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Novi Ligure

Ingrassia, un addio in silenzio

Giuseppe Ingrassia, per molti Ciccio, volto noto a Novi Ligure, è deceduto qualche giorno fa. L'annuncio è stato dato dal gruppo di Volontariato Vincenziano. Com'era comparso in città, così se ne è andato: in silenzio
NOVI LIGURE – Il 5 agosto, alla processione della Madonna della Neve, si sentiva importante. Sfilava fiero nel corteo processionale, con la sua tonaca bianca e azzurra, reggendo l’asta al termine della quale era posto l’altoparlante da cui fuoriusciva una voce stridula, che recitava le orazioni.
Lui, Giuseppe Ingrassia, per molti Ciccio, quel giorno si sentiva prezioso: deteneva un ruolo – quello che non aveva durante gli altri 364 giorni dell’anno – che lo metteva al centro dell’attenzione dei novesi assiepati lungo le strade per assistere all’evento religioso; una tradizione che, in città, si perde lontana nei secoli.
Tutti lo chiamavano Ciccio, e forse quel soprannome, incoerente rispetto al suo vero nome, gli era stato affibbiato per la comunanza del cognome a quello del famoso attore comico e regista siciliano.

Per un certo periodo era stato impegnato nella pulizia del cimitero cittadino: erano altri tempi e, anche se non era un dipendente comunale, lavorava tenendo in ordine in maniera esemplare i vialetti e le tombe, specie quelle abbandonate, ricevendo piccoli compensi dai visitatori. Ci teneva che tutta l’area fosse ben sistemata, lo dichiarava sempre a chi si fermava con lui per scambiare due chiacchiere: discorsi brevi, proprio perché era concentrato esclusivamente sul suo lavoro, che, anche in questo caso, lo faceva sentire importante e utile.

Amava le divise. Lo si era visto girare per Novi con un berretto da marinaio: chissà dove l’aveva preso? Probabilmente gli era stato regalato, così come qualche altro capo di vestiario... un paio di pantaloni, una vecchia giacca a vento da ferroviere o da autista del Cit, opportunamente private delle insegne ufficiali. Indossava quegli indumenti con orgoglio, come se fosse stato insignito di un ruolo speciale, che non poteva avere.

Non era invadente, anzi, era molto rispettoso verso tutti (in questo senso poteva insegnare a molti), salvo che non avesse alzato un po’ il gomito: in tal caso diventava appiccicoso e anche un po’ noioso, andava ripetendo sempre le stesse frasi.
Per qualche anno aveva vissuto a Serravalle Scrivia, nella casa di una vecchia signora che lo aveva accudito. Quando la donna scomparve, lui tornò a Novi, ma, spesso, con il treno tornava a Serravalle per andare a trovarla nell’ultima dimora. La notte, generalmente, dormiva nell’atrio dell’ospedale; si sostentava pranzando alla mensa della San Vincenzo. Negli ultimi anni lo si vedeva camminare con una stampella.
Se ne è andato qualche giorno fa; un manifesto del gruppo di volontariato Vincenziano ne ha dato l’annuncio. Com’era comparso in città, così se ne è andato, in silenzio.

Foto: Nazzareno Luigi Todarello.
5/12/2017
Lorenzo Robbiano - redazione@ilnovese.info
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