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Alessandria

“L'azienda cresce, ma non possiamo stabilizzare tutti”

Dopo il primo sciopero dei lavoratori alla Bisio Progetti, per la mancata assunzione di diciotto precari con contratto in scadenza, l'azienda spiega i motivi della decisione. “Non entriamo nel merito delle scelte politiche sulla normativa del lavoro ma non possiamo che adeguarci alle nuove regole”
 
ALESSANDRIA – Su 265 dipendenti, 200 sono a tempo indeterminato, 65 con contratti a termine. In 18 sono “fuori” perchè era “impossibile”, secondo l'azienda,  prorogare i contratti a termine, già rinnovati per due volte. Avrebbero dovuto essere stabilizzati, stando alla nuova legge, il “decreto Dignità”.
Quello di lunedì scorso è stato il primo sciopero della storia della Bisio Progetti, azienda del gruppo Guala, che produce prevalentemente capsule per il caffè e confezioni monodose nel settore farmaceutico.
La Fiom Cgil, con la proclamazione della sciopero, ha voluto protestare contro una scelta, quella di non stabilizzare quei dipendenti, non condivisa e vissuta come “calata dall'alto”.
A quattro dei 18 esclusi, spiega ora l'azienda, sono stati proposti contratti a termine in altre aziende. Ne restano comunque 14 “fuori” dai cancelli dello stabilimento in zona D 3.
Dal 2015, eppure, la Bisio Progetti ha assunto 120 persone, di cui 80 stabilizzate. E, dicono, “anche per il futuro prevediamo una costante crescita”, poiché il mercato delle cialde è in piena espansione.
Però, “contrariamente a quanto chiede il sindacato, non possiamo individuare il personale da assumere unicamente in base all'anzianità, ma anche in base alle competenze”.

Nata nel 1989 come azienda di realizzazione di stampi, la Bisio si è collocata successivamente nel mercato delle confezioni in plastica che richiedono una tecnologia avanzata: da quelle dei detersivi con lo spruzzatore alle cialde. Settore, quest'ultimo, che fattura da solo 45 milioni di euro l'anno, su 60 complessivi.
Proprio per l'elevato impiego di tecnologie, “non possiamo non pensare ad un miglioramento delle competenze e di un certo livello di flessibilità del lavoro”.
Che tradotto, significa come è prevista una ulteriore crescita nei prossimi anni, ma i tempi li detta il mercato, non l'azienda singola, la quale vorrebbe “flessibilità”, possibilità di incrementare la forza lavoro se aumenta la produzione, di contenerla se il mercato rallenta.
“Restiamo un'azienda che negli ultimi anni ha avuto un tasso di assunzione superiore alla media”, ribadiscono dalla sede. Ricordano inoltre come “l'azienda abbia scelto di investire nel sito di Alessandria e non altrove. Crediamo che questo abbia avuto un evidente impatto positivo sul territorio”.
Insomma, stabilizzare i 18 pare non si potesse proprio fare e, del resto “non entriamo nel merito delle scelte politiche sulla normativa, ma non possiamo adeguarci alle nuove regole”.
Fiom contestava, poi, un altro punto, ossia la distribuzione di premi di produzione a discrezione, “con criteri del tutto soggettivi e senza coinvolgere le RSU nelle scelte organizzative, né per l’appunto occupazionali”.
Ma, fa presente l'azienda, “Sono ora avviate le trattative per la contrattazione di secondo livello”.
9/11/2018
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