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Cronaca

Droga, estorsione e affari: così la malavita agisce nel novese

Una serie di società intestate a prestanome servivano da copertura alle attività illecite. E' quanto emerge dall'inchiesta “Monopoli” che ha portato all'arresto di un imprenditore novese nel campo della ristorazione e a mettere sotto indagine altre 12 persone
CRONACA – Conti correnti in cinque diverse banche, quote societarie in due attività in cui Domenico Dattola, conosciuto come Mimmo (nella foto), non figurava mai come socio ma erano intestate a parenti o prestanome, una ditta individuale, due auto, denaro contante per circa 25 mila euro, nascosto nel doppio fondo di un cassetto. E' il risultato dell'inchiesta denominata “Monopoli” condotta dai Carabinieri di Novi Ligure insieme al Nucleo di polizia economico finanziario della Guardia di Finanza di Alessandria.
Secondo il comandate provinciale dei Carabinieri Michele Lorusso, è un esempio emblematico di come la malavita organizzata agisca anche in provincia di Alessandria. Proventi di attività illecite finiscono per coprire o finanziare attività commerciali, con un “gioco” ad incastro che ha richiesto, per smascherarlo, una lunga attività investigativa e l'ausilio anche di software della divisione investigativa sulla criminalità organizzata della Guardia di Finanza.
L'operazione “Monopoli” ha portato all'arresto di Dattola e a mettere sotto inchiesta altre 12 persone, a lui in qualche modo collegate, o per l'attività di spaccio o perchè prestanome delle società con cui venivano gestiti due ristoranti, il “Bandiera” e il “Bunet” a fianco del museo dei Campionissimi. I locali del Bunet, peraltro, sono di proprietà comunale e, proprio nei giorni scorsi, il comune aveva provveduto a chedere lo sfratto in quanto il gestore risulta inadempiente nel versare il canone di locazione.
Un terzo locale, Franco e Ciccio, lungo la 35 dei Giovi, era inoltre in fase di acquisizione sempre da parte di Dattola o di persone a lui collegate.
L'imprenditore che ha diversi precedenti, una volta uscito dal carcere si era dunque rimesso in attività, senza mai comparire però in prima persona. Gli affari, però, sembra li conducesse lui, secondo i risultati dell'indagine. Sembra infatti gestisse un giro di spaccio di sostante stupefacenti, cedendo anche dosi “a credito”. Per riscuotere il credito, Dattola non avrebbe esitato ad usare la forza, che esercitava in prima persona. In alcuni casi, per ottenere il pagamento del dovuto, faceva lavorare i debitore nei due locali. Un giro di affari che avrebbe garantito all'imprenditore un flusso notevole di denaro che, in parte, teneva occultato: durante una perquisizione gli inquirenti hanno infatti trovato parecchie banconote nascoste nel doppio fondi di un cassetto o sepolte sotto terra.
I due ristoranti resteranno aperti per garantire la prosecuzione dell'attività e il posto di lavoro agli otto dipendenti che nulla a che fare con l'attività ilelcita. Sono tuttavia in amministrazione controllata da parte di un amministratore nominato dal tribunale.
L'indagine non è ancora conclusa e si cercano ulteriori elementi per completare il puzzle.
7/12/2018
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