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Provincia

Annata disastrosa per il miele in provincia. Prezzi alle stelle e produzione quasi azzerata

Fiori senza nettare, pesticidi nei vigneti, ortaggi modificati che danno frutti senza impollinazione. E poi il caldo e la siccità. Per l'apicoltura è un anno ancor peggiore del precedente, già critico. Non si produce più miele in tutta la provincia.
PROVINCIA - “E' andata peggio”. Peggio del 2016, annus horribilis per l'apicoltura in provincia di Alessandria (e non solo). La stagione passata, la peggiore che memoria bucolica ricordi non era nulla in confronto a quella in corso, definita semplicemente un disastro.

A tracciare un bilancio sul raccolto di miele è Francesco Panella, Unaapi-Aspromiele: “Quest'anno è saltato tutto. Fiori e piante sono andate in stress e non hanno prodotto nettare. Poi c'è il problema dei pesticidi nei vigneti, la siccità, il caldo...”.
Così l'acacia 2017, il miele monoflora più importante, è praticamente introvabile. Roba da ricchi si dovrebbe dire, per quantità e, di conseguenza, per il prezzo: “Siamo ad un 5% di produzione media. Il castagno è al 30%, la melata rischia di saltare per il troppo caldo”.
Si difende il millefiori, ma le quantità sono sempre pochissime, e per i 250 apicoltori provinciali (quelli regolarmente registrati con partita iva) la possibilità di portare a casa almeno le spese per aver curato gli alveari è quasi un miracolo.

Fino a pochi anni fa l'apicoltura in provincia era un mercato da 3-5 milioni di euro, una discreta integrazione al reddito agricolo per tanti lavoratori delle campagne. In alcuni casi voleva dire anche il ritorno dei giovani, che nell'apicoltura trovavano una nuova vita lavorativa.

Ma negli ultimi anni questo new job è diventato sempre meno redditizio e il miele, sempre più caro. Ci si deve attendere un'ulteriore impennata dei prezzi: “Anche 15 euro a vasetto da 300 grammi”. Una quotazione 'ragionevole' potrebbe essere quella di Franco Giglio (CIA): 16 euro al chilo. “Oltre ai fiori che non danno più nettare dobbiamo fare i conti con le piante che fioriscono quasi tutte a tempo, vanificando gli sforzi di raccogliere un miele monoflora come l'acacia. Poi hanno inventato gli ortaggi senza semi i cui fiori non hanno bisogno di essere impollinati. Di questo passo le api non serviranno più”. Va bene che l'agricoltore non è mai soddisfatto al 100% del suo raccolto, ma qui il pessimismo è generalizzato, così come la preoccupazione per il futuro. “Camparci sopra è dura”.

“In compenso siamo invasi da miele cinese”, chiosa Panella, “Belgio e Inghilterra sono inspiegabilmente diventati produttori, quando storicamente non hanno miele”. L'accusa è che il prodotto extraeuropeo che non brilla certo in qualità e controlli sanitari diventi magicamente comunitario appena toccato il suolo del Vecchio Continente. “Se sul mercato il prodotto è scadente e pieno di zucchero ne risentono tutti”.
14/08/2017
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