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Novi Ligure

La "Pietro Fossati" cerca una sede per ripartire. Nel nome del grande ciclismo

L'idea dei vertici del club è semplice: ricostruire un movimento del pedale su strada anche in città. Ma dal 2014 la gloriosa società ciclistica è senza sede a causa dell'alluvione. Le idee però sono tante, e passano anche per cicloturismo e mountain bike
NOVI LIGURE – Anche se non cercano la polemica ma la collaborazione, fin dal luogo dove ti ricevono, i dirigenti della gloriosa società ciclistica Pietro Fossati di Novi ti fanno capire cosa serva. L’appuntamento infatti è nello studio professionale di Piero Coscia, dirigente del sodalizio e fra le memorie storiche del ciclismo locale («ero tra i tantissimi novesi che nel 1952 salirono sui treni speciali allestiti per assistere al campionato del mondo di Lugano poi vinto da Fausto Coppi»).

L’idea dei vertici del club di ciclismo è semplice: ricostruire un movimento del pedale su strada anche in città come spiega Gian Paolo Ghelardi presidente della Fossati: «A metà maggio abbiamo allestito una competizione, il memorial Rino Olivieri, valida per il circuito regionale della Federciclismo e siamo rimasti anche noi stupiti dai numeri: c’erano quasi 200 giovani atleti da tutto il Piemonte e nel pre gara abbiamo dovuto rifiutare le iscrizioni di atleti liguri perché la prova era solo per subalpini. Tra atleti e accompagnatori, si parla di 600 persone, numeri che se ripetuti per tre-quatto volte l’anno fanno pensare a un turismo sportivo importante. I complimenti dei commissari regionali ci hanno inorgoglito».

Una dichiarazione di intenti nobile ma che da sola la Pietro Fossati non può realizzare come spiega Giuseppe De Carli, altra anima della dirigenza: «Dal 2014 siamo senza sede. Prima avevamo quattro mura nei sotterranei della scuola Pascoli ma con l’alluvione abbiamo perso molto del nostro materiale. Poi, la scomparsa di Rino Olivieri che della squadra era il collante, ha un po’ rallentato la nostra attività ma ora di piacerebbe ripartire per fare quello che abbiamo sempre fatto, insegnare ai piccolini ad andare in bicicletta e magari allestire una squadra agonistica per rinverdire la nostra tradizione».

Insomma, per ripartire nel ciclismo la Fossati chiede una sede ma non solo. Prosegue ancora Gian Paolo Ghelardi: «Serve credere nel ciclismo. Abbiamo un museo unico, passione e credo che i più piccoli siano interessati a provare ad andare in bicicletta. Mancano le piste ciclabili, quelle che permettono ai piccolini di correre in sicurezza e ai genitori di dormire sonni tranquilli. Lanciamo l’idea di realizzare una pista ciclabile che possa fungere da sede di allenamento del nostro club. Lo sappiamo che non è semplice ma vogliamo crederci anche perché la voglia di pedalare non manca: Basta guardare al gran lavoro che nella mountain bike stanno facendo I Cinghiali».

Le idee poi ai dirigenti della società ciclistica Pietro Fossati non mancano davvero: «A settembre, nei primi giorni del mese, vorremmo allestire una cicloturistica storica sulla falsariga della Mitica: potranno partecipare colo bici e atleti vestiti con indumenti e mezzi al massimo costruiti nel 1936. Poi a Castellania la seconda edizione della prova di mountain bike ma il sogno rimane quello di poter proseguire tutto l’anno quella scuola di ciclismo che riscuote consensi nel periodo estivo». Insomma, un club storico, la passione dei dirigenti, la voglia di tenere viva in città la storia del ciclismo. Mancano una sede e il sostegno non solo economico della città. Si è però ancora in tempo per rimediare.
7/06/2018
Maurizio Iappini - sport@ilnvoese.info
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