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Lettere

Chagall ad Alessandria: "La cultura è universale"

Treviso, Pavia, Alessandria... c'è sempre un nesso culturale per le grandi mostre? Perché Chagall ad Alessandria fa così discutere? Politica, economia e cultura: la polemica è servita
LETTERE - Pubblichiamo la risposta di un lettore ad una riflessione dell'ex assessore Giorgio Abonante, sull'oppotunità di spendere tante energie per una mostra già vista ad Acqui: http://www.giorgioabonante.it/blog/il-giorno-dello-chagall.html.

Non trovo motivi per i quali Giorgio Abonante si sia espresso in modo critico nei confronti dell’iniziativa, accolta da Cuttica Di Revigliasco, di portare alcune opere di Chagall ad Alessandria.

Però ha detto che si discute poco di cultura perché si rischia di essere noiosi; ecco, questo è un buon momento per discutere e dare motivazioni al momento culturale.
Cercare però un nesso tra un evento culturale, peraltro legato al Natale, e la città che lo ospita è pura leziosità che definirei pseudo culturale. Mi chiedo se Treviso ha mai legato i propri eventi culturali alla sua genetica. Certamente no, o non sempre, perché sarebbe un assurdo e priverebbe Treviso della sua vitalità culturale. In questo periodo la città veneta ha in corso mostre di Andy Warhol, Giorgione, Giotto e altre.

Pavia ha in corso mostre dedicate a Doisneau, all’Africa degli antichi regni e altre.

Quella citata da Abonante sui Longobardi è una mostra itinerante che adesso è a Napoli e che andrà poi a San Pietroburgo. Perché non si chiede Abonante quale sia il nesso, non solo tra i Longobardi e Pavia, ma tra questa e l’Africa antica? La risposta è ovvia, non c’è alcun nesso se non quello della genialità di chi l’ha pensata.

Credo che essere all’opposizione non obblighi ad essere contro tutto quello che fa la nuova Amministrazione, ma personalmente, da alessandrino e da artista (nel mio piccolo) ho apprezzato lo sforzo di poter ammirare alcune opere di un uomo così controverso al quale negli anni ottanta a Palazzo Guasco la Provincia aveva già dedicato gli spazi espositivi. Ora i turisti che cercano cultura, potranno vederla alla voce Alessandria, e fare un giro anche da noi.

Così si finge di ignorare che la cultura ha un carattere universale, così come le espressioni d’arte, che non possono avere confini, diventano patrimonio dell’umanità. Tale concetto escluderebbe le città come Alessandria dalla condivisione della cultura.

Anche Pavia o la Sardegna, citate impropriamente, sono fuori dal contesto creato da Abonante, perché limitato alla condivisione genetica o “paesana” della cultura.

Che cosa dovrebbe fare la Giunta Cuttica secondo il ragionamento? Escludere i pittori, i poeti, gli architetti, e in generale i produttori d’arte non alessandrini dall’esporre le loro espressioni artistiche? Abbattiamo il Meier perché fatto da un non alessandrino? Abbattiamo la piramide di Marengo perché non geneticamente alessandrina?

Quello che sostiene Abonante è la negazione stessa della cultura e spero non lo ascolti nessuno perché finiremmo ancora nella condizione di città fallita e sfigata, condizione dalla quale si spera si esca al più presto. Chagall ad Alessandria è un insignificante passo per il mondo ma è un grande balzo per Alessandria per cominciare a risalire la china nella quale siamo precipitati. E non si è periferici a nessuno quando si parla d’arte e di cultura.

E se vi sono sponsor che hanno pagato per farci gustare alcuni quadri di Chagall, è ancora più meritevole per chi si è preso l’onere dell’organizzazione. “Pecunia non olet” sostenne l’imperatore Vespasiano e ben vengano i mecenate della cultura.

Mi auguro comunque che si riprenda l’abitudine, ferma agli anni 80/90 di utilizzare i nostri spazi, compreso quello bellissimo e poco sfruttato della biblioteca per farci ammirare opere d’arte anche di artisti minori.
Senza dimenticare, è ovvio, i “nostri” produttori d’arte, che sia Sibilla Aleramo, Umberto Eco o Pietro Morando del quale nel 2019 ricorreranno i 130 anni della nascita.

 

10/01/2018
Giuseppe Scafaro - redazione@alessandrianews.it
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