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Opinioni

Al cinema non perdete “Timbuctu”

Parafrasando Kafka, mi sento di dire che questo film “è un’ascia che può spezzare il mare ghiacciato che è dentro di noi”
OPINIONI - Se potete, andate a vedere “Timbuktù”. Parafrasando Kafka, mi sento di dire che questo film “è un’ascia che può spezzare il mare ghiacciato che è dentro di noi”. Per prima cosa, parla di un tema di lancinante attualità, il fondamentalismo religioso. In secondo luogo, è un bel film, doloroso e astratto, con immagini affascinanti del deserto e una musica meravigliosa. In terzo luogo, in questi giorni è in programma al “Macallé”, mitico cinema di periferia tenuto in piedi solo dalla ostinata, disinteressata passione di Fausto: e quindi potrete contribuire alla sopravvivenza di questo luogo - benemerito per chi ancora ha voglia, per vedere un film, di uscire di casa.

Scordatevi però della mitica Timbuktù della leggenda, regina d’Africa, dalle alte torri arrossate dal tramonto. La Timbuktù del film è un villaggio di fango in cui dettano legge miliziani jihadisti venuti da fuori, guardati letteralmente come alieni dai poverissimi abitanti, di cui non parlano la lingua, ma che incalzano ossessivamente con la pretesa di applicare la “sharia” a ogni manifestazione della vita di tutti i giorni.

Proibite le sigarette, la musica, il gioco del pallone. Proibito alle donne di uscire da sole, obbligo di indossare guanti e calze oltre al velo integrale. Matrimoni imposti, pena di morte per chi uccide, anche se in modo involontario, lapidazione per gli adulteri, sepolti nella sabbia fino al collo.

Non ci sono eroi in questo film, ma uomini fragili, maldestri, incoerenti, come siamo tutti : ed è ancora più terribile assistere alle conseguenze tragiche che scaturiscono inevitabilmente dal cieco tentativo di calare su questa complessità delle azioni umane la gabbia ferrea di regole dettate da un Dio spietato.

Se potete, andate a vederlo, e uscirete pieni di rabbia, di indignazione, di dolore – lo stesso che ha fatto scoppiare in lacrime il regista, durante la conferenza stampa in cui ha presentato il film a Cannes.
Vi porterete a casa però anche due momenti di luce, una surreale partita di pallone di stralunata, ipnotica poesia, che ha la grazia di una preghiera, e la musica struggente di quattro ragazzi in una stanzetta solitaria, nell’illusione di essere protetti dalla notte, una dolcissima voce femminile che canta “Questa è la mia patria, la mia terra, Timbuktù dove ora i bambini piangono “ – una voce che anche sotto le frustate continuerà a cantare.
22/02/2015
Maria Grazia Caldirola - redazione@alessandrianews.it
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