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Opinioni

Abolizione voucher: sconcertante!

"Per il possibile rischio di referendum il Parlamento va ad eliminarli: una scelta semplicemente sconcertante. Il film si ripete e così avviene quanto già era successo per i Co.Co.Co..."
OPINIONI - Ormai da mesi il dibattito pubblico discute sull'uso ed abuso dei "buoni lavoro": uno strumento che nel corso delle stagioni ha visto accrescere il suo uso diventando una realtà stabile e forte all'interno del mondo dell'impiego italiano e del nostro territorio. I voucher nascevano per regolamentare, in quella "semplicità" di cui è tipico il nostro mondo amministrativo, settori di lavoro storicamente caratterizzati da un'altissima percentuale di sommerso: la raccolta di frutta, il lavoro domestico per citarne due. Da qui, nell'ultimo biennio, in parallelo alla riforma dei contratti di lavoro e il tramonto dei Co.Co.Co. si sono moltiplicati in altri settori dell'industria e del terziario non solo dando risposta ai primigeni settori di impiego ma sostituendosi di fatto a ciò che prima era pagato con collaborazioni occasionali.

Oggi, per il possibile rischio di referendum il Parlamento va ad eliminarli: una scelta semplicemente sconcertante. Il film si ripete e così avviene quanto già era successo per i Co.Co.Co.: strumenti nati per regolamentare ambiti di lavoro flessibile, per combattere il lavoro flessibile, vengono abrogati, cancellati senza però prendere atto che il lavoro flessibile resta e che se famiglie ed imprese sono privati degli strumenti per far emergere il lavoro questo resta sommerso. Non stupiamoci quindi se il 2017 sarà l'anno delle ritenute d'acconto e dell'aumento del nero; della mancata estensione del sistema delle garanzie, ma del suo arretramento. 

Se guardiamo al mondo del lavoro con oggettività, il primo dato che emerge da una parte è la complessiva frammentarietà ed intermittenza della domanda di lavoro (i.e. poche ore qui, poche ore lì, etc.); quindi l'invecchiamento e l'immobilizzazione complessiva del ricambio generazionale; dunque, l'eccessivo gap che c'è tra lordo e netto nella retribuzione. Se non si incide in maniera radicale sul sistema economico con manovre strutturali, drastiche e coraggiose, che svoltano rispetto al tradizionale modo di pensare il sistema di contribuzione e assistenza (e.g. abolizione dell'IRPEF e IVA alzata al 35%, oppure taglio netto delle pensioni con fissazione di un tetto massimo arbitrale e complessivamente basso per persona) è difficile che qualsiasi riforma o riformina possa dare solide risposte capaci di innovare la realtà del presente. 

Se il cambio non è possibile, però, è necessario prendere coscienza come nazione che è necessario uno strumento specifico e leggero per corrispondere un lavoro flessibile; in particolare, perché l'obiettivo dello Stato dovrebbe quello di portare alla legalità e non al suo contrario. Se poi, come è stato, tale strumento dilaga forse non è, o non è solo, perché la qualità del lavoro si sta abbassando, ma semplicemente perché forse il dilagate è un piccolo segnale che il lavoro sommerso sta emergendo, ma la dimensione di tale nascosto è ben maggiore di quanto volevamo ammettere.

Di fronte alla decisione di oggi, quindi, non festeggio. La mia campana suona a lutto perché non solo per l'ennesima volta abbiamo riprodotto una vetusta idea di economia fatto di capitale contro lavoro, ma non abbiamo neppure risolto un problema che, anzi, rischiamo di aver peggiorato.

 
18/03/2017
Michele F. Fontefrancesco - redazione@alessandrianews.it
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