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Cinema

Milano Film Festival 2011

Paper Street ha seguito anche il sedicesimo Milano Film Festival da poco conclusosi. In esclusiva il report di Giacomo Lamborizio.
È giunto ormai alla sedicesima edizione il Milano Film Festival. Nato come concorso riservato ai cortometraggi ha ormai raggiunto, sotto la gestione di Esterni, una rilevanza internazionale grazie al concorso lungometraggi, aperto a opere prime e seconde provenienti da tutto il mondo. Importante punto di richiamo per il pubblico sono le sezioni collaterali che prevedevano la retrospettiva completa dedicata ad un autore di rilevanza internazionale (quest’anno è toccato al regista di Philadelphia e Il silenzio degli innocenti Jonathan Demme) e, da quest’anno, la sezione Outsiders – un “fuoriconcorso” che ha raccolto anteprime di autori di maggiore esperienza e nome, tra cui Steven Soderbergh e Kim Ki-duk.

Film indipendenti, cortometraggi, documentari, anteprime, film d’autore il menù della settimana era ricco e la risposta del pubblico nei suggestivi scenari del Teatro Strehler e di alcuni cinema distribuiti tra Brera e il Duomo, oltre al cinema all’aperto allestito a Parco Sempione, è stata pronta, commisurata alla volontà degli organizzatori di radicare il cinema nel tessuto urbano della città.

Tra i film del concorso, abbiamo molto apprezzato Here di Braden King e Bleak Night del coreano Yoon Sung-Hyun. Here, film d’apertura, firmato dall’americano Braden King è la storia del cartografo Will al lavoro in Armenia e del suo incontro con la fotografa locale Gadarine. Un road movie anomalo sugli esploratori ai tempi di Google Maps dove l’antica arte della cartografia è presa come simbolo di una ricerca filosofica: che le nuove tracce su nuove mappe servano a portare saggezza e verità. Ma il percorso è accidentanto, e la difficoltà di fissare una mappa, che sia fisica o sentimentale, accompagna la ricerca dei protagonisti. Ottima la fotografia, perfetta nel dipingere i paesaggi e nello scolpire al centro le figure umane – esaltando l’espressività dei volti levantini.
Completamente di altro genere è Bleak Night, che ha raccolto una accoglienza più fredda dal pubblico. Film di diploma presso la Korean Film Academy del giovane Yoon Sung-Hyun (classe ’82), ha avuto un ottimo successo in patria oltre al plauso di molti festival in giro per il mondo. Storia di tre ragazzi, dove un padre assente cerca di ricostruire i motivi della morte del figlio adolescente Ki-Tae, incontrando i suoi compagni di scuola. Il disagio adolescenziale, la violenza delle relazioni tra giovani uomini non sono certo temi nuovi, ma Yoon riesce a muoversi in maniera indipendente, stando ben alla larga dagli stereotipi. Un film duro, ambientato in una periferia squallida e anonima, fotografato con colori plumbei. Esordio molto significativo, al netto di qualche ingenuità (di ritmo e di intreccio) sicuramente segna l’esordio di un cineasta di cui sentiremo parlare molto.

Il primo premio, e anche quello del pubblico, è andato invece a Italy: love it, or leave it, coproduzione italo-tedesca affidata a Luca Ragazzi e Gustav Hofer, registi e protagonisti del documentario che tratta con originalità di un dissidio fondamentale della nostra generazione: lasciare questo paese affondare da solo, o restare per cambiarlo? Un viaggio in 500 (quella vecchia) attraverso l’Italia, a caccia di esempi di resistenza umana e di “un paese che una volta faceva sognare le persone”. Attualissimo. io non sono qui

Tra le altre sezioni, segnalo la retrospettiva Fantastic Mr Poster, dedicata a Randall Poster, music supervisor tra i più quotati di Hollywood. Il mago delle colonne sonore ha personalmente presentato cinque film di cui ha curato le musiche e cinque che invece lo hanno ispirato. Tra cicche per intenditori, veri cult, Zoolander o Drugstore Cowboy per esempio, imperdibile era la proiezione notturna a Parco Sempione di I’m not there, il capolavoro di Todd Haynes sulle “vite” di Bob Dylan, di cui Poster ha rielaborato quaranta brani. Vi lasciamo un video per provarne la magia:





paperstreet
21/09/2011
Giacomo Lamborizio - giacomo.lamborizio@gmail.com
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