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Interviste

Alessandra sceglie di vedersi splendida

Una malattia difficile, da sfidare e combattere: una giovane donna alessandrina grintosa e coraggiosa lo ha fatto e continua ancora, quotidianamente, la sua battaglia, senza perdere il gusto della vita, anche con l'aiuto del cinema, che in questo caso assume una valenza terapeutica
INTERVISTA - Il tumore al seno metastatico è una malattia difficile, da sfidare e combattere: una giovane donna alessandrina grintosa e coraggiosa, Alessandra Lo Cascio, lo ha fatto e continua ancora, quotidianamente, la sua battaglia, senza perdere il gusto della vita e spandendo bellezza intorno a sé: anche con l’aiuto del cinema, che in questo caso assume una valenza terapeutica.

Quattro anni fa, proprio mentre stava vivendo un momento particolarmente felice, prossima al matrimonio, Alessandra ha scoperto di dover lottare contro un male che rischiava di sottrarle piacere e senso stesso del vivere: ha reagito anche attraverso la scrittura, partecipando con il suo racconto autobiografico Io scelgo di vedermi splendida alla campagna di sensibilizzazione Voltati. Guarda. Ascolta, promossa dalla casa farmaceutica Pfizer in collaborazione con Fondazione Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Europa Donna Italia e Susan G. Komen Italia.

Lo scritto di Alessandra è stato, poi, selezionato come base per la realizzazione di un cortometraggio, La notte prima, diretto da Annamaria Liguori su sceneggiatura di Davide Orsini e prodotto dalla Mp Film di Nicola Liguori e Tommaso Ranchino. Il film vede nell’ottimo cast la partecipazione di Antonia Liskova, Giorgio Colangeli, Alessandro Bardani, Emanuela Grimalda, Francesco Montanari, Imma Piro e nella colonna sonora la canzone di Diodato e Roy Paci Adesso, in gara al Festival di Sanremo 2018.

Il 3 settembre scorso La notte prima è stato presentato alla 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: Alessandra Lo Cascio ci ha parlato di questa doppia esperienza, cinematografica e di vita.

La tua partecipazione al cortometraggio La notte prima, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, è nata da una tua esperienza di vita. Ce la vuoi raccontare?
Nell'aprile del 2014 ho scoperto di avere un tumore al seno, già in fase avanzata con metastasi al fegato. La diagnosi è arrivata all'improvviso circa un mese prima del mio matrimonio, previsto per maggio dello stesso anno. Avevo 38 anni mi sentivo bene, la mia vita era felice, un buon lavoro, un amore importante, la famiglia vicina, progetti di vita, tutto mi proiettava verso il futuro. I primi mesi dopo la diagnosi sono stati difficili sia fisicamente che emotivamente: abbiamo annullato il matrimonio o meglio, il mio compagno e le nostre famiglie si sono occupate di questo evitandomi ogni problema pratico ulteriore, cominciando a tessere quella rete di protezione che tanto mi ha aiutato e mi aiuta. Ho cominciato la chemioterapia, ho dovuto fare i conti con la consapevolezza di avere una malattia (il cancro metastatico) da cui, allo stato attuale delle conoscenze mediche, non si può guarire ma solo sperare di cronicizzare il più a lungo possibile con terapie spesso invalidanti.
Poi un giorno, come tanti di quei mesi, ho messo a fuoco che tutto quello che tanto amavo fino al giorno prima della diagnosi era ancora lì intatto. La mia vita era cambiata, certo, ma gran parte della sofferenza mi veniva dal modo in cui io vedevo le cose, c'era sempre il pensiero della malattia a cambiare il mio modo di vivere la quotidianità. A quel punto ho deciso “scientemente” di essere felice per ogni cosa che potevo ancora godermi, di non filtrare tutto attraverso la malattia ma di darle lo spazio che merita per stare il meglio possibile e per il resto essere il più possibile me stessa. Da lì in poi le cose sono andate meglio, almeno nella mia qualità di vita; dopo un anno siamo riusciti a sposarci, a fare un viaggio meraviglioso e, nonostante la malattia faccia il suo corso rendendo necessaria l'asportazione del seno e continue cure, la mia vita è piena e felice grazie a questo approccio e al supporto costante di chi mi sta vicino.

