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Isola del Cantone

Biodigestore, la società proponente non è riuscita a comprare i terreni

Tramontata l'idea di costruire un impianto per il trattamento dei rifiuti a Isola del Cantone, nei pressi dello Scrivia. La società Energa non è riuscita a comprare i terreni necessari per la realizzazione del biodigestore. I Comuni piemontesi tirano un sospiro di sollievo: in caso di inquinamento a rimetterci sarebbero stati i nostri acquedotti
ISOLA DEL CANTONE (GENOVA) – Sembra tramontato il progetto di un biodigestore a Isola del Cantone, in provincia di Genova ma a poche centinaia di metri dal confine con il Piemonte. A riferirlo è l’Aia, l’associazione ambientalista isolese, che cita come fonte il primo cittadino Giulio Assale.

A dicembre del 2016 è stata rilasciata una valutazione di impatto ambientale positiva sul progetto della società Energa. Mancava però ancora l’autorizzazione paesaggistica, che non è arrivata perché la Energa non è riuscita ad acquistare tutte le aree necessarie alla costruzione del biodigestore.

"Apprendiamo dal sindaco di Isola del Cantone che gran parte dei terreni su cui l’impianto Energa avrebbe dovuto sorgere, è stata acquistata da un imprenditore locale che prevede di utilizzare l’area per un’attività di abbancamento (riempimento con terre di risulta o rocce da scavo)", spiegano i rappresentanti dell’Aia.

Contro l’impianto di trattamento dei rifiuti in programma a Isola del Cantone si erano schierati molti Comuni piemontesi dell’asta dello Scrivia, come Arquata e Novi Ligure, che avevano anche presentato un ricorso al Tar, il tribunale amministrativo. Poiché l’impianto doveva sorgere nei pressi del torrente, c’era il rischio che eventuali problemi di inquinamento si riversassero sul versante alessandrino, causando gravi problemi ai nostri acquedotti.

Oggi, comunque, «il paventato progetto Energa non potrà essere realizzato considerata l’indisponibilità della quasi totalità dell’area da parte del proponente e l’impossibilità quindi di procedere nell’iter autorizzativo», dicono dall’Aia. «I ricorsi al Tar promossi dai Comuni sono ancora pendenti e costituisco un’ulteriore salvaguardia nei confronti di possibili futuri tentativi di insediamento di impianti simili. È indispensabile pertanto che i Comuni persistano nelle azioni legali intraprese», spiegano i referenti dell’associazione ambientalista isolese.
8/08/2017
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