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Novi Ligure

Pernigotti, sciopero a oltranza. Ma l'azienda tira dritto verso la chiusura

Sciopero a oltranza e assemblea permanente. Lo hanno deciso i lavoratori della Pernigotti di Novi Ligure. Ma l'azienda tira dritto e non prevede di cedere lo stabilimento e il marchio ad altri. Così la fabbrica è destinata alla chiusura
NOVI LIGURE – Sciopero a oltranza e assemblea permanente. Lo hanno deciso i lavoratori della Pernigotti durante la riunione di questo pomeriggio allo stabilimento di viale della Rimembranza. I dipendenti rimarranno a presidiare la fabbrica per evitare che venga smantellata e si asterranno dal lavoro per protestare contro la decisione del gruppo Toksoz di chiudere il sito produttivo di Novi Ligure. «Già stasera partirà la richiesta di incontro al ministero dello Sviluppo Economico, spiega Enzo Medicina della Fai-Cisl.

Intanto però la Pernigotti tira dritto per la sua strada. Ha già fatto partire la richiesta di cassa integrazione straordinaria per il periodo che va dal dicembre di quest’anno al novembre del prossimo, per «parziale cessazione dell’attività aziendale». In un comunicato stampa, la Pernigotti spiega che è prevista «l’immediata cessazione di attività inefficienti» e poche righe sotto ribadisce che «si procederà alla cessazione delle attività produttive presso lo stabilimento di Novi Ligure».

Sempre con lo stesso comunicato stampa, l’azienda fa sapere che «a salvaguardia di un brand storico come Pernigotti, continuerà la distribuzione e commercializzazione dei prodotti alimentari» e «procederà all’individuazione di partner eccellenti a cui affidare la produzione dei propri articoli». Che tradotto significa quanto già denunciato dai sindacati: i Toksoz utilizzeranno il marchio Pernigotti per commercializzare dolciumi prodotti altrove, anche all’estero.

Il comunicato si conclude spiegando che «l’azienda intraprenderà tutte le azioni necessarie a limitare quanto più possibile le conseguenze sociali di questo piano». «L’azienda esplorerà e valuterà tutte le ipotesi, adoperandosi affinché il personale possa essere ricollocato presso aziende operanti nel medesimo settore o terzisti». Ma la cessione dello stabilimento e del marchio ad altri – evitando così la chiusura della fabbrica – questo no, non è previsto. E addio Novi.
7/11/2018
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