Come sei arrivata a incontrare il mezzo cinematografico?
Ho riassunto il primo anno dalla diagnosi e la mia presa di coscienza in un racconto che ha partecipato a una campagna di sensibilizzazione al tema che invitava a scrivere della propria esperienza di malattia (www.voltatiguardaascolta.it). Il mio racconto è stato scelto come ispirazione per un cortometraggio che è stato proiettato per la prima volta alla Mostra del Cinema di Venezia.

Che esperienza è stata assistere alla nascita di un film dedicato alla tua storia?
È stata un’esperienza più intensa di quanto pensassi, ho potuto parlare con chi si è occupato di raccogliere informazioni per la stesura della sceneggiatura, ho potuto leggere la sceneggiatura stessa (cosa che non avevo mai fatto), vedere il corto in anteprima in un formato ancora “grezzo” e poi vederlo per la prima volta proiettato in sala. È stato molto interessante “partecipare” alle diverse fasi della lavorazione, intravedere quanto lavoro, creativo e non, c’è dietro a un prodotto come questo e vedere come si può trasformare un’idea iniziale (come il mio racconto) in qualcos'altro come una sceneggiatura e poi ancora in un corto.
Ognuno dei partecipanti a questo progetto, dallo sceneggiatore, al regista, agli attori, ha messo qualcosa di sé nel prodotto finito che era diverso dal mio racconto sia per esigenze di produzione sia per le intenzioni di chi ci ha lavorato; queste differenze all'inizio mi hanno spiazzata ma poi le ho apprezzate, proprio perché ho pensato che la coralità del progetto sarebbe stata utile a trasmettere il messaggio.

Che cosa hai provato nel rivivere la tua storia sul grande schermo?
Prima della proiezione in sala pensavo di essere “preparata”, avevo già visto il corto in anteprima e in fondo quella era la mia storia, sapevo già tutto... È stata dura, invece, “rivedermi” sullo schermo e percepire la commozione della sala, è stato come rivivere certi momenti e percepirne la profondità solo in quel momento, perché quando ci passi attraverso spesso cerchi solo di rimanere a galla o di minimizzare gli aspetti emotivi più pesanti per poter vivere al meglio. La bellezza della fotografia, le capacità attoriali, la musica hanno dato una forma diversa ai miei ricordi e questo è un gran bel regalo che mi ha fatto questa esperienza.

Come, a tuo parere, il cinema può essere d'aiuto nell'aumentare la consapevolezza riguardo la malattia ma anche la forza di non abbattersi e lottare?
Tutto ciò che è bellezza, l’arte in tutte le sue forme, o anche la semplice bellezza della natura sono una spinta fortissima al “non lasciarsi andare”. Il cancro metastatico è una malattia cronica, a mio parere più che di una lotta si tratta di una sfida all'accoglienza di questa realtà all'interno della propria vita, allo stato attuale non si può “vincere” (guarire), ma si può cercare di avere la migliore qualità di vita possibile il più a lungo possibile. Il cinema può trovare le modalità giuste per mostrare alle persone che ci stanno vicino o a quelle che incrociamo qual è la nostra vita, quali sono le nostre emozioni e le nostre difficoltà, creando empatia e facilitando la comunicazione. A noi malate può restituire visibilità e “consistenza”, perché spesso la sensazione è quella di essere invisibili, risucchiate dalle necessità di cura, dal nostro apparire “normali” anche quando questa normalità costa tanta fatica. Inoltre, la conoscenza della malattia a questo stadio, delle opzioni di cura e delle modalità di diagnosi precoce e prevenzione non può che essere utile.

Che tipo di spettatrice sei? Quali storie cinematografiche ti appassionano di più? 
Sono una spettatrice onnivora, mi piace staccare il cervello davanti a una mega produzione hollywoodiana, così come posso discutere per ore dopo aver visto un piccolo film indipendente proiettato solo per un giorno. Mi piace molto l’animazione e mi piace rivedere vecchi film in home video e fermare l’immagine per cogliere i dettagli delle ambientazioni e dei costumi. Sono abbonata a servizi di streaming come Netflix e Sky on demand, ma non impazzisco per le serie, soprattutto se sono molto lunghe. A casa abbiamo un videoproiettore e un maxi schermo, ma nulla è come essere seduti in una sala buia e percepire l’emozione “corale” degli spettatori: non amo molto, però, le sale dei multiplex in cui di solito fra troppo freddo o troppo caldo, c’è troppa pubblicità e la qualità audio-video non è sempre all'altezza del costo del biglietto.
18/11/2018
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