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Torna la Classicissima di primavera: 108 volte Milano-Sanremo

Con i suoi 298 chilometri rimasti sempre immutati, rimane una delle corse in linea più lunghe del calendario ciclistico internazionale ma il suo fascino e il suo prestigio non sono dati solo dalla lunghezza perché la Milano-Sanremo rimane una delle prove più ambite e sognate da ogni professionista delle due ruote
SPORT - Con i suoi 298 chilometri rimasti sempre immutati, rimane una delle corse in linea più lunghe del calendario ciclistico internazionale ma il suo fascino e il suo prestigio non sono dati solo dalla lunghezza perché la Milano-Sanremo rimane una delle prove più ambite e sognate da ogni professionista delle due ruote. Basta scorrere l’albo d’oro per notare, da profani, che la Classicissima di primavera rimane la corsa per antonomasia che apre la stagione del mondo del pedale su strada, vuoi perché si corre alle soglie del cambio di stagione, vuoi perché apre il circuito delle prove del Word Tour professionistico, vuoi perché rimane una delle poche prove capaci di trascendere la sua disciplina ed essere conosciuta un po’ da tutti. C’è forse un motivo ancor più recondito che rende la Sanremo una corsa come poche, al pari della Roubaix o del Lombardia, corse così note da farsi riconoscere semplicemente con un nome geografico: la Milano-Sanremo infatti è la prova che più di tutte richiama una scommessa e una sfida. Quella di percorrere una distanza che a inizio del ‘900, quando la corsa nacque, sembrava siderale al punto che le primissime corse prevedevano una sosta intermedia per dormire ad Acqui Terme.

La Sanremo rimane una prova fortemente legata alle nostre terre, non fosse altro perché dietro il cannibale Eddie Mercx (7 successi) nel palmares della corsa c’è un certo Costante Girardengo, capace di vincerla per 6 volte e capace di un record: in dieci anni, dal 1917 al 1926, riuscì a salire sempre sul podio con 5 successi, due secondi posti e tre bronzi. All’omino di Novi spetta anche il record della fuga vincente che partì da più lontano: nel 1918, partì da Rivalta Scrivia e si impose dopo 180 chilometri di fuga solitaria, con un vantaggio di 13 minuti sul secondo. Sempre al primo Campionissimo è attribuito un altro record, una squalifica. Il 19 marzo 1915 disputò la sua prima Milano-Sanremo: arrivò primo al traguardo ma commise un piccolo errore di percorso, accorciando il tragitto originale di 180 metri, una leggerezza che gli costò la squalifica, una decisione che Costante rispettò ma che a distanza di anni non digerì del tutto, anche perché in quell’anno il suo primo inseguitore si beccò 7 minuti di distacco. Nel 1922 invece la vittoria gli sfuggì perché un addetto al percorso, in piena volta, lo investì facendolo ruzzolare per terra. Aneddoti di un ciclismo pionieristico.

E Coppi? Il Grande Airone si impose per tre volte, nel 1946, 1947 e 1948 ma il suo capolavoro rimane il primo: staccò tutti sul Turchino e rifilò al secondo 13’ al punto che il radiocronista dell’epoca, un certo Nicolò Carosio, se ne uscì con una frase storica: “La Milano-Sanremo l’ha vinta Fausto Coppi, in attesa del secondo, trasmettiamo musica da ballo”. Coppi, Girardengo ma anche Ovada ha la sua piccola grande parte nella Classicissima: il centro alle porte dell’Appennino è spesso lo snodo da cui si parte per tentare la fuga da lontano in vista del Turchino, un po’ come fece Chiappucci a inizio anni ’90. Anche le terre dell’ovadese sono ricche di storia del pedale come Antonio Negrini, ciclista di Molare che la Sanremo la corse per 10 anni ininterrotti dal 1926 al 1937 o come Imerio Massignan. Vicentino ma ormai da una vita residente a Silvano d’Orba, fu protagonista negli anni ’60 soprattutto nelle grandi corse a tappe: a suo modo, l’ultimo ciclista delle nostre terre a correre la Milano-Sanremo.
17/03/2017
Maurizio Iappini - m.iappini@ilnovese.info
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