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Alessandria

Migliora l'ambiente in Piemonte, ma ad Alessandria restano i 'soliti' problemi

Smog, acque e falde non proprio a posto, venti stabilimenti industriali a rischio ambientale. Il dossier Arpa sottolinea ancora una volta quali siano i problemi ambientali in provincia: tutti ben noti di cui largamente si discute. Ancora
ALESSANDRIA - “Dopo più di quindici anni la qualità dell'aria in Piemonte è sicuramente migliore”. Lo ha affermato Angelo Robotto direttore generale di Arpa Piemonte che annualmente firma il dossier sullo stato dell'ambiente in regione e che forse si riferiva principalmente al capoluogo: “Dai 254 superamenti per il PM10 nella stazione di Torino-Grassi del 2001 siamo passati ai 112 del 2017 anche se il rispetto del limite dei 35 giorni di superamento di 50 microgrammi al metro cubo è ancora lontano”.

L'esempio torinese è sicuramente confortante, anche se sappiamo che autunno ed inverni alessandrini sono caratterizzati da un forte smog che fanno 'impazzire' le centraline anche 160 volte all'anno.

“Ozono e benzene sono in trend positivo e inquinanti come piombo o monossido di carbonio da anni sono ben al di sotto dei limiti di legge”.

Per il direttore Arpa i miglioramenti sono da imputare ad una concausa di fattori, non ultimo ad una maggor consapevolezza nei cittadini: “Il risultato delle politiche ambientali messe in atto, dell'evoluzione dei motori e dei combustibili, del teleriscaldamento”.

Ma il 2017 si è caratterizzato soprattutto per una straordinaria siccità e da un clima sempre più tropicale: periodi sena recipitazioni alternati a piogge forti sono situazioni che colpiscono sempre più spesso il Piemonte, e che a tratti hanno caratterizzato anche il meteo del 2018.
Il periodo siccitoso prolungato ha determinato il superamento del limite giornaliero di polveri sottili (50 microgrammi al metro cubo) in circa il 70% delle stazioni presenti sul territorio piemontese. Piove poco nella fascia meridionale del Piemonte, Alessandria compresa, che ha causato un deficit del 60% di portata del Po rispetto alla media.
Il rapporto annuale parla d Alessandria in alcuni punti, non certo in modo benevolo né per raccontare quali importanti politiche ambientali siano state messe in atto per invertire la tendenza. “Stato chimico scarso” per le falde acquifere profonde nella pianura alessandrina. Sono l'eccezione di un miglioramento generale delle acque che dovrebbe farci riflettere.

Alessandria è catalogata a rischio incidente ambientale rilevante, ma non è una novità. Dall’ultimo aggiornamento dell’inventario nazionale (febbraio 2018), in Piemonte risultano 79 stabilimenti a rischio di incidente rilevante (RIR), di cui 43 di soglia superiore. Nel panorama nazionale il Piemonte si conferma una tra le regioni con maggior presenza di stabilimenti RIR. Le province con il maggior numero di stabilimenti sono Alessandria, Novara e Torino, con 20 ciascuna.

Per quanto riguarda i contaminanti di prevalente origine naturale, la loro origine è principalmente attribuibile al substrato litologico dei Bacini idrografici di Bormida, Orba e Scrivia. Elevate le concentrazioni di cromo, nichel e cobalto riscontrate prevalentemente nelle pianure torinese e canavese (Stura Lanzo, Doria Riparia) e alessandrino (Bormida, Orba) sono attribuibili in prevalenza alla presenza di rocce ultramafiche naturalmente ricche di questi elementi

Le aree maggiormente interessate dalla contaminazione da nitrati sono la parte est dell’alessandrino. PFOA (Acido perfluoroottanoico) e PFAS (Acido perfluoroottansolfonico) presenti nella Bormida ad Alessandria, nel Rio Lovassina a Montecastello, nello Scrivia di Guazzora e Montecastello, nel po di Isola.
 
Insomma, un dossier senza particolari colpi di scena per Alessandria, che ben conosce i propri problemi ambientali, e più che combatterli, sembra quasi che ormai ci conviva.

22/06/2018
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