tutto quello che faceva – hanno detto gli amici in chiesa – È stato il primo anche in questo triste frangente”. In effetti è vero: fin da piccolo non ha mai voluto essere secondo a nessuno. Quando sua sorella era stata allo Zecchino d’Oro si era impegnato talmente tanto con il maestro Tino Traverso che era stato accettato anche lui nella popolare trasmissione tv. Adulto, la sua passione era diventata il golf, che Gianluca Gualtieri ha citato anche nel proprio manifesto funebre. Sì perché il destino se non altro ha permesso questo al 49enne novese e ai suoi familiari: di avere il tempo di prepararsi a “passare dall’altra parte”.

E così Gianluca ha scritto. Ha scritto alla figlia Valentina, alla sua Gio’, ha scritto agli amici, ha scritto a tutti quelli che lo conoscevano ringraziando chi gli era sempre stato vicino. “Il mio è solo un arrivederci: sono convinto che la vita non finisce qui, non può essere fine a se stessa. Il nostro destino non è solo nascere, crescere e morire”.

Così come Flavio “gli aveva fatto il grande dono di un cuore giovane” e gli aveva “permesso di vivere sei anni felici”, anche Gianluca aveva deciso che la sua scomparsa dovesse in qualche modo aiutare gli altri. E in occasione dei funerali è partita a Novi una raccolta fondi a favore della Fondazione Filipponi: soldi che saranno destinati a soccorrere i bambini più sfortunati. “Spero solo che nel luogo in cui andrò ci saranno distese verdi, un sole splendente e soprattutto 18 buche”. Più che un addio, un inno alla vita.


28/03/2014
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