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Cultura

"Eugenio Mossi", da qui decollavano i pionieri del cielo

Il percorso tra i Luoghi Abbandonati Novesi riparte dall'aeroporto "Eugenio Mossi". La sua storia comincia, dopo i primi voli del 1911, quando nel 1916 il governo decide la costruzione di un campo di aviazione militare in città. Ora, a salvare la struttura dall'oblio, rimane solo l'associazione"Volo a Vela"
 NOVI LIGURE - Quaranta ettari di terreno tra Novi e Pozzolo, 1600 metri di pista d’atterraggio. Qui oltre cento anni fa partirono i primi voli delle “Grandi manovre del Monferrato” relative alle prime perlustrazioni aeree. A raccontarmi la storia del primo volo a Novi fu Guido Trespioli, che mi spiegò come nel 1911 – mentre erano in corso i festeggiamenti per i 50 anni dell’Unità d’Italia – iniziarono anche le “grandi manovre militari del Monferrato”, che portarono, poi, i primi velivoli in Libia.

A Novi gli aerei partivano dalla piazza “d’Armi” e fu così per tutto il corso della Prima Guerra Mondiale, quando i mezzi si dividevano tra il Partito Rosso e il Partito Azzurro, che era il principale utilizzatore del “nostro” aeroporto. Il Partito Rosso decollava, invece, prevalentemente da Vercelli.

L’aeroporto di Novi Ligure è una grande zona della nostra Città, che sarebbe dimenticata se non ci fosse l’associazione “Volo a Vela” che si dedica ai meravigliosi alianti. Ma di questo parleremo dopo. Il nostro aeroporto ha una lunga storia. Dopo i primi pioneristici voli del 1911, nel 1916 il governo decide la costruzione di un campo di aviazione militare in città. Viene realizzato, con la partecipazione della amministrazione comunale, in Borgo Crimea, lungo la strada per Pozzolo.

Il 17 luglio 1917 il nuovo impianto venne consegnato al comandante del 133° squadriglia aeroplani. Con la guerra il campo di aviazione novese diventa un obbiettivo militare e la popolazione viene allertata. L’incursione di aerei nemici sarà segnalata attraverso il suono delle campane delle chiese cittadine. Nell’agosto del 1918 sul campo di Novi atterra l’aereo guidato dal pilota casalese Natale Palli, che si sta facendo onore con Francesco Baracca. A bordo con lui c’è Gabriele D’annunzio, il vate. Pochi giorni Palli, D’annunzio e altri 10 velivoli compiono lo storico viaggio su Vienna, con il famoso lancio dei volantini: “Imparate a conoscere gli italiani. Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà".

L’anno successivo a fare tappa a Novi è il direttore del “Popolo D’Italia” Benito Mussolini, a bordo di un bimotore S.V.A. Finita la guerra, il campo di aviazione di Novi viene classificato “campo di fortuna”: la costituzione dell’arma aeronautica è ancora di là da venire. A Novi resiste il Gruppo Aviatori Novesi, che vede nel Signor Angelo Filippi il suo uomo di punta. I Novesi si abituano alla acrobazie dello spericolato Filippi, che lancia anche sulla città manifesti patriottici.

Il primo aprile del 1924 Filippi passa nel cielo di Novi a bassissima quota in volo rovesciato. Improvvisamente, dalla carlinga viene vista cadere una figura umana mentre l’aereo prosegue, in volo rovesciato, verso Pozzolo. Tutti corrono verso la Piazza d’armi, dove è stato visto cadere il corpo. In mezzo alla spianata viene trovato un corpo immobile, con tuta e casco da aviatore. Quando la folla in preda all’orrore si avvicina al corpo caduto scopre che si tratta solo di un fantoccio con un cartello al collo su cui è scritto: "1° aprile, saluti! Filippi”.

Uno scherzo futurista, incredibile. Forse il migliore mai fatto a Novi. Finalmente nel 1932 il campo di Novi diventa un aeroporto militare a tutti gli effetti. Con l’arrivo della seconda guerra mondiale a Novi vengono concentrati il 18° stormo e la 83° squadriglia, che attira l’attenzione dei francesi che bombardano più volte nel giugno del 1940, senza fare gravi danni. Si nota ancora oggi i colpi delle mitragliatrici sugli hangar.

Nel dopoguerra c’è il periodo migliore della struttura novese. Novi è scalo intermedio delle linee civili Trieste-Alghero e Roma-Torino, a servizio di Genova che ancora non ha il suo aeroporto. Nel 1947 vi fece scalo Evita Duarte Peròn, moglie del presidente dell’Argentina. Nell’occasione, venne ritratta con in braccio un bambino di quasi un anno: si trattava di Gianni Malfettani, Consigliere comunale ed ex assessore.

