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Novi Ligure

Industria novese, un anno vissuto pericolosamente

I mesi più difficili per l'Ilva, la vendita della Pernigotti al gruppo turco della famiglia Toksöz e la crisi dello stabilimento Marcegaglia di Pozzolo: il 2013 di alcune delle aziende della zona, tra casse integrazioni, lotte sindacali e scioperi
NOVI LIGURE - Un anno di affanni quello appena trascorso per alcuni dei principali stabilimenti novesi. Il 2013 novese si è aperto nel segno del caso Ilva, capace, da Taranto, di far tremare lo stabilimento di strada Bosco Marengo. Una questione che ha vissuto uno dei suoi momenti più ostici sul finire del 2012, con i lavoratori novesi obbligati ad assistere impotenti allo scontro tra il Governo, pronto a varare il decreto Salva Ilva annunciato dall’allora ministro Clini per sbloccare l'acciaio fermo a Taranto, e la magistratura.

In quei giorni, allo stabilimento novese la tensione era palpabile. Spiegava il segretario provinciale Uilm, Alberto Pastorello: "Era già da giorni che all'Ilva di Novi le lavorazioni stavano subendo un rallentamento. Stiamo andando incontro al fermo degli impianti”.

Dopo mesi di paura, il 2013 dell’Ilva è entrato nel vivo nel mese di giugno, con l’ipotesi di commissariamento trasformata in realtà. Nei primi giorni del mese, il Governo approvava un decreto con il quale Enrico Bondi veniva nominato commissario con potere anche sulle società controllate. Un commissariamento a scadenza, con il limite massimo di 36 mesi. Al suo fianco, come subcommissario, l'ex ministro dell'Ambiente Edo Ronchi. Dopo il commissariamento, allo stabilimento novese si aspettava con apprensione la conversione del decreto legge. Sulla situazione si era espresso Moreno Vacchina (Fim-Cisl): “In fabbrica si respira un clima quasi surreale, l’unica cosa che si può fare è continuare a tenere occhi e orecchie su Taranto e su Roma. Finora però i pagamenti arrivano in maniera regolare, così come i rifornimenti per le nostre linee produttive, che sono sufficienti almeno per tutto il mese”.

Nel mese di settembre, i primi segnali di ripresa facevano capolino all’Ilva di Novi, ormai ripartita quasi a pieno ritmo. L’anno del colosso della metallurgia si è concluso con un colpo di scena: l’accoglimento, da parte della Cassazione, del ricorso presentato dai legali della famiglia Riva, con conseguente annullamento del sequestro predisposto nel mese di maggio dal gip di Taranto, Patrizia Todisco. Tolti i sigilli agli 8,1 miliardi messi sotto chiave. Negli stessi giorni, la conferma per lo stabilimento novese: la tanto attesa ripresa della produzione diveniva realtà.

Ma l’anno appena trascorso non è stato tormentato solo per l’Ilva. Nel mese di luglio, un altro scossone scuote Novi: la Pernigotti, storico marchio della famiglia Averna, diventa turca. Ceduta al gruppo Sanset, detenuto dalla famiglia Toksöz, l’azienda dolciaria lascia (metaforicamente) l’Italia e comincia a parlare la lingua del Bosforo, lasciando i novesi nello sgomento. Nel mese di Novembre, l’ufficialità. In quelle giornate, il contratto di vendita veniva siglato a Milano nello studio di consulenza aziendale Vitale e la cessione del 100 per cento delle quote a gruppo della famiglia Toksöz diventava effettivo.

Nel mese di febbraio la crisi della metallurgia infieriva anche sulla Marcegaglia di Pozzolo. Terminate le prime 13 settimane di cassa integrazione ordinaria (decise a fine 2012), ne venivano prospettate altre 13 solo per il settore tubi d'acciaio, a causa di una contrazione dei volumi produttivi. Intanto, mentre si paventava l’ipotesi del decentramento produttivo e della chiusura dello stabilimento pozzolese, i lavoratori incrociavano le braccia per gli scioperi. In quei giorni, i sindaci di Novi e Pozzolo decidevano di incontrare i dipendenti e di chiedere un incontro con la dirigenza.

 
Per tutto il mese di marzo è proseguito il braccio di ferro tra i sindacati e la direzione centrale della 
Marcegaglia Spa. Il 26 del mese, in tutti gli stabilimenti del Gruppo venivano proclamate due ore di sciopero unitario, su decisione del coordinamento nazionale di Fim, Fiom e Uilm, contro la decisione di chiudere lo stabilimento pozzolese, o meglio le due linee di produzione facenti capo a 'Marcegaglia Spa'.

Nel mese di maggio, la notizia: lo stabilimento Marcegaglia di Pozzolo avrebbe visto la sua fine dopo 14 anni. La direzione annunciava il definitivo trasferimento dei 2 tubifici a Gazoldo degli Ippoliti. A Pozzolo, invece, si pensava al ramo "Buildtech", in base all’intesa stabilita coi sindacati Fim e Uilm. Dopo un’intensa e 
sofferta trattativa, arrivava anche l’accordo con la Fiom. La questione continuava poi nell’estate. Spiegava in luglio il direttore Risorse umane, Maurizio Dottino: "Dei 72 dipendenti, 19 sono stati assunti da Builtech. Per i restanti valuteremo chi potra' essere accompagnato alla pensione ed eventuali incentivazioni".

 
30/12/2013
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