Cronaca

Il parroco chiamato a rispondere di "falso in atto pubblico"

Non fu "appropriazione indebita" ma potrebbe trattarsi di falso in atto pubblico. Don Stefano Calissano, parroco di Pozzolo Formigaro, tornerà in tribunale il prossimo 15 dicembre, per rispondere non più di appropriazione indebita, reato per il quale lo stesso pubblico ministero ha chiesto l'assoluzione, bensì di falso
CRONACA -  Non fu "appropriazione indebita" ma potrebbe trattarsi di falso in atto pubblico. Don Stefano Calissano, parroco di Pozzolo Formigaro, tornerà in tribunale il prossimo 15 dicembre, per rispondere non più di appropriazione indebita, reato per il quale lo stesso pubblico ministero ha chiesto l'assoluzione, bensì di falso.

La vicenda risale ai lavori eseguiti sul tetto dell'oratorio della Confraternita del Gonfalone nel 2012. Per quei lavori don Stefano aveva prelevato dal conto della congregazione 22 mila euro. Ma per poterlo fare, aveva modificato lo statuto della confraternita, togliendo la regola che prevedeva la doppia firma, quella del religioso e quella del priore. 

Che i lavori fossero stati effettivamente eseguiti e che la ditta fosse stata pagata, è stato dimostrato durante l'istruttoria davanti al giudice. L'imprendore, chiamato come testimone dalla difesa (avvocato Tava di Tortona) aveva infatto confermato l'esecuzione dell'opera e il pagamento. 

Nell'urgenza di fare in fretta i lavori, don Calissano aveva infatti modificato lo statuto, eliminando la doppia firma, con l'intenzione di sottoporre successivamente, ai membri della confraternita la variazione.  Il giudice, però, nell'esaminare gli atti emersi durante il dibattimento, ritine che il reato non sia quello di appropriazione, bensì di falso, per la modifica dello statuto. Il 15 dicembre prossimo le parti, accusa, difesa e parte civile (la Confraternita, che ha una sua personalità giuridica) sono nuovamente convocate in aula, davanti al tribunale. 
14/11/2017
Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it