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Novi Ligure

Ilva, il ricorso al Tar mette a rischio tutti gli stabilimenti

Per il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere, "a questo punto il rischio che Arcelor Mittal decida di rinunciare diventa molto alto". La soluzione? "Accelerare i tempi del risanamento ambientale, il che permetterebbe anche un aumento della produzione di acciaio in anticipo rispetto ai tempi previsti"
NOVI LIGURE – Non c’è pace per l’Ilva. Lo spettro della chiusura dell’acciaieria di Taranto – e a cascata degli stabilimenti di Genova e Novi – è ricomparso dopo che il Comune di Taranto e la Regione Puglia hanno presentato ricorso al Tar contro la decisione del governo, che ha dato facoltà all’azienda di continuare a produrre fino al 2023, quando dovrebbero essere terminati i lavori di bonifica dell’impianto.

Il decreto, di fatto, permette allo stabilimento di continuare a inquinare per cinque anni. Secondo i ricorrenti è un periodo di tempo troppo lungo. Per governo e sindacati, però, il ricorso alla magistratura rischia di far saltare l’acquisizione dell’Ilva da parte del consorzio Am InvestCo e mette in pericolo 14 mila posti di lavoro. La cordata formata dagli indiani di Arcelor Mittal e dagli italiani di Marcegaglia, non a caso, ha già avvertito che gli investimenti da 2,3 miliardi di euro per le bonifiche ambientali a Taranto «potrebbero essere pregiudicati da questo ricorso».

Anche a Novi si registra preoccupazione: per il sindaco Rocchino Muliere «a questo punto il rischio che Arcelor Mittal decida di rinunciare, venendo meno i termini dell’accordo stabilito con il governo, diventa molto alto».
Il primo cittadino non sottovaluta la situazione ambientale di Taranto («tante sono le persone che si sono ammalate e che hanno perso la vita»), ma punta il dito contro il ricorso al Tar. «Se la magistratura dovesse dare ragione alla Regione Puglia e al Comune, c’è la possibilità che l’Ilva debba interrompere la produzione». Se Arcelor Mittal si ritira, «qualcuno pensa che ci sia un altro gruppo in grado di avanzare un’offerta per l’acquisizione? Se fallisce la trattativa, chi metterà le risorse economiche (tante) per risanare ambientalmente il sito di Taranto?», si chiede Muliere.

Per il sindaco c’è una soluzione che accontenterebbe tutti: «Accelerare i tempi del risanamento ambientale, il che permetterebbe anche un aumento della produzione di acciaio in anticipo rispetto ai tempi del piano industriale». Ma prima è necessario ritirare il ricorso alla magistratura, «perché non è possibile che ancora una volta ci si rivolga ai giudici per risolvere i problemi della politica industriale italiana», e chiedere all’Antitrust Ue di abbreviare i tempi del proprio pronunciamento rispetto alla scadenza del 23 marzo 2018. «Per la nostra città è molto importante che l’Ilva continui a produrre – conclude Muliere – Auspico che si ritorni al confronto e farò tutto il possibile affinché ciò avvenga».

Il servizio completo sul Novese in edicola a partire da giovedì 7 dicembre

5/12/2017
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