Novi Ligure

Pernigotti, Di Maio: "Stop alla cessazione se l'advisor arriva a mani vuote"

"Se l'8 gennaio l'advisor non presenterÓ proposte di reindustrializzazione l'azienda dovrÓ aspettare prima di avviare la procedura di cessazione", ha detto Di Maio a proposito della Pernigotti di Novi Ligure
NOVI LIGURE – «Non mollate, avrete tutto il sostegno del governo». La visita del vicepremier Luigi Di Maio ieri ha portato un’iniezione di fiducia ai lavoratori della Pernigotti di Novi Ligure. Il ministro ha detto che «marchio e stabilimento non si possono dividere» così come non si possono «lasciare a casa i lavoratori che hanno contribuito a fare grande il nome di Pernigotti in Italia e nel mondo». Di Maio ha anche annunciato il varo di una legge che prenderà il nome dalla Pernigotti e che servirà a tutelare i marchi storici del made in Italy, collegandoli con il territorio di riferimento. Legge che però non potrà essere applicata al caso di Novi Ligure, ha ammesso il vicepremier grillino.

Soprattutto, Di Maio ha garantito che l’8 gennaio, a Roma, il lavoro dell’advisor incaricato di trovare imprenditori disposti a reindustrializzare lo stabilimento di Novi sarà messo sotto la lente d’ingrandimento. «L’advisor è stato nominato prima di Natale e deve avere il tempo di lavorare bene, altrimenti rischia di essere solo una nomina di facciata fatta per rispettare le normative – ha detto il ministro facendo proprie le preoccupazioni del sindaco Rocchino Muliere – Se martedì l’advisor venisse a dirci che non è riuscito a trovare soluzioni, vorrà dire che la proprietà dovrà aspettare prima di avviare la procedura di cessazione».

Di Maio è arrivato alla Pernigotti alle 10, accompagnato dal vicecapo di gabinetto Giorgio Sorial. Ad aspettarlo c’erano già numerosi esponenti dei Cinque Stelle (il candidato presidente alle elezioni regionali Giorgio Bertola, l’europarlamentare Tiziana Beghin e i parlamentari Jessica Costanzo, Susy Matrisciano, Elisa Pirro e Cristian Romaniello), il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, l’assessore regionale Gianna Pentenero, il sindaco di Novi con i colleghi di Pozzolo, Roccaforte, Serravalle e Vignole.

A fare gli onori di casa è stato Tiziano Crocco, segretario provinciale della Uila-Uil, insieme ai colleghi Marco Malpassi (Flai-Cgil) ed Enzo Medicina (Fai-Cisl). All’incontro con i lavoratori, Di Maio ha detto che «non si deve perdere la vocazione dolciaria di stabilimento di Novi» e che non è possibile «parlare di produzione per conto terzi». «Il governo metterà in campo tutti gli strumenti necessari a convincere i turchi ad accettare le proposte che arrivano dal mercato».

A Di Maio, gli operai della fabbrica hanno regalato il tricolore con le loro firme, un rito inaugurato da Yonny Chaves che si ripete fin dal primo giorno. Don Paolo Padrini ha portato la solidarietà del vescovo e ha chiamato per nome gli operai a uno a uno («Questi sono le nostre facce, ricordati di noi»), mentre Valter Pesce e Piero Frescucci hanno dato al ministro il punto di vista di chi da due mesi vive in assemblea permanente dentro lo stabilimento.
6/01/2019
Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info