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Novi Ligure

Cementir e Bundy: un anno con il fiato sospeso

I 12 mesi appena trascorsi sono stati difficile anche per i due stabilimenti di Arquata Scrivia e Borghetto Borbera, per i quali i mesi sono trascorsi all'insegna di scioperi e trattative
NOVI LIGURE - 2013 con il fiato sospeso per due aziende del novese: la Bundy e la Cementir. A Borghetto Borbera, le mancate certezze da parte della proprietà, la finanziaria statunitense Sun American Partner, sul futuro dello stabilimento, la mancanza di un piano industriale e l’ipotesi che la produzione di un nuovo componente, progettato in val Borbera, fosse destinato alla Turchia, portavano i lavoratori a dare il via, il 28 giugno, ai primi scioperi. I dipendenti incrociavano così le braccia per un'ora in ogni turno per quattro giornate. Una modalità di lotta soft, ma era solo l’inizio.

Nel mese di luglio, gli animi cominciavano a surriscaldarsi: Il trasferimento delle linee di produzione in Medio Oriente e l'assenza di investimenti da parte della proprietà facevano temere il peggio sul futuro del sito, fonte di lavoro per 180 dipendenti, tanto da spingere il sindaco di Borghetto ad annunciare l’intenzione di vedere la proprietà. Nell’autunno, il precipitare della situazione appariva chiaro a tutti. Alla fine del mese di ottobre, Fim Cils, Fiom Cgil e Uilm Uil e rsu proclamavano per martedì 29 ottobre sedici ore di serrata a singhiozzo, due ore a ogni fine turno.

Nel mese di novembre, arrivava l’atteso piano industriale, rivelatosi da subito una mazzata per i lavoratori. Giungeva infatti la conferma, da parte della proprietà, della volontà di non abbandonare il sito in val Borbera, ma a un prezzo carissimo per gli operai: 120 gli esuberi richiesti, su 180 dipendenti. Iniziava così il blocco della produzione e il presidio davanti ai cancelli. L’ultimo mese dell’anno è iniziato sotto il segno di trattative e proteste, fino alla risoluzione tra sindacati e azienda: restano a Borghetto tutte e cinque le linee di produzione, salvi i 180 dipendenti.

Il 2013 non è trascorso nel migliore dei modi nemmeno per la Cementir di Arquata Scrivia. Il rischio di chiusura del sito, come una spada di Damocle, ha pesato sui lavoratori dello stabilimento. L’accordo è arrivato a settembre: a cessare, unicamente l'attività del forno. Una manovra in grado di assicurare il posto di lavoro solo a 32 dei circa 70 dipendenti. Per i restanti, 2 anni di cassa integrazione straordinaria. Negli stessi giorni, arrivava però una notizia sconfortante.

Per un'azienda di Arquata salvata, un'altra viaggiava verso la chiusura. Con l’accoglimento da parte del giudice della richiesta presentata dal proprietario, Fabrizio Improta, La Officine di Arquata (Oda) 96 veniva dichiarata fallita. Ad ottobre veniva poi decisa la cassa integrazione straordinaria per un anno per i 30 lavoratori della Oda, grazie all’accordo tra il curatore fallimentare, il commercialista di Torino Walter Bullio, e i sindacati, raggiunto e sottoscritto in Regione.

 
31/12/2013
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