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Opinioni

Alessandria: che cosa si intende per “cultura”?

Non serve un nuovo assessore alla cultura, anzi l’assessore alla cultura non serve a nulla. Serve un sindaco che si assuma anche le competenze relative alla cultura, al modo, cioè, con cui governare effettuando scelte aggreganti, aperte, coinvolgenti, in grado di far crescere la consapevolezza della comunità, di infondere sicurezza e gioia di vivere, desiderio di essere e di fare, di cambiare, di accettare, di accogliere
OPINIONI - La campagna elettorale per le prossime amministrative è già iniziata, anche se in modo ancora strisciante. Si dice e non si dice, si avanzano ipotesi e le si ritirano subito dopo. Si sondano le intenzioni dei candidati, si scrutano le dinamiche delle alleanze. Si inventa una lista per poter, quando ci sarà il ballottaggio, venderla al miglior offerente, traendo guadagno dalla propria pochezza. Fra poco inizierà la bagarre vera e tutti i candidati offriranno di sé il lato migliore, molto, ma molto di più degli slogan che stanno comparendo timidamente in questi primi giorni di campagna.
Fra poco saranno subissati di domande: cosa farete per stimolare il lavoro, per contrastare l’afflusso di nuovi migranti, per potenziare l’università, per rilanciare l’immagine, invero un po’ stinta, della città, per la cultura.

Già, la cultura: bisogna dare un ruolo alla Cittadella salvandola dal degrado. Bisogna che Alessandria sviluppi le sue potenzialità turistiche, enogastronomiche e culturali. Bisogna fare di Marengo un centro di interesse turistico. Bisogna rendere la città più accogliente. Bisogna dare spazio ai giovani, agli artisti, ai musicisti, ai grafici, ai bersaglieri e agli alpini, ai poeti e agli scrittori, bla bla bla. Sappiamo già che, dopo, non si farà niente o, peggio, niente per niente. Non ci saranno i soldi (quelli che chiamano risorse), ci sono altre priorità (quelle che interessano i vincitori), urgenze ineludibili (quelle che vanno avanti da anni), eccetera.
Insomma, non credo che abbia alcun senso porre ai candidati le solite domande alle quali daranno le solite risposte, non perché non siano all’altezza, ma perché queste domande non hanno più senso.

La questione di fondo è che cosa si intenda per “Cultura”. Un museo? Un teatro? Una mostra? Un concerto? Una sagra? Una festa per strada? Una sfilata di Carnevale?  O non piuttosto un atteggiamento, un’attenzione costante al significato e alle ricadute che le scelte amministrative, tutte le scelte amministrative, avranno sulla comunità e sul suo modo di vivere?

È cultura tenere aperta la Cittadella nonostante cada a pezzi, chiuderla in attesa di improbabili restauri, usarla per scopi diversi che in comune hanno solo lo scopo di far vedere che ci si sta occupando del monumento?
È cultura restaurare San Francesco per poi lasciarlo degradare, realizzare le sale espositive all’ex Ospedale militare per poi darle a un’università che le smantella per effettuare sondaggi rendendole del tutto inagibili, per poi rifiutare graziosamente l’offerta?
È cultura aprire le sale archeologiche a Villa del Foro e poi lasciarle in balia della sorte finché la Soprintendenza non si riprende i pezzi?
Ed è cultura lasciare che la Soprintendenza si tenga i pezzi che Alessandria dovrebbe custodire, curare ed esporre?

Credo che a non funzionare più sia il sistema che pretende di gestire (creare, “fare”, stimolare, aiutare, eccetera) la cultura. Per la semplice ragione che la cultura non è una somma di oggetti, artefatti e rappresentazioni, ma il metodo attraverso cui una popolazione umana sceglie e realizza ciò che meglio la rappresenta e che meglio le consente di vivere e di trasmettere contenuti utili a coloro che verranno, siano i nostri figli, siano nuovi abitanti.

Quello che serve non è un nuovo assessore alla cultura, anzi l’assessore alla cultura non serve a nulla. Serve un sindaco che si assuma anche le competenze relative alla cultura, al modo, cioè, con cui governare effettuando scelte aggreganti, aperte, coinvolgenti, in grado di far crescere la consapevolezza della comunità, di infondere sicurezza e gioia di vivere, desiderio di essere e di fare, di cambiare, di accettare, di accogliere.
Questa è cultura. Per questo sono state erette chiese, innalzati monumenti, costruiti musei, parchi, acquedotti, viali, ponti: tutto ciò che per noi costituisce cultura, un metodo per crescere e stare meglio insieme.

Non occorrono un assessore e nemmeno promesse. Occorre attenzione continua, partecipazione e la ferma volontà che, prima di effettuare una scelta, il Sindaco si chieda se questa accresce il benessere della popolazione sul piano spirituale, fisico, mentale, di sicurezza e accoglienza o, all’inverso, se sia divisiva, arrogante, miope, falsa nelle premesse o nelle conclusioni. Se siano più utili e amichevoli piazze solatie prive di panchine o piazze ombrose, ricche si spazi di incontro.

La legge attribuisce al Sindaco i poteri per amministrare il Comune, cioè la “casa comune” di tutti.
Il Sindaco, “chi agisce in nome e nell’interesse di un altro” (attestato nel 1278-79), possiede l’autorità e i poteri per occuparsi in prima persona della cultura della propria comunità. Si tratta di un compito la cui estensione non può limitarsi a scelte settoriali, come inevitabilmente potrebbero essere quelle di un assessore, per quanto bravo, e del suo staff tecnico, per quanto preparato, ma attiene direttamente e profondamente al compito di agire nell’interesse della comunità.

Si scoprirà allora che la funzione di garanzia in tal modo esercitata dal Primo Cittadino dovrà essere condivisa, discussa, fatta propria dalla comunità, chiamata a decidere se il progetto di ristrutturazione di una antica piazza cittadina debba essere una scelta effettuata da un gruppo di architetti o non il prodotto di una partecipazione diffusa e vitale, se costruire un nuovo ponte sia un’inutile spesa o non, piuttosto, un modo per unire due sponde divise da un fiume, ma unite da una storia comune.

Una simile partecipazione e condivisione delle scelte darebbe anche forza all’amministrazione e sarebbe motivo di benessere anche per la persona del sindaco, una persona soggetta a stress e a responsabilità davvero straordinarie.

Sarà comunque straordinario vedere che tutta una comunità di persone che vivono nello stesso luogo comune discutono e decidono per il meglio, come si faceva quando i mezzi economici erano molto più risicati, quelli tecnologici pressoché inesistenti e quelli umani straordinariamente a disposizione di tutti.
La cultura siamo noi quando partecipiamo, il sindaco che ci rappresenterà dovrà godere della nostra fiducia e dovrà restituirci un lavoro attento fondato sulla nostra cultura. Cioè su di noi. Non dovrà delegare, ma ascoltare. E capire.
4/04/2017
Giulio Massobrio - redazione@alessandrianews.it
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