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Sanità

La fiera della sanità - terza puntata

Quelle scelte incomprensibili sulla pelle e le tasche dei piemontesi
SANITÀ - I numeri per capire.
Dal 2000 al 2012 la spesa sanitaria in Italia è passata da 66 a 109 miliardi, un incremento del 63% mentre nello stesso periodo la popolazione è cresciuta solo di due milioni di abitanti. Solo il Piemonte spende 8,4 miliardi di euro all'anno. Quali le cause di spese sempre crescenti e qualità percepite al ribasso? Forse, cattiva programmazione e centri di costo che a volte rispondono a logiche difficili da comprendere per i normali esseri umani.
Ritorniamo al nostro territorio. Partiamo dalle 13 domande poste dal nostro settimanale a cui la scorsa settimana ha risposto la dirigenza dell’Asl. Iniziamo dall'ultima.
Domanda13: è vero che presso il presidio ospedaliero di Ovada sarà riattivata una sala operatoria di chirurgia generale e che personale medico sarà aggiunto all’organico di pronto soccorso? Risposta: La sala è già attiva, come previsto dalla DGR 1-600 viene dedicata alla chirurgia ambulatoriale complessa e alla Day Surgery. L'attività viene svolta con personale di Novi e Casale.

Un passo avanti…
Visto che non si risponde sul medico in più distaccato al pronto soccorso di Ovada, rispondiamo noi. È pubblica la notizia che in effetti da dicembre ci sarà un medico in più. Così assicura l’Assessore regionale Saitta. Una buona notizia? Ne riparleremo quando ci occuperemo del problema. Entriamo nel merito della risposta.
Qualche anno fa, nell’ottica della razionalizzazione e messa in sicurezza della rete ospedaliera l’attività chirurgica di Ovada veniva concentrata a Novi dove, in caso di
emergenze, sono immediatamente disponibili, giorno e notte, cardiologi, rianimatori, ostetrici, ginecologi, internisti, diagnostica di radiologia e laboratorio… quei “dettagli” che banalmente ti salvano la vita. Strutture e specialità da sempre assenti a Ovada. La partita è chiusa: sembra prevalere semplicemente il buonsenso, la riorganizzazione della rete ospedaliera è partita. E invece no.

…e uno indietro
A seguito delle proteste di comitati locali e amministratori pubblici, di recente, l’attività chirurgica di Ovada riapre, si riattrezza e si rimette a norma una sala per interventi chirugici in day surgery (ricovero, intervento chirurgico e dimissione in giornata).
Per assicurare quella giornata di interventi chirurgici, da Novi e Casale devono partire medici e personale infermieristico. Al pomeriggio medici e infermieri tornano nelle sedi di provenienza. Il percorso assistenziale e amministrativo prevede che il paziente venga dimesso nel pomeriggio. Se il chirurgo o l’anestesista ritengono che il paziente non sia dimissibile al domicilio per sopravvenute complicanze, trasformano il ricovero per day surgery in ricovero ordinario e il paziente trasferito presso l’Ospedale di Novi. Quindi mobilitazione di mezzi e personale per il trasporto in sicurezza.


La ruota della fortuna

A questo punto inizia il gioco della ruota della fortuna. Bisogna infatti sperare che a Novi il paziente in stato di criticità trovi un posto letto libero altrimenti dovrà essere dirottato a Tortona, Alessandria o Casale Monferrato. La criticità del numero dei posti letto è un problema su cui sarà opportuno ritornare. Accade così che il paziente di Ovada si ritrovi ricoverato magari a Casale Monferrato, a 70 chilometri di distanza con buona pace della cura presso l’ospedale sotto casa. E in tutto questo quali i benefici? E quali i costi? Per i benefici lasciamo ogni considerazione a chi ha voluto e concesso tali scelte di puro compromesso. I costi? migliaia di euro per la replica di un servizio che esiste già a 20 km. di distanza e altre migliaia per la gestione dell’emergenza.
Ma non basta. Parrebbe che il “progetto” day surgery a Ovada sarebbe a tempo. Che vuol dire? Che per tenere buoni gli ovadesi per adesso si fa così, poi si vedrà? Insomma un tira e molla in cui sembra prevalere la logica di tenere buoni gli elettori; la sicurezza e l’appropriatezza della cura non pare prevalere.

La fiera della sanità
Insomma con Ovada si inaugura il modello ambulante della sanità; potrebbe essere un’idea da estendere. Ospedali mobili: un giorno a Ovada, uno a Novi, l’altro a Casale poi Acqui, Alessandria e Tortona. Domenica riposo salvo fiere e feste patronali. E intanto il buco dei bilanci aumenta. Ma chi paga? Quegli stessi elettori con l’aumento dei ticket e dell’addizionale regionale Irpef già ai massimi livelli. Risultato: ci perdono tutti. Sperando che nel frattempo il sistema non salti.
E sempre a proposito di spese: che dire di quei servizi dati in appalto la cui congruità economica e operativa è tutta da verificare? Rimane cortese richiesta all’Asl di inviarci copia di delibera dell’assegnazione della gara di appalto sulla sterilizzazione dei ferri chirurgici degli ospedali di Casale, Ovada, Acqui, Tortona.

28/12/2016
Andrea Vignoli - a.vignoli@ilnovese.info
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