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Economia e lavoro

Ilva, due cordate in lizza per comprarsi la fabbrica

Giovedì 30 giugno scadono i termini per la presentazione delle offerte per partecipare al bando e rilevare gli asset dell'Ilva. Mentre all'orizzonte si intravedono due cordate disposte ad acquisire il gruppo, a permanere è uno stato di incertezza, anche per lo stabilimento di Novi Ligure
ECONOMIA - La salvezza dell'acciaio italiano e di una fra le colonne portanti dell'industria passa attraverso due cordate, quelle che presenteranno un'offerta per partecipare al bando e rilevare gli asset di Ilva. Dopo mesi di trattative, è stata ufficializzata la cordata che vede Cassa Depositi e Prestiti insieme al gruppo Arvedi, di proprietà del cremonese Giovanni, attivo nel campo fin dal 1963, e con Delfin, la società di famiglia dell'imprenditore Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica. Nel gruppo sarebbe dovuta rientrare anche la turca Erdermir, ma a pochi giorni dalla scadenza i vertici della società hanno fatto sapere di non essere in grado di prendere una decisione. Anche se i tre rimasti dichiarano di essere aperti all'ingresso di nuovi partner o della stessa Erdermir se dovesse ripensarci.
Contro una cordata che è tutta italiana si “scontra” la Marcegaglia in accordo con ArcelorMittal, colosso industriale franco-indiano, leader nel settore dell'acciaio, nato dalla fusione di due tra le più grandi aziende del settore, la Arcelor e la Mittal Steel Company, avvenuta nel 2006. Questa seconda cordata nasce dall'unione di due fra i gruppi industriali che hanno maggiormente mostrato interesse per l'acquisizione dell'Ilva da diverso tempo.

Offerte, siamo al rush finale
Giovedì 30 giugno, alle dodici scadono i termini per la presentazione delle offerte. Poi ci saranno 120 giorni a disposizione degli esperti, incaricati con l'ultimo decreto del governo Renzi, per valutare i piani di risanamento e riconversione ambientale presentati contestualmente alle offerte dai concorrenti. Solo dopo, verranno valutate le offerte economiche.

Permane l'incertezza, anche a Novi
Con queste tempistiche, si può facilmente intuire che questo percorso si chiuderà a fine anno, perpetrando lo stato di incertezza vissuto finora dai lavoratori dell'Ilva, compresi quello dello stabilimento di Novi Ligure, dall'indotto a servizio delle industrie dislocate dal Nord al Sud dell'Italia, dagli stessi tecnici che stanno seguendo una situazione complicatissima, che va avanti da ormai quattro anni, fra sequestri, processi e tribunali, decreti di salvataggio da parte del governo e ipotesi di acquisizioni mai concretizzate.
30/06/2016
Lucia Camussi - l.camussi@ilnovese.info
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