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Cinema

Javier Zanetti raccontato dal regista tortonese Simone Scafidi

Domani, venerdì 27, uscirà in 170 cinema italiani - tra i quali l'Uci di Spinetta e lo Stardust di Tortona - "Zanetti Story", il docufilm sul campione argentino diretto da Carlo Sigon e Simone Scafidi, regista tortonese da anni trapiantato a Milano. AlessandriaNews.it lo ha intervistato per parlare del documentario, di Zanetti e dei precedenti lavori

CINEMA - Ci vuole fantasia per fare un film su Javier Zanetti; uno che in campo, ad estro e creatività, preferiva giudizio e pragmatismo, e che nella vita ha sempre mantenuto la testa sulle spalle (senza mai un capello fuori posto). A Simone Scafidi e Carlo Sigon la fantasia però non manca. Scafidi e Sigon sono gli autori di “Zanetti Story”, docufilm sulla vita e la carriera calcistica del mitico numero 4 dell'Inter, presentato in anteprima stampa al Cinema Arcobaleno di Milano lunedì 16 e in programma in 170 cinema italiani la sera del 27 febbraio. “Zanetti Story” è un'opera che racconta l'uomo prima del calciatore. Un calciatore che ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo a quasi 41 anni dopo aver collezionato 858 presenze in neroazzurro e 145 nella nazionale argentina e un uomo che ha fatto dell'impegno sociale una ragione di vita.
Uno dei due registi, Simone Scafidi (foto sotto), è un tortonese classe '78 trapiantato a Milano che da anni fa e insegna cinema; nel suo curriculum figurano due documentari, un film per il web e due film di fiction. Lo abbiamo intervistato per parlare del suo ultimo lavoro e non solo.


Simone, con Carlo Sigon sei il regista di “Zanetti Story”, docufilm sulla vita e la carriera della bandiera dell'Inter Javier Zanetti. Quando e come è nata l'idea di realizzare un documentario su un personaggio sportivo di tale spessore?
L’idea è nata a fine 2009. Con Carlo stavamo cercando di realizzare qualcosa di tutt’altro genere, un film sugli scandali finanziari, ma era produttivamente complesso. Ci siamo resi conto, per l’ennesima volta, di quanto sia difficile mettere in piedi un film in Italia. Allora abbiamo pensato: quale argomento infiamma ancora le masse? Risposta immediata: il calcio. Ed essendo entrambi interisti, ci è sembrato normale dedicarci a Javier Zanetti. Abbiamo portato il progetto a Luchino Visconti di Modrone, della Enormous Films, il quale si è subito entusiasmato all’idea. Da lì siamo arrivati prima a Javier, poi a Moratti, e l’Inter ha deciso di sostenere il progetto.

Nel mondo del calcio il nome di Zanetti è da sempre sinonimo di serietà, professionalità e abnegazione; Javier ha dimostrato queste qualità anche durante la lavorazione del documentario? Javier e sua moglie Paula sono stati al nostro fianco fin dall’inizio, sempre pronti ad aiutarci. Javier è come appare: rigoroso, di una linearità di pensiero e di percorso affascinante nella sua concretezza. Come dice il grande scrittore Albino Guaron nel film ‘Che fantasia serve per fare un film su Maradona?’. Ecco, genio e sregolatezza stimolano chiunque, quindi non sembrava agevole trattare un esempio di correttezza e di semplicità come Zanetti. Ma Javier ha qualcosa di mitico, non nel senso ormai volgare del termine, ma nella sua interpretazione sacrale di racconto dell’essere umano. Javier Zanetti è un uomo che ha costruito, ingigantito e difeso il proprio successo, proteggendolo da qualsiasi eccesso, esaltandolo con la sua paradigmatica costanza. Lottando ogni istante per essere sempre giusto e generoso.

