Novi Ligure

Pernigotti, oggi la vertenza si sposta a Roma tra mille incognite

Riparte la discussione sulla cassa integrazione per i lavoratori della Pernigotti di Novi Ligure. Attese anche le proposte dall'advisor: in assenza, Di Maio ha detto che la procedura si fermerÓ. Ma gli ammortizzatori sociali?
NOVI LIGURE – Dopo la visita del vicepremier Luigi Di Maio sabato a Novi Ligure oggi la vertenza sulla Pernigotti si sposta di nuovo a Roma. Al ministero del Lavoro si terrà infatti il secondo incontro del tavolo di crisi che coinvolge l’azienda dolciaria novese. Il tavolo che sarà presieduto dal vicecapo di gabinetto Giorgio Sorial, anche lui sabato presente a Novi a fianco di Di Maio. A rappresentare i lavoratori, ci saranno i sindacati e le Rsu dello stabilimento: niente pullman da Novi, come inizialmente previsto, perché la vertenza minaccia di essere ancora lunga e ci saranno altre occasioni per manifestare.

Difficile invece che per Pernigotti siano presenti i proprietari, i fratelli turchi Toksoz; più probabilmente a Roma arriveranno i dirigenti dell’azienda accompagnati dai legali che fin dall’inizio stanno seguendo la vertenza. Una scelta che al primo tavolo di crisi lo stesso ministro Di Maio aveva criticato: «Mi aspettavo di vedere la proprietà», aveva detto, tanto che poi era intervenuto il premier Conte a fare pressing sui turchi.

Oggi saranno due i punti in discussione: la cassa integrazione, che l’azienda aveva chiesto per cessazione e invece sindacati e governo vorrebbero convertire in cassa per ristrutturazione; e il lavoro dell’advisor incaricato di cercare imprenditori interessati a far ripartire la fabbrica. «Se dall’advisor non arrivassero proposte – aveva promesso sabato Di Maio agli operai – vorrà dire che la Pernigotti dovrà sospendere la procedura di cessazione». E che arrivino proposte concrete pare difficile, visto che la nomina dell’advisor è giunta poco prima di Natale e di tempo per analizzare eventuali piani industriali ce n’è stato davvero poco. Sospensione della procedura, però, potrebbe voler dire niente firma sul decreto per la cassa integrazione: i lavoratori, che già sono senza stipendio perché in sciopero da due mesi, si ritroverebbero anche senza ammortizzatori sociali.
8/01/2019
Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info