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Economia

Grano, tre nuove varietà per il pane del futuro

Il nuovo progetto di Cia e Confagricoltura insieme a ‘Produttori Mais’, ‘Settevie’ e ‘Centro agricolo San Michele’ per "produrre masse critiche e omogenee di frumento tenero da commercializzare in forma coordinata”. Sullo sfondo resta però sempre il problema di un territorio troppo frammentato
ECONOMIA - Nella ‘guerra del grano’ è arrivato il momento del passaggio dalla protesta alla proposta. Con un occhio a quanto avvenuto finora, senza polemica, ma cercando di rimediare a un progetto di collaborazione fra i coltivatori che non ha mai raggiunto gli obiettivi che le organizzazioni di categoria avevano individuato. Cia (Confederazione italiana agricoltori) e Confagricoltura Alessandria prima hanno deciso di fare fronte comune con una azione di protesta (il blocco delle contrattazioni della Borsa Merci della Camera di Commercio di Alessandria) poi di dare un contributo per superare, sebbene non subito, la crisi del grano causata da prezzi bassissimi e non rimunerativi.

Le due organizzazioni insieme alle cooperative ‘Produttori Mais’, ‘Settevie’ e ‘Centro agricolo San Michele’ hanno dato vita al progetto “Coltiviamo il buon grano di qualità” per “produrre masse critiche e omogenee di frumento tenero da commercializzare in forma coordinata”, come spiegano i responsabili associativi. “Per raggiungere questo obiettivo occorre adottare una tecnica colturale che consenta il raggiungimento delle caratteristiche merceologiche basilari per ogni contratto agroindustriale” è la puntualizzazione che arriva subito dopo. Le varietà individuate sono tre panificabili superiori/di forza: Bologna, Rebelde e Forcali “Il primo – spiegano Cia e Confagricoltura - è il grano di riferimento, conosciuto e apprezzata; Rebelde è una varietà emergente che quest’anno ha dato buoni risultati; Forcali è un frumento di nuovissima costituzione che dalle prime coltivazioni risulta essere piuttosto interessante sia sotto il profilo produttivo che qualitativo. Le tre varietà verranno affiancate, in prova, alle due più conosciute”. Condizione inderogabile per aderire all’iniziativa è “l’utilizzo di seme certificato e la risemina di grano di produzione aziendale non è assolutamente ammessa”.

Perché la scelta è caduta su queste varietà? “Sono quelle che forniscono le migliori produzioni nelle aree più fertili e vocate e consentono di produrre farine della qualità richiesta dal mercato e inoltre consentono un’ottimale partenze della coltura e assicurano la tracciabilità della produzione che nel caso del progetto ‘Coltiviamo il buon grano di qualità’ è fondamentale per ottenere quelle produzioni in quantità e qualità merceologica che le tre cooperative vogliono raggiungere” rispondono Cia e Confagricoltura.

Il problema rilanciato in modo pesante dalle organizzazioni agricole parte da un dato oggettivo: un valore del grano tenero che non arriva nemmeno a coprire i costi di produzione. Dal grano al pane i prezzi aumentano in media del 1450 per cento. Ogni quintale è pagato 14 euro il che vuol dire circa 14 centesimi al chilo per il grano tenero che viene usato per fare il pane. Attualmente in provincia di Alessandria sono coltivati circa 33.000 ettari con una resa media di cinquanta/sessanta quintali per ettaro per una produzione annua pari a circa 1.800.000 quintali.

Sullo sfondo c’è il nodo irrisolto della eccessiva frammentazione delle produzioni e della differenza fra varietà, mentre i molini locali acquistano sul mercato dei volumi elevati a determinati prezzi, fissati magari da oggi al giugno dell’anno prossimo, sulla base di contratti regolati da norme che assomigliano più a quelle che regolano le quotazioni per il petrolio. I produttori locali, frammentati e divisi fra loro, non riescono a fare massa critica. Ci avevano provato con il ‘Progetto di valorizzazione del frumento tenero alessandrino’, varato nel 2009 dalla Camera di Commercio in collaborazione con le associazioni agricole e gli operatori del settore, ma progressivamente “è stato gestito in funzione del Consorzio Agrario (la maggioranza è nelle mani della Coldiretti che controlla la maggioranza; l’impresa ha oltre dieci milioni di buco accumulato negli ultimi anni, ndr).

Doveva essere la risposta anche per i consumatori che avrebbero potuto trovare nelle panetterie il pane realizzato con il grano alessandrino. Invece anche questo progetto si è perso” ricordano i vertici di Cia e Confagricoltura. E così Coldiretti, ormai separata in casa sul fronte del grano, ha deciso di muoversi per conto proprio aderendo - insieme a Consorzio Agrario del Piemonte Orientale, CadirLab, molino Nova di Felizzano - al progetto di Oro Saiwa chiamato ‘Harmony. Il patto del grano buono’. L’anno scorso dopo una prima stagione sperimentale che ha coinvolto una decina di imprenditori alessandrini per un totale di circa 90 ettari coltivati, è previsto l’aumento della superficie con circa quattrocento ettari sotto contratto per una stima di prodotto (frumento qualità Harmony) da conferire pari a circa 20.000 quintali. Numeri locali, comunque, ancora troppo bassi rispetto alle richieste del mercato.
6/09/2016
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