Messi, Mourinho, Roberto Baggio, l'ex presidente Moratti e altri personaggi che hanno condiviso con Zanetti parte della loro storia sportiva. Qual è, tra tutte, la testimonianza che per qualche motivo in particolare ti ha più colpito?
Abbiamo raccolto quasi 30 testimonianze, è difficile non essere grato a tutti. Posso dire che le interviste realizzate in Argentina sono state quelle più commoventi. Abbiamo incontrato persone di un’umiltà toccante, calciatori, allenatori, campioni del mondo, semplici vicini di casa e parenti, che ci hanno aperto il cuore parlando di Javier. Tra i personaggi più noti, sicuramente Mourinho mi è sembrato il più preparato e abile di tutti, si è studiato cosa dire nei minimi particolari e ha reso un omaggio incredibile al suo capitano. Sia per la qualità delle sue parole, sia per la commozione, quasi a comando, con la quale ha ricordato la sera della Champions. Anche l’incontro con Roberto Baggio è stato emozionante, una persona di una gentilezza e di un’umanità profonda. Ma, come detto, tutti gli intervistati ci hanno dato molto.

Hai detto che sei interista, quindi questo mondo non ti è indifferente, che idea ti sei fatto del calcio italiano degli ultimi anni? Intendo soprattutto a livello dirigenziale e organizzativo.
Questo film è stato un viaggio spensierato, un ritorno ai momenti felici dell’infanzia, quando a 11 anni, nel 1989, festeggiavo in auto con mio padre per le campagne alessandrine la vittoria dell’allora scudetto dei record. Ora continuo a seguire l’Inter, ma non vado allo stadio da anni e quello che posso dire sul calcio sono banali considerazioni da esterno. Sicuramente è una realtà fuori dalla stessa realtà, con costi e stipendi sconvolgenti. Mi domando quanto tutto ciò possa ancora durare. Forse ci sarà un reset e si tornerà ad un calcio più umile e vero. Come quello di Zanetti. Come quello che ho intravisto in Argentina.

La tua carriera di regista non si limita però al documentario; nel 2007 hai diretto un film che ha ottenuto ottime critiche, “Gli arcangeli”, storia di un uomo tormentato dalla propria fede, e lo scorso anno è uscito il tuo ultimo lavoro, “Eva Braun”, che tratta di scandali sessuali e politici. Parlaci brevemente del tuo ultimo film.
Sì, ho diretto in tutto 5 film, molto diversi tra loro. Due documentari, un film per il web e due film di fiction. “Eva Braun”, in gran parte girato nell’alessandrino, è un film che mi sta dando molte soddisfazioni. E’ stato venduto con successo all’estero. E’ da poco uscito in Inghilterra, a marzo sarà su un’importante paytv australiana, lo stanno doppiando in tedesco per un’uscita in Germania, Austria e Svizzera tedesca, e anche in Corea del Sud e Taiwan è stato acquistato. In Italia, inutile dirlo, è tutto più difficile, ma il film uscirà sicuramente in dvd con un’importante etichetta, e forse sarà nelle sale a maggio.

Eva Braun racchiude per caso riferimenti non del tutto casuali a fatti o persone realmente esistiti?
E’ un film ispirato agli scandali sessuali e politici italiani degli ultimi anni. Ma non è un film su Berlusconi o su Nicole Minetti. Non mi interessa raccontare la realtà, ma reinterpretarla. Nel mio film si parla di un Paese dove il potere ingordo e deviato conduce chiunque, anche chi ha sogni e ambizioni oneste, a corrompersi. E’ un film che fa largo uso del non sense, perché davvero, in questo momento, è difficile prendere sul serio l’Italia.

Al momento stai già lavorando a qualche nuovo progetto?
Sì. Mentre giro video istituzionali e insegno cinema, ho in fase di sviluppo quattro nuovi progetti. Nella speranza che almeno uno diventi realtà.

Per chi volesse vedere prima possibile “Zanetti Story”, verrà proiettato in qualche cinema della zona?
Sì. Il film sarà in sala, il solo 27 febbraio alle ore 20.30, in 170 cinema. Nella zona alessandrina il film sarà all’Uci di Spinetta Marengo, allo Stardust di Tortona e al The Space di Montebello.

 

26/02/2015
Alessandro Francini - redazione@alessandrianews.it
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