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Novi Ligure

A 83 anni ricompone l'antico lampadario del Marenco: "E' stato come un puzzle"

Piero Consogno, artigiano di Tortona con officina a Spineto Scrivia, ha restaurato l'antico lampadario del teatro Marenco di Novi Ligure: ora è pronto per tornare al suo posto. Non è stato un lavoro facile: "Era tutto smontato"
NOVI LIGURE – «Ricomporre quel lampadario è stato come creare un puzzle: quando me l’hanno portato era tutto smontato e non se ne capiva il verso. Poi, una volta che ho intuito il senso, ho iniziato a comprendere i passaggi che dovevo fare e tutto è diventato più semplice. Almeno relativamente perché ogni passaggio ha dato vita a un problema nuovo. Un compito non semplice ma che mi ha stimolato».

Col sorriso ma anche con il senso di chi ha dedicato tempo a una piccola grande impresa, Piero Consogno, artigiano di 83 anni compiuti in questi giorni, è in dirittura d’arrivo nella consegna del grande lampadario del teatro Marenco di Novi Ligure che tornerà al suo posto dove era rimasto per quasi due secoli. Il lavoro di Consogno non è stato semplice anche perché l’artigiano di Tortona ma con officina a Spineto Scrivia ama fare le cose perbene: il suo lavoro non si è limitato a un restyling in chiave moderna dell’immenso lampadario a sei braccia ma a una sua ristrutturazione usando tecniche e materiale dell’epoca in cui fu costruito.

«Un braccio era completamente distrutto e l’ho rifatto ex novo mentre il problema maggiore era riuscire a togliere i fili che servivano per portare la luce elettrica: ho impiegato un giorno per ogni braccio. Anche i filetti li ho rifatti usando le tecniche del passato con problemi nuovi: quel lampadario era pensato per un’illuminazione a gas poi diventata a fine Ottocento elettrica per cui i tubi erano a tenuta, oggi inimmaginabili», spiega Consogno che è anche convinto dell’origine non artigianale del manufatto.

«Lo ha costruito una fabbrica assemblando i pezzi perché ci sono elementi prestampati e non unici. Secondo me risale al 1840 ma quando l’ho visto per la prima volta mi ha impressionato per il grado di decadenza. Buttarlo via sarebbe stato un sacrilegio, meglio ricostruirlo anche se ciò ha significato un lavoro lungo e alla mia età il tempo non aiuta», scherza ancora Piero Consogno, ex metalmeccanico tortonese che la passione per i lavori artigianali in ferro battuto l’ha ereditata dai suoi avi molti dei quali fabbri.

Ora mancano alcuni dettagli ma Piero non “lascerà la sua firma” sulla ristrutturazione: «Non l’ho mai fatto, non vedo perché dovrei iniziare oggi», spiega con la semplicità di chi sa di avere portato a termine un piccolo grande capolavoro di conservazione di beni culturali.

Nella foto: Consogno con l'artigiano pozzolese Vito Mininno.
9/09/2018
Maurizio Iappini - novionline@novonline.net
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