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Ambiente

Ma sotto la discarica di Castelceriolo cosa c'è oggi?

L'inchiesta di Brescia ha accertato che per diverso tempo sono stati scavati buchi per 'tombare' una grande quantità di rifiuti, in particolare nella zona sud dell'area. Una miscela di materiale potenzialmente a rischio per l'ambiente?
AMBIENTE – Ma cosa c'è davvero sotto l'area della discarica di Castelceriolo? Non saranno rifiuti tossici e nocivi, ma la miscela che si è creata potrebbe avere degli effetti comunque negativi sull'ambiente? Questo è l'altro capitolo strettamente legato al traffico illecito di rifiuti al centro dell'inchiesta dei magistrati di Brescia e che ha coinvolto l'Aral di Alessandria e la Srt (società di recupero e trattamento rifiuti) di Novi Ligure con le discariche novesi e tortonesi. Una parte dell'area della discarica alessandrina, esaurita e sulla quale è stato realizzato nel 2011 un impianto fotovoltaico progettato e finanziato dalla Cassa di Risparmio di Alessandria, è stata infatti utilizzata per “tombare” i rifiuti non trattati che provenivano dal centro e dal sud Italia. Il materiale arrivava a Castelceriolo, non veniva sottoposto, secondo l'accusa, ad alcuna attività di recupero e poi inviato alle discariche di Solero, Novi, Tortona e Savona esattamente così come era arrivato. L'unica cosa che cambiava era il codice Cer, Catalogo europeo rifiuti, di identificazione. L'enorme quantità di rifiuti trattata per un lungo periodo (gli accertamenti sono stati eseguiti durante molte settimane dell'estate del 2015) ha permesso all'Aral di risanare in modo molto rapido i conti (prossimo articolo di approfondimento), ma anche di aumentare in significativo l'invio di rifiuti a Solero e di seppellire migliaia di tonnellate nell'area della discarica di Castelceriolo.

Attraverso una movimentazione interna di mezzi, nella discarica esaurita a fianco degli impianti Aral di Castelceriolo che avrebbero dovuto lavorare e preparare il materiale (compresa la stabilizzazione della frazione organica) prima dell'invio alla destinazione finale è stata creata nel tempo una serie di buche dove poi sono stati seppelliti i rifiuti. Quanti? Neanche l'inchiesta ha saputo quantificare in modo esatto l'entità, ma basta un dato per comprendere il volume, anche se stimato: in un solo giorno potevano essere trasferite fino a 300 tonnellate di rifiuti attraverso una quindicina di trasporti interni. E l'attività si è sviluppata per mesi. Gli autoarticolati provenienti dal centro e dal sud entravano negli impianti dell'Aral, scaricavano i rifiuti che venivano in parte ricaricati subito su altro mezzi e inviati nelle discariche alessandrine di Solero e della Srt e in parte seppelliti nella zona sud di Castelceriolo. Lo smaltimento interno illecito avveniva senza lasciare prove documentali di alcun genere in quanto i mezzi usavano percorsi interni. L'autocarro, una volta caricato, percorreva un breve tratto di strada sterrata interna che si snodava anche lungo gli argini della discarica esaurita e passando sulla sommità raggiungeva l'area sud dove una pala meccanica provvedeva a stendere tutto il materiale lungo gli argini esterni della discarica per poi interrarli. Veniva usata anche dell'argilla prelevata durante i lavori di ampliamento della discarica di Solero.

Cosa c'è sotto Castelceriolo? La domanda continua ad avere un senso alla luce di quanto è avvenuto in tempi recenti che potrebbe avere aggravato una situazione già di per sé critica. In questa discarica è finito di tutto nel periodo del dopo alluvione del 1994. In regime di emergenza era stato autorizzato il conferimento di qualunque genere di rifiuto e in quantità forse mai calcolato in modo preciso e le conseguenze non sono mancate: formazione di gas, percolati, contaminazioni dei terreni. Poi si è esaurita. Ma ancora usata lo stesso. A porte chiuse. 
7/08/2017
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