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Provincia

Cala la cassa, ma non aumenta il lavoro

I dati diffusi recentemente dalla Uil e dalla Cisl evidenziano in provincia di Alessandria un calo significativo delle ore autorizzate. Però pesano gli effetti legislativi e il risultato non è della ripresa economica
ECONOMIA E LAVORO - Cala il ricorso alla cassa integrazione, ma non è del tutto un buon segno. Già la contrazione delle attività determina una perdita di posti di lavoro con aziende che chiudono e non usano nemmeno più questo strumento, ma anche le stesse norme sugli ammortizzatori sociali possono incidere sull’uso. I dati diffusi recentemente dalla Uil e dalla Cisl (la prima con il periodico rapporto nazionale del Servizio politiche attive e passive del lavoro, la seconda attraverso il report della Cisl Piemonte) evidenziano in provincia di Alessandria un calo significativo delle ore autorizzate. Sul fronte dei numeri il quadro di sintesi è questo: nei primi sei mesi di quest’anno in provincia di Alessandria sono state complessivamente autorizzate 3.100.975 ore di cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) contro i i 4.475.481 del 2015. Fra il primo e il secondo trimestre si registra già un andamento anomalo rispetto alla tendenza con il segno meno: a giugno c’è stato un incremento delle ore complessivamente autorizzate, passate da 1.496.62 di gennaio-marzo alle 1.604.343 di aprile-giugno (+7,2 per cento). Il dato è inferiore al secondo trimestre dello scorso anno, però la ripresa di cui sono stati diffusi indicatori nazionali positivi è un elemento critico. Il quadro appare più contradditorio per il settore industriale. “L’andamento complessivo di ore autorizzate in quest’ultimo trimestre è in diminuzione rispetto ai primi tre mesi del 2016, ma a giugno si evidenzia un picco di autorizzazioni di cassa straordinaria con 665.924 ore autorizzate, contro le 367.987 registrate a maggio, e le 204.719 di aprile” recita una nota della Cisl. Per Sergio Didier, segretario generale Cisl Alessandria-Asti, i dati “devono rappresentare un grande stimolo per sentirci ancora più impegnati per i prossimi mesi. Occorre da un lato essere consapevoli che siamo ancora lontani dal raggiungimento di un obiettivo soddisfacente, e dall’altro, però, dobbiamo essere convinti di potercela fare, cioè di ricostruire le condizioni giuste per la forza lavoro ed i tassi di occupazione che il nostro territorio può esprimere”. Tonio Anselmo, segretario Cisl Alessandria-Asti con delega alle Politiche dell’Industria, parla esplicitamente di “qualche timido segnale di ripresa dovuto anche alle misure e gli incentivi a sostegno dell’occupazione. Abbiamo poi la conferma – aggiunge - che parte del sistema economico e produttivo del territorio, oggi come in passato, ha mostrato di reggere grazie all’export che resta uno dei principali motori della ripresa sia locale che nazionale”. Visione da ‘mezzo bicchiere pieno’ con l’immancabile riferimento alle esportazioni (in calo nel periodo estivo, non ancora rilevato da tutti gli indicatori statistici) come elemento chiave, dimenticando però che il valore dell’export è concentrato solo in alcuni settori e in poche aziende che da sole hanno elevati valori aggiunti per le produzioni.

Guglielmo Loy, segretario generale confederale Uil, mette invece l’accento sugli effetti degli ultimi provvedimenti: “Quando il calo delle ore di cassa integrazione è frutto di novità legislative che ne riducono tempi e modalità di utilizzo, non crediamo si possa sostenere che sia diminuita la sofferenza del sistema produttivo”. Quindi il Servizio politiche attive e passive del lavoro evidenzia altri “elementi preoccupanti” come quello della cassa straordinaria che “avendo meno degli altri risentito dei cambiamenti legislativi in tema di ammortizzatori sociali, è l’unica gestione ad aver registrato una crescita (+12,6 per cento)”. C’è poi il numero medio mensile di lavoratori in cassa integrazione “che continua a mantenersi a livelli altissimi”. La Uil è chiara nell’analisi relativa alle ripercussioni degli interventi legislativi di razionalizzazione degli ammortizzatori sociali che “sono evidenti se si guarda ai dati della cassa integrazione ordinaria che registra una flessione nazionale del 31,1 per cento e, in misura più forte, della deroga (-35,1 per cento). Questi sono i primi effetti, non di una ripresa del sistema produttivo, bensì della riforma del sistema degli ammortizzatori sociali che ha introdotto nuove procedure per l’accesso all’ordinaria rallentandone in questi primi sei mesi l’utilizzo da parte delle aziende, ma anche della prossima scomparsa della deroga (ridotta attualmente a tre mesi)”. Il dato nazionale trova una coincidenza con i trend in provincia di Alessandria. Un territorio che appartiene a una delle regioni che insieme alla Lombardia sono state interessate dall’aumento delle ore richieste di cassa. Piemonte e Lombardia sono le realtà che in valori assoluti “continuano ad assorbire il maggiore quantitativo di ore di cassa”.
 
6/08/2016
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