L’aeroporto di Novi è stato usato anche per un importante esperimento scientifico: il 12 ottobre 1954 dalla sua pista si alza un pallone aerostatico costruito dall’università di Bristol, in volo verso gli strati più alti dell’atmosfera terrestre. Appeso al pallone, un armadio pieno di lastre fotografiche. Il pallone ricadrà qualche ora più tardi, abbattendo un albero. Le lastre fotografiche verranno distribuite a innumerevoli ricercatori in giro per l’Europa e non solo.

Si trattava di un esperimento che passò alla storia con il nome di G-STACK. Una ricerca fondamentale per la fisica delle particelle a cui la nostra Città ebbe l’onore di partecipare fornendo la base di lancio. Nel 1990 si affaccia un progetto di rilancio dell’aeroporto novese: Civilavia propone di investire sulla struttura e farne una struttura al servizio della provincia, oltre che di attrezzarlo per elisoccorso e protezione civile. Un gruppo di cittadini raccoglie un migliaio di firme, sostenendo che una maggiore attività della struttura porterebbe fastidio e rumore. Il consiglio comunale di Novi si spacca tra chi vede nel rilancio una occasione di sviluppo del territorio, e chi lo vede come un danno. Alla fine non se ne farà nulla, se non una nuova recinzione.

Nel 2005 l’area militare dell’aeroporto entra fra i beni che il demanio definisce alienabili. Il comune di mostra il suo interesse, proponendo che le strutture vengano adibite a servizi: nuova sede per vigili del fuoco e croce rossa. Ma ancora una volta non se ne fa nulla. La zona novese è anche natìa per valorosi piloti: il serravallese Luigi Bailo, che attacca da solo Tobruk; Eugenio Mosis, a cui viene intitolato l’aeroporto, nativo di Spineto Scrivia e distintosi in nella grande guerra. Divenuto collaudatore, precipita durante la prova di un nuovo veicolo a Collegno, a soli 30 anni; Dino Barella, nativo di Borghetto Borbera, anche lui distintosi nella grande guerra.

Veniamo ai nostri giorni: dei 40 ettari di superficie dell’aeroporto, 2,5 sono di proprietà demaniale e occupati dalle vecchie strutture militari. Il sito del federalismo demaniale, riportante l’elenco dei beni statali in vendita, elenca anche questa area e fissa un prezzo: 750mila euro. Avventurarsi dentro la struttura significa farsi largo in una folta vegetazione, che ha coperto ogni spazio e si è fatta strada in ogni struttura. La palazzina un tempo adibita a caserma ha una impronta di mille metri quadrati e si sviluppa su tre piani. Stupisce l’architettura delle strutture aeroportuali dell’epoca, con grandi finestre e terrazzi per osservare il cielo.

Oltre alla palazzina principale ci sono altre costruzioni: due casette e tre hangar per totali 2500 metri quadrati. All’interno molte testimonianze dei tanti militari che hanno passato tempo lì: le ultime richiamano il 4° scaglione del ‘93. Anche se formalmente non ci fu più attività militare dal 1976, per molti anni ancora un piccolo numero di militari restò a sorvegliare la struttura. Ma chi ha lasciato più segni sono l’incuria e l’abbandono. Segni di bivacchi, immondizia, vetri rotti e porte divelte. Sui tetti di molte strutture resistono al tempo le coperture di amianto. Fino a quando?

Accanto alla struttura ex militare tutto è ordinato e pulito, grazie all’associazione “volo a Vela” che cerca di mantenere al meglio le strutture che ha. Una piccola sede, un grande hangar, molti alianti e alcuni aerei destinati al sollevamento in aria. In fondo, il capannone che ospitava l’azienda novese Airmach, recentemente fallita. Oltre al volo a vela, è attiva la scuola di paracadutismo che ogni anno organizza centinaia di lanci sulla nostra Città.

Il Club novese del volo a vela è una bella realtà, che conta un centinaio di soci e che, tra i club italiani di alianti, è il terzo per chilometri volati. "È una vera indecenza l’abbandono di quella parte dell’aeroporto" ci dicono mentre fanno manutenzione ai loro alianti, macchine prodigiose che nuotano nell’aria. L’areo-club novese è pieno di iniziative: oltre alla scuola (il brevetto per portare gli alianti si può prendere già a 16 anni) stanno organizzando, per il 29 maggio, una giornata dell’aria per una scuola cittadina. Qualcuno in Città ha voglia di investire e ridare a Novi un pezzo della sua storia, oltre che del suo territorio?

 
25/05/2014
Andrea Vignoli - redazione@ilnovese.info
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