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Alessandria

Cala il sipario sul teatro tenda, ma "spettacoli ad Alessandria ce ne sono fin troppi"

Troppi spettacoli per un pubblico che è sempre lo stesso, o poca cultura per apprezzarli? Tra teatri che smontano, che non riaprono e cartelloni d'ogni genere ci si interroga se i mandrogni apprezzino quest'arte. Manca però il Teatro per bambini
ALESSANDRIA – Un tendone nero, a lutto, senza alcun commento. Il manager dello spettacolo Gianluca Valorio ha postato sui social network l'immagine funerea che fa il seguito ad un comunicato in cui denuncia le “problematiche grottesche” per la creazione del Teatro Tenda. Che chiude in anticipo.
Lo show di Antonio Albanese del 13 dicembre dovrebbe essere l’ultimo in quella struttura, nata – a dire di Valorio – tra mille peripezie e pochissimi aiuti. Gli altri spettacoli già in calendario verranno ospitati altrove. Magari all'Alessandrino. Dai quattro ingegneri per le pratiche burocratiche, ai 25 mila euro chiesti dal Demanio per l’affitto del suolo, fino alla richiesta di relazione geologica del terreno, l’impresa di continuare a portare grandi nomi ad Alessandria non proseguirà. Evidentemete i conti non tornano. Il de profundis del teatro tenda riporta a galla la discussione sull’offerta culturale locale, sempre orfana di un grande ‘contenitore’ come il Comunale.

Per Paolo Pasquale, patron dell’Alessandrino e del Kristalli, c’è fin troppa scelta: “E’ un periodo in cui quasi ogni sera l’Alessandrino ospita uno spettacolo”, fa i conti, “Che si aggiungono ai sette spettacoli della mia stagione, Capodanno compreso. Da imprenditore teatrale più per passione che per profitto devo sottolineare che da novembre ad aprile gli spettacoli ad Alessandria sono molti, di vario genere. E il pubblico è quello...”. Insomma, l’ampio ventaglio di scelte teatrali porterebbe ad una frammentazione del pubblico e ad incassi minori. “Purtoppo la gente vuole i comici, la prosa è solo per l’elite”, conclude Pasquale.

“Si può conciliare il botteghino e la cultura”, ribatte Monica Massone, Quizzy Teatro, in doppia veste di attrice e organizzatrice di Bistagno in Palcoscenico: “Col tempo impari a conoscere il tuo pubblico, e sebbene possano chiedere leggerezza, si cerca di offrire un pensiero e una riflessione in più. Anche la prosa può andare, ma dev’essere confezionata per un pubblico di oggi, con ritmi diversi”.
Non un classico-classico, insomma, ma magari qualcosa di rivisitato. “Strizzare l’occhio al nazional popolare fino ad un certo punto”, è l’opinione di Giusy Barone della compagnia Stregatti, anche lei impegnata in un cartellone, quello del Teatro San Francesco: “I classici si possono rivisitare ma se si segue troppo il pubblico si scende di livello...”. La scelta coraggiosa di non ‘cedere’ troppo al teatro-panettone pare stia ripagando, a fatica: “Nel mondo teatrale siamo come slow food: meglio la qualità che la quantità”.

Convinto che non sia mai abbastanza la proporta teatrale è anche Luigi Di Carluccio de Gli Illegali che hanno casa all’Ambra: “A teatro non vai certo per annoiarti, ma credo che ci sia richiesta d'ogni genere, anche se forse certi generi non portano a folle oceaniche".
Se i giovani pare non amino molto il teatro ("E neppure vanno al cinema", dice Pasquale), ai bambini mancano pomeriggi dedicati. "A chi ha figli tocca andare a Valenza”.
13/12/2018
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