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Opinioni

Autodifesa al femminile: quando un corso è realmente efficace

Se è vero che la donna è meno forte e fisicamente strutturata in modo diverso rispetto all’uomo, è altrettanto vero che dispone di risorse aggressive sufficienti a scoraggiare o neutralizzare temporaneamente un aggressore. Combattere questa condizione di “soggezione psicologica” e rifiutare la condizione di vittima a priori è il primo passo per pensare di potersi difendere
OPINIONI - Il termine “autodifesa” viene inteso spesso solo come l’acquisizione e la padronanza di un insieme di tecniche da utilizzare contro l’aggressore ma questo, specie se si parla di autodifesa al femminile, può provocare o una falsa sicurezza nelle proprie capacità non corrispondente alla realtà e, quindi, aumentare anziché ridurre il rischio in caso di esposizione a situazioni pericolose oppure determinare una percezione di impotenza condizionata dal falso mito della “donna come sesso debole”. Purtroppo questo luogo comune della maggior debolezza e vulnerabilità della donna la rende più facilmente vittima di aggressioni, sia perché chi aggredisce è convinto di non incontrare una reazione valida, sia perché spesso le donne stesse si convincono di essere impotenti di fronte ad un’aggressione da parte di una persona più forte fisicamente. Tuttavia questo stereotipo, diffuso soprattutto nelle classi medio-alte, nelle quali sono più forti gli effetti delle inibizioni sociali ed educative e spesso amplificato poi dai mass media è un prodotto culturale, non un fatto naturale.

Se è vero che la donna è meno forte e fisicamente strutturata in modo diverso rispetto all’uomo, è altrettanto vero che dispone di risorse aggressive sufficienti a scoraggiare o neutralizzare temporaneamente un aggressore. Combattere questa condizione di “soggezione psicologica” e rifiutare la condizione di vittima a priori è il primo passo per pensare di potersi difendere.

L’autodifesa femminile deve, quindi, essere pensata partendo da una duplice consapevolezza: la consapevolezza dell’asimmetria nel confronto con l’aggressore, che è più forte della vittima, non solo perché più forte fisicamente, ma perché ha scelto la vittima, ha valutato l’attacco come conveniente per lui, ha scelto luogo e tempo a lui più favorevoli, e la consapevolezza che ogni donna, per quanto fisicamente inferiore, può essere pericolosa per l’aggressore.

La vera forza che porta a reagire in situazioni di potenziale aggressione è la forza mentale che permette poi l’utilizzo efficace di tecniche e forza fisica, nel momento in cui trasformiamo la nostra paura in energia positiva e questa ci permette di reagire in tempi brevi e con efficacia, anziché restare paralizzati dalla paura. L’arma più efficace di una donna nell’autodifesa, in misura ancora maggiore dell’uomo, è la sua mente. L’autodifesa diventa “realmente” possibile solo se c’è un equilibrio tra corpo e mente, tra preparazione fisica e tecnica e maggior consapevolezza dei propri schemi emotivi e mentali.

Per queste ragioni un corso di autodifesa rivolto alle donne può essere realmente efficace solo se all’insegnamento di poche tecniche di fronteggiamento, sicure ed efficaci, tratte dalle arti marziali e dagli sport di combattimento, viene affiancato anche un allenamento “mentale”, orientato a pensare a quali fattori potrebbero impedirle di reagire, immaginare quali emozioni potrebbero attivarsi in certe situazioni, come gestirle, come adattarsi ad alcune situazioni di pericolo, valutare in modo obiettivo se la reazione, la lotta peggiorerebbe la situazione o è la miglior cosa da fare.

È importante che sia da parte delle donne che si avvicinano a questi corsi sia da parte degli istruttori che li propongono ci sia la consapevolezza che per apprendere più facilmente le tecniche di difesa e per riuscire ad utilizzarle in situazioni reali di pericolo/minaccia, è indispensabile lavorare su aspetti quali la fiducia in se stesse, un buon livello di autostima, che si correla con il riconoscimento del proprio diritto di auto-difendersi, la consapevolezza delle proprie potenzialità e dei propri limiti, la capacità di riconoscere e gestire i propri stati emotivi, specie la paura, che non deve scomparire, ma deve essere adeguatamente gestita e “sfruttata”. Questi aspetti influenzano la propria motivazione, la disponibilità all’impegno e allo sforzo, la perseveranza di fronte a difficoltà e fallimenti, l’autocontrollo e quindi, in ultimo l’efficacia delle proprie reazioni.

Senza, infine, dimenticare che il concetto portante di qualunque corso di autodifesa non è la neutralizzazione fisica dell’aggressore ma bensì la dissuasione preventiva. L’apprendimento di tecniche di difesa fisica serve soprattutto a far acquisire ai partecipanti quella sicurezza interiore che deve portare all’ interdizione del potenziale aggressore prima che abbia avuto l’opportunità di compromettersi, in una prospettiva apparentemente paradossale in cui il fine dell’apprendimento e della conoscenza delle tecniche di colluttazione fisica è il non doverne mai far uso.

Dott.ssa Lorena Boscaro
Psicologa, Psicoterapeuta
Studio FisicALmente, Alessandria
lorena.boscaro@virgilio.it
fisicalmente@gmail.com

10/12/2018
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