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Novi Ligure

Vertice a Roma, dietrofront della Pernigotti. Ma sarà vera trattativa?

La proprietà della Pernigotti prima ha fatto sapere che non avrebbe partecipato al vertice del Mise, poi ha cambiato idea. La delegazione aziendale avrà potere decisionale o sarà una finta trattativa?
NOVI LIGURE – Quella appena trascorsa per i lavoratori della Pernigotti è stata la terza notte a presidio della fabbrica. La giornata di ieri era cominciata sotto cattivi auspici: la proprietà aveva fatto sapere ai sindacati che non avrebbe partecipato all’incontro fissato al ministero dello Sviluppo economico per giovedì 15 novembre. Uno sgarbo istituzionale a cui hanno successivamente posto rimedio: grazie al pressing delle istituzioni e dei media, i referenti dell’azienda hanno fatto dietrofront e annunciato la partecipazione al tavolo del Mise. Non è noto però il livello della delegazione che verrà inviata a Roma: se sarà composta solo di avvocati senza nessun potere decisionale o se invece ci sarà qualcuno dei vertici del gruppo Toksoz. Ci saranno invece le tre sigle sindacali Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil.

Da parte dell'azienda, non ci sono stati però altri segnali distensivi. Alle lavoratrici interinali, che formalmente non sono dipendenti della Pernigotti, non è più stato concesso di entrare in fabbrica. Ieri hanno incontrato il senatore di Forza Italia Massimo Berutti.

L’apertura del tavolo di crisi al ministero è stata rapida. «Speriamo si possano iniziare a trovare delle soluzioni utili per salvaguardare gli attuali livelli occupazionali», dicono i parlamentari M5s Susy Matrisciano, Lucia Azzolina, Celeste D’Arrando, Elisa Pirro e Davide Serritella. Da parte dei consiglieri regionali grillini Giorgio Bertola, Francesca Frediani e Paolo Mighetti l’impegno a «cercare in tutti i modi di salvare questo storico marchio». «Non possiamo permettere che pezzi di storia ed eccellenze del Made in Italy vengano irrimediabilmente perse», ha detto il capogruppo dei Cinque Stelle a Novi Ligure, Fabrizio Gallo.

Intanto l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Tiziana Beghin ha inviato una interrogazione alla Commissione Ue per sapere se la Pernigotti abbia ricevuto fondi europei da quando è stata acquisita dalla nuova proprietà turca. «Nonostante le rassicurazioni della proprietà turca, che ha annunciato di voler mantenere la produzione in Italia, noi preferiamo usare la massima cautela e seguiremo con grande attenzione l’evolversi della situazione perché se un’azienda ha ricevuto contributi pubblici deve restituirli in caso di delocalizzazione».

«Ma non solo – continua Beghin – Negli ultimi dieci anni la Turchia ha ricevuto più di 10 miliardi di euro di fondi europei: per questo ho chiesto se il gruppo turco che ha acquistato Pernigotti abbia beneficiato di questi fondi in Turchia agevolando così la possibile delocalizzazione. Se così fosse chiederemo alla proprietà turca di restituire all’Italia e all’Europa i contributi ricevuti. E non faremo sconti».
10/11/2